AFRICA/ SUDAN - L’Arcivescovo di Khartoum: "Stop agli scontri etnici nei campi di rifugiati sud-sudanesi"

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 12:05
Khartoum - “Cerchiamo di far sì che i diversi rifugiati vivano in pace, perché stanno continuando a scontrarsi persino nei campi d’accoglienza” afferma Sua Ecc. Mons. Michael Didi Adgum Mangoria, Arcivescovo di Khartoum, riferendo la situazione nei nove campi d’accoglienza per rifugiati sud-sudanesi che si trovano nella capitale del Sudan.
La guerra civile in Sud Sudan scoppiata nel dicembre 2013 ha costretto alla fuga milioni di persone, anche perché il conflitto ha preso subito una dimensione etnica che si riflette anche nei campi dove sono accolti i rifugiati. “Ogni comunità etnica vive in posti separati, ma si incontrano ai pozzi, dove spesso scoppiano litigi tra due o tre persone che degenerano in scontri comunitari prima che si possa intervenire per evitare l’escalation” spiega Mons. Mangoria.
L'Arcivescovo ha ribadito che si sta cercando di fare il meglio per affrontare il problema del tribalismo nei campi profughi. “Ho detto al sacerdote che si prende cura dei rifugiati, che se vedo o sento qualcuno di loro che cerca di alimentare le divisioni tribali, lo sospendo” dice Mons. Mangoria “Questo è un modo di inviare il messaggio che il tribalismo è un male gravissimo e che non deve essere tollerato”.
L’Arcivescovo si è rammaricato quando ha saputo che in uno dei campi, diverse comunità etniche hanno deciso di costruire piccole capanne per riunirsi per il culto in base alle loro affiliazioni tribali. Ha quindi detto loro che “se non create un luogo comune di preghiera per tutte le comunità, non invierò sacerdoti per i servizi religiosi".
Mons. Mangoria ha infine sottolineato che sono i politici ad alimentare il tribalismo per promuovere i loro interessi. “Continuate a pregare per noi mentre preghiamo per voi, nella speranza che un giorno i nostri leader politici smettano di giocare con le emozioni del popolo alimentando le animosità tribali affinché possiamo godere della vera pace” ha concluso.
Lo scontro tribale in Sud Sudan è alimentato dalla guerra tra il Presidente Salva Kiir, un Dinka, e l’ex Vice Presidente Riek Machar, un Nuer. Il conflitto etnico si è esteso alle altre 60 etnie del giovane Stato provocando una crisi umanitaria gravissima con 2 milioni e 200.000 tra sfollati interni e rifugiati negli Stati limitrofi.
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ASIA/IRAQ - In Kurdistan 32 partiti difendono la linea “indipendentista”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 11:14
Erbil - I rappresentanti di 32 Partiti politici presenti nel Kurdistan iracheno, comprese almeno 8 organizzazioni politiche animate da cristiani, si sono riuniti a Erbil ieri, domenica 22 ottobre, e hanno sottoscritto un documento di appoggio alla presidenza e al governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, deplorando le operazioni militari ordinate dal governo iracheno per riaffermare il proprio controllo sulla regione petrolifera di Kirkuk. Le sigle politiche, nel documento sottoscritto dai loro rappresentanti, hanno chiesto di “non rinunciare” agli effetti del referendum indipendentista svoltosi nella regione lo scorso 25 settembre, che ha sancito la volontà della leadership curda del Kurdistan di procedere verso la proclamazione di piena indipendenza dall'Iraq. Nel testo sottoscritto si deplorano anche le misure di embargo economico e politico disposte da Baghdad nei confronti del Kurdistan dopo il referendum. Si ribadisce la disponibilità al dialogo sulla base della Costituzione, accusando il governo di Baghdad di aver sabotato ogni apertura al confronto, ricorrendo al linguaggio “dell'aggressione e dell'arroganza militare”.
Tra i Partiti che hanno sottoscritto il documento figurano anche almeno 8 sigle politiche animate da dirigenti e militanti cristiani, come il Partito democratico “Bet Nahrain”, il Consiglio nazionale caldeo e il Partito democratico caldeo. Intanto, il partito curdo Gorran, principale forza d'opposizione all'attuale linea politica del governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha chiesto le dimissioni di Ma'sud Barzani – attuale Presidente della Regione autonoma - accusandolo di aver gestito in maniera disastrosa i rapporti con il governo di Baghdad e di aver imposto il referendum indipendentista scegliendo male i tempi e ignorando le messe in guardia che provenivano da diverse potenze regionali, a partire da Turchia e Iran. Oggi, lunedì 23 ottobre, è in programma a Mosca un incontro tra il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, e il ministro degli esteri iracheno, Ibrahim al-Jaafari, per discutere della situazione creatasi in Kurdistan dopo il referendum indipendentista. .
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ASIA/COREA DEL SUD - La Chiesa in Corea: missione è compiere la volontà di Dio

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 11:02
Daejeon - Il "Mese missionario straordinario" rinnoverà lo slancio apostolico nella comunità cattolica coreana e sarà un impulso a proseguire nell'opera di annuncio del Vangelo, che in Corea ha le sue radici nell'esperienza dei martiri. E' quanto dice a Fides don Agostino Han, sacerdote della diocesi di Daejeon, ricordando la storia e l’attualità dell’evangelizzazione della Chiesa in Corea. "La nostra storia ricorda il passo evangelico di Marco, quando dice: il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa ", ricorda il sacerdote.
Per l'occasione, don Agostino ripercorre la storia della fioritura del cristianesimo in terra coreana: "Alla fine del 18mo secolo, alcuni eruditi entrarono in contatto con i libri biblici e 'Il vero significato del Signore del cielo' di Matteo Ricci, in cinese, e iniziarono a studiare autonomamente la dottrina della Chiesa. Conquistati dalla verità spiegata dal Ricci, inviarono uno di loro a Pechino, per fargli ricevere il battesimo. Successivamente vennero in Corea i missionari cinesi e francesi. Molti di loro furono martirizzati professando coraggiosamente la fede. Alcuni di loro vennero uccisi dopo qualche mese dal giorno dell’arrivo nella penisola coreana: ciò vuol dire che furono uccisi in odium fidei dopo aver viaggiato per oltre un anno, attraversando gli oceani. Molti, al momento del martirio, avevano appena trent'anni".
"In quel momento - prosegue il sacerdote - sarebbe stato molto difficile immaginare la Chiesa in Corea avrebbe raggiunto, secoli dopo, il ragguardevole numero di 5 milioni di persone che professano la fede cattolica, come accade oggi. Oggi è una Chiesa che invia più di mille missionari tra sacerdoti, religiosi e laici, nei quattro angoli del mondo". Don Agostino nota: "Anche se i missionari furono martirizzati solo dopo un breve tempo dell’opera di evangelizzazione, il loro sacrificio non è stato inutile. Essi furono gli uomini che gettarono i semi del Vangelo nella terra coreana. I frutti dei semi non si vedono subito dopo la semina. La missione di Gesù, come pure quella dei missionari, va in terre lontane, non è attuare un grande progetto di carattere umano, ma è compiere la volontà di Dio nelle propria via, confidando totalmente nella provvidenza di Dio. Oggi noi cristiani coreani, preparando e vivendo il Mese missionario straordinario, dobbiamo avere questa fiducia nella provvidenza di Dio, come solido fondamento di tutte le nostre attività evangelizzatrici. Dio è il Signore della storia, vuole la salvezza di tutti i popoli e li attrae a sé, attraverso la collaborazione di ogni battezzato, nella sua Provvidenza".
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ASIA/PAKISTAN - Mese missionario straordinario: l'annuncio del Vangelo oggi è compito dei pakistani

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 10:38
Lahore - “In Pakistan il cristianesimo è arrivato da circa 150 anni grazie ai missionari europei e americani, a francescani, domenicani e altri ordini religiosi. I missionari hanno fatto tanto per noi, hanno costruito chiese e scuole, hanno battezzato , dispensato i sacramenti e avvito tante attività pastorali , sociali e caritative. Hanno tutta la nostra gratitudine. Ora tocca a noi. Questo ci dice il mese missionario straordinario proclamato da Papa Francesco. E' nostra responsabilità portare il Vangelo oggi in Pakistan": è quanto dice all'Agenzia Fides p. Jahanzeb Iqbal, rettore e parroco della Cattedrale di Lahore, commentando la Lettera che Papa Francesco ha diffuso ieri in cui, per celebrare il centenario dell'enciclica Maximum Illud di Benedetto XV, indice ufficialmente un “mese missionario straordinario” nell'ottobre 2019.

“Tutto quello che siamo oggi - spiega il p. Iqbal - lo dobbiamo ai missionari. Soprattutto grazie a loro abbiamo ricevuto il dono inestimabile della fede. Abbiamo il cuore colmo di gratitudine: hanno lasciato i loro paesi e hanno donato la loro vita per noi. Da ragazzo vedevo molti missionari nelle nostre chiese, oggi ve ne sono molti di meno: ciò significa che la Chiesa pakistana ha fatto i suoi passi per essere autonoma e sta crescendo, per grazia di Dio. Ora è il nostro tempo. Il Signore ci chiama, come dice Papa Francesco a essere autentici discepoli e missionari: il Pakistan ha bisogno dell'annuncio del Vangelo e questo ora è un nostro compito. Con questo spirito prepareremo e vivremo il mese missionario straordinario. Forse a volte siamo un po' pigri e allora è utile ricordare l'esempio e l'ardore dei primi missionari, giunti nel subcontinente indiano prima che nascesse la stessa nazione del Pakistan, che hanno iniziato tra tante difficoltà, confidando sempre nella forza dello Spirito Santo”.

Tra le sfide che oggi vive la Chiesa pakistana, il parroco nota “a livello intra-ecclesiale un certa gelosia che a volte attraversa le nostre opere e le nostre comunità e che certo non fa bene al lavoro pastorale: dobbiamo migliorare su questo aspetto nelle nostre Chiese”. Inoltre, rileva, “le nostre chiese spesso sono in difficoltà per mancanza di fondi e risorse per portare avanti tutte le opere di apostolato che vorremmo. Le nostre famiglie cristiane sono molto povere e le loro offerte non sono sufficienti a sostentare la comunità. Abbiamo ancora bisogno di donatori dall'esterno”.

Altra questione urgente è, secondo p. Iqbal, “la presenza nei mass-media: in questo, come comunità cattolica, soffriamo il grande impegno dei network cristiani protestanti che, con le loro tv raggiungono molti credenti e a volte fanno anche cattiva pubblicità ai cattolici".

Non si può trascurare, poi, l'essenza stessa della Chiesa pakistana, che è “piccola minoranza in un ambiente islamico: a volte i nostri fedeli hanno paura dei musulmani, vivono una certa discriminazione, temono di subire abusi e violenze: dunque la vita non è facile per loro, dato che può bastare pronunciare alcune parole per essere accusati, messi in carcere, perfino uccisi. Ma questa è la nostra realtà e la nostra vita, la viviamo con serenità e con grande fede, confidando in Dio che non ci fa mancare la sua grazia, che è la forza che ci fa andare avanti ogni giorno”, conclude il rettore della cattedrale di Lahore.

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AMERICA/NICARAGUA - Dobbiamo diventare protagonisti del nostro paese: i Vescovi per le elezioni del 5 novembre

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 10:01
Matagalpa – A quindici giorni dalle elezioni comunali, fissate per il 5 novembre, i Vescovi del Nicaragua pubblicano un messaggio in cui affermano che nulla è cambiato nel sistema elettorale del paese, tuttavia invitano i cittadini ad essere protagonisti e a decidere il futuro della loro nazione. "Noi Vescovi della Conferenza Episcopale riteniamo che la maggior parte dei problemi in questo settore rimangano gli stessi di cui abbiamo già parlato nel comunicato del 26 settembre 2012 e nel documento emerso nel dialogo con il Presidente della Repubblica il 21 maggio 2014 " si legge nel documento della CEN pervenuto a Fides.
"Lo scoraggiamento porta a rifugiarsi in se stessi, a creare una bolla di autoprotezione che finisce nella cecità sociale. Non dobbiamo aspettare di arrivare a situazioni estreme per risvegliare la consapevolezza della responsabilità sui temi politici e sociali" prosegue il testo.
Il linguaggio dei Vescovi è chiaro e diretto per descrivere la situazione: "La demoralizzazione di un popolo porta all'apatia, a lasciare che siano gli altri a decidere; non dimentichiamo mai che siamo noi, il popolo del Nicaragua, ad avere l'ultima parola e decidere l'orizzonte che il paese deve assumere. La forza che riesce a trasformare una società è quella del popolo che, incoraggiato dalla giustizia e dalla libertà, costruisce nelle virtù del bene comune, della verità e della giustizia sociale. Siamo protagonisti e non spettatori!". Quindi proseguono: “Nel contesto del mondo attuale, in cui la politica gode di scarsa stima, ci servono con urgenza politici che servano con misericordia e, citando Papa Francesco, smascherino il fatto che la politica è fatta solo di predatori".
Il documento conclude ricordando che "l'esercizio dell'autorità, inteso come servizio nell'amore, è la chiave di una riforma della politica del Nicaragua che diventerà realtà nelle strutture comunitarie e d'inclusione". Infine invita tutti alla preghiera per questo evento politico: "La forza della preghiera può guidare la storia, quindi invitiamo i nostri sacerdoti, religiosi e fedeli a dedicare, nei giorni che portano alle elezioni, giornate di preghiera a livello parrocchiale".
Mons. Silvio Báez, Vescovo ausiliare di Managua, riguardo al messaggio della Conferenza Episcopale, spiega a Fides che la cittadinanza deve decidere il proprio futuro, "questo è il cuore del documento, perché il problema del Nicaragua non è elettorale, ma è la mancanza di consapevolezza dei cittadini". "Invitiamo tutti a non essere spettatori della realtà, questo è anche un invito al discernimento politico, per non permettere che i predatori politici continuino a dominare il Nicaragua e che sia il popolo stesso a decidere con saggezza, attento ai segni della storia, per recuperare quello che abbiamo perso nel paese: la capacità di esercitare il diritto cittadino" ha detto
Mons. Báez, sottolineando che nel paese "non esistono condizioni che garantiscano processi elettorali equi, onesti e trasparenti", quindi la decisione di votare o meno "è qualcosa che rimane nella coscienza di ogni cittadino".

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VATICANO - Mese Missionario Straordinario “per aprirci alla novità gioiosa del Vangelo”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 23/10/2017 - 08:50
Città del Vaticano – “Oggi si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, sul tema ‘La missione al cuore della Chiesa’. Esorto tutti a vivere la gioia della missione testimoniando il Vangelo negli ambienti in cui ciascuno vive e opera”. Con queste parole il Santo Padre Francesco ha ricordato, all’Angelus di ieri, l’annuale celebrazione missionaria. “Al tempo stesso – ha proseguito -, siamo chiamati a sostenere con l’affetto, l’aiuto concreto e la preghiera i missionari partiti per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono. Ricordo anche che è mia intenzione promuovere un Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019, al fine di alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice della Chiesa ad gentes. Nel giorno in cui ricorre la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, Papa missionario, affidiamo alla sua intercessione la missione della Chiesa nel mondo”.
Nel contesto della Giornata Missionaria, è stata resa nota ieri la lettera di Papa Francesco al Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in occasione del centenario dalla promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV sull’attività svolta dai missionari nel mondo. “Il Papa avvertì la necessità di riqualificare evangelicamente la missione nel mondo – scrive Francesco -, perché fosse purificata da qualsiasi incrostazione coloniale e si tenesse lontana da quelle mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato. Benedetto XV diede così speciale impulso alla missio ad gentes, adoperandosi, con lo strumentario concettuale e comunicativo in uso all’epoca, per risvegliare, in particolare presso il clero, la consapevolezza del dovere missionario”. Il Concilio Vaticano II, nel decreto Ad Gentes, ha solennemente affermato che la Chiesa “è per sua natura missionaria”.
“Quanto stava a cuore a Benedetto XV quasi cent’anni fa e quanto il Documento conciliare ci ricorda da più di cinquant’anni permane pienamente attuale” sottolinea Papa Francesco, richiamando le parole di San Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio: “la missione di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento”, “uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio”. “Perciò egli, con parole che vorrei ora riproporre all’attenzione di tutti, ha esortato la Chiesa a un ‘rinnovato impegno missionario’, nella convinzione che la missione ‘rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni’.”
Il centenario della Lettera apostolica Maximum illud “sia di stimolo a superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro ad ogni introversione ecclesiale, ad ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, ad ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato, per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo” esorta il Papa che, accogliendo la proposta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, indice “un Mese missionario straordinario nell’ottobre 2019, al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale”.
Il mese missionario dell’ottobre del prossimo anno potrà essere di preparazione “affinché tutti i fedeli abbiano veramente a cuore l’annuncio del Vangelo e la conversione delle loro comunità in realtà missionarie ed evangelizzatrici”. Alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e alle Pontificie Opere Missionarie il Papa affida la preparazione di questo avvenimento, coinvolgendo Chiese particolari, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, associazioni,movimenti, comunità e realtà ecclesiali. “Il Mese missionario straordinario sia occasione di grazia intensa e feconda per promuovere iniziative e intensificare in modo particolare la preghiera – anima di ogni missione – l’annuncio del Vangelo, la riflessione biblica e teologica sulla missione, le opere di carità cristiana e le azioni concrete di collaborazione e di solidarietà tra le Chiese, così che si risvegli e mai ci venga sottratto l’entusiasmo missionario” conclude Papa Francesco.

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NEWS ANALYSIS / OMNIS TERRA - Una Chiesa che ha venticinque anni: le sfide della missione in Mongolia

Fides IT - www.fides.org - Sab, 21/10/2017 - 11:36
La Chiesa Cattolica in Mongolia ha da poco festeggiato 25 anni dalla sua nascita. La prima comunità cattolica venne fondata nella capitale Ulaanbaatar solo nel 1992, poco dopo che il Governo mongolo aveva avviato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Alla congregazione dei Missionari di Scheut o CICM venne chiesto di inviare alcuni missionari nella terra di Gengis Khan. Qual è la situazione oggi? Quali le sfide della piccola comunità cattolica mongola? Come sta cambiando l'agire della Chiesa locale?
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ASIA/INDIA - Mai più spose bambine: verdetto della Corte Suprema per i diritti delle donne

Fides IT - www.fides.org - Sab, 21/10/2017 - 10:40
New Delhi – “L'atteggiamento del governo Baratiya Janata Party e del Sangh Parivar sulla questione femminile indica una tacita approvazione della discriminazione contro le donne”: lo dice all’Agenzia Fides padre Jacob Peenicaparambil, CMI , mentre in India si è riaperto il dibattito sulla condizione della donna nella società.
Con una sentenza dell'11 ottobre, infatti, la Corte Suprema ha annullato una legge di 77 anni fa, stabilendo che il rapporto sessuale tra un uomo e una donna minore di 18 anni di età sarà considerato “stupro” senza eccezioni, anche la ragazza fosse stata presa in moglie. Il tribunale ha stabilito una pena da 10 anni di carcere fino all’ergastolo, secondo il codice di protezione dei minori da reati sessuali. Anche se vietato per legge, il rapporto sessuale con qualcuno al di sotto dei 18 anni era considerato dal Codice penale legale per le coppie sposate. L’ eccezione ora è stata cancellata poiché “viola l'articolo 14, 15 e 21 della Costituzione”, ha stabilito il verdetto.
La sentenza è rivoluzionaria e può costituire un deterrente per i matrimoni con bambine, pratica che in India è già vietata , me che tuttora è ampiamente diffusa: secondo stime citate dalla Corte Suprema, vi sono 23 milioni di spose bambine nel paese, il che significa che un matrimonio su cinque viola la legge. Secondo una recente indagine condotta dal National Health Health Survey, infatti, il 39,1% delle donne di età compresa tra 20 e 24 anni si è sposato prima dei 18 anni. Il fenomeno del matrimonio infantile varia da stato a stato.
La Corte Suprema ha chiesto al governo centrale di adottare “misure proattive per vietare il matrimonio infantile”, esprimendo preoccupazione per migliaia di ragazze minorenni sposate in cerimonie di "matrimonio di massa" organizzate tradizionalmente in occasione della festività religiosa indù dell’ Akshaya Tritiya, in primavera.
Ma il governo sembra avere una posizione diversa e ha presentato una petizione che, affermando di “prendere atto della realtà socioeconomica indiana”, richiede “un'eccezione per proteggere l'istituto del matrimonio”.
Il “Sangh Parivar”, il forum che accoglie numerose organizzazioni estremiste e nazionaliste indù, “è impegnata a salvaguardare la cultura indiana inquinata dall'influenza occidentale piuttosto che a difendere le donne in India”, rileva a Fides p. Peenicaparambil. “Perché il Sangh Parivar, che ha lanciato un movimento violento per la protezione delle mucche a livello nazionale, non ha avviato una simile mobilitazione contro il matrimonio infantile o le atrocità sui daliti?”, chiede il Carmelitano, notando che “ciòsignifica una tacita approvazione della discriminazione verso le donne, come indicata nel testi sacri induisti del Manusmriti”, che giustificano il matrimonio con donne minorenni.
“Le donne in India non potranno aspettarsi giustizia e libertà da un governo guidato e controllato dall'ideologia dell’hindutva. La liberazione delle donne richiede la liberazione dall'ideologia dell’hindutva che è esclusiva e discriminatoria verso le donne e verso i dalit”, prosegue il sacerdote.
“Se il BJP fosse veramente interessato alla promozione della donna, dovrebbe approvare il disegno di legge che promuove i diritti delle donne fermo da 21 anni in Parlamento e condannare pubblicamente le dichiarazioni dispregiative contro le donne contenute del codice di Manusmriti”, conclude a FIdes il Carmelitano.
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AFRICA/EGITTO - A dicembre una spedizione “esplorativa” dell'Opera Romana Pellegrinaggi sul “Cammino della Sacra Famiglia”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 21/10/2017 - 10:37
Il Cairo Nei primi giorni del prossimo dicembre una delegazione qualificata dell'Opera Romana Pellegrinaggi visiterà l'Egitto per compiere una prima ricognizione nei luoghi attraversati dal Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Lo ha annunciato il ministro egiziano per il turismo, Yahya Rashid, riferendo che la spedizione servirà a effettuare una prima valutazione del percorso e delle strutture alberghiere già attive nei diversi luoghi attraversati dall'itinerario, allo scopo di includere operativamente il “Cammino della Sacra Famiglia” nella programmazione dei pellegrinaggi organizzati e proposti dalla ORP. Il ministro Rashid ha ribadito l'intenzione del governo di collaborare con le diverse diocesi copte per potenziare nel più breve tempo possibile
le capacità di accoglienza dei pellegrini e i programmi di visita ai singoli luoghi sacri – come la chiesa dellaq Vergine Maria a Maadi – attraversati dal “Cammino”.
All'inizio di ottobre, il ministro Yahya Rashid aveva guidato una delegazione egiziana inviata in Vaticano con la missione dichiarata di trovare collaborazione nello sforzo compiuto dal governo del Cairo per rilanciare i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”.
Nel saluto rivolto pubblicamente alla delegazione egiziana durante l'Udienza generale di mercoledì 4 ottobre , Papa Francesco ha ricordato il viaggio da lui compiuto in Egitto lo scorso aprile: “Ricordo con affetto” ha detto il Papa – la mia visita apostolica nella vostra terra buona e al suo popolo generoso; terra sulla quale ha vissuto San ‎Giuseppe, la Vergine Maria, il Bambino Gesù e tanti profeti; terra benedetta attraverso i ‎secoli dal prezioso sangue dei martiri e dei giusti; terra di convivenza e di ‎ospitalità; terra di incontro, di storia e di civiltà. ‎Alla fine di quell'Udienza generale, la delegazione egiziana ha anche chiesto a Papa Francesco di benedire un'icona della fuga in Egitto della sacra Famiglia.
L’Opera Romana Pellegrinaggi è un’attività del Vicariato di Roma, organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Vicario del Papa. .
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VATICANO - Il Cardinale Filoni alla presentazione della Giornata Missionaria Mondiale: “il primo evangelizzatore è Cristo stesso”

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 14:53
Roma - Il “primo evangelizzatore è Cristo stesso”. Gesù “non abbandona la missionarietà della Chiesa”, ma “rimane presente” nell'opera apostolica compiuta dai suoi discepoli, che non è “una cosa per preti” ma rappresenta una vocazione condivisa da tutti i battezzati. Lo ha ripetuto con chiarezza il Cardinale Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli , nel suo intervento alla conferenza di presentazione della Giornata missionaria mondiale che si celebrerà in tutte le parrocchie del mondo domenica 22 ottobre. Alla conferenza stampa, introdotti dal Direttore della sala stampa vaticana dott.Greg Burke, sono intervenuti anche l'Arcivescovo Protase Rugambwa, Segretario aggiunto della CEP e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, insieme a padre Ted Nowak OMI, Segretario generale della Pontificia Opera Missionaria della Propagazione della Fede .
Il Cardinale Filoni, nel suo intervento, ha ripercorso in forma sintetica i punti-chiave del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2017, dedicato al tema “La missione al cuore della fede cristiana”. Il Prefetto del Dicastero missionario ha riproposto la missione come dimensione intrinseca della fede cristiana, fondata sull'ultimo comandamento affidato da Cristo ai suoi discepoli, quello di andare in tutto il mondo a battezzare e annunciare il Vangelo a tutte le genti, confidando che in tale opera Lui stesso accompagnerà i suoi “fino alla fine del mondo”. Facendo riferimento alla Lettera del Papa, il Cardinale Filoni ha anche sottolineato che l'attitudine a “uscire” rappresenta una dimensione vitale per chiunque è chiamato a rispondere al mandato missionario di Cristo, ma deve essere fondata su “una spiritualità dell'esodo e del pellegrinaggio che ricolleghi tutto a Cristo”, se non si vuole correre il rischio di ridurre la stessa opera missionaria a un attivismo di carattere sociologico.
L'Arcivescovo Rugambwa e padre Nowak, nei loro interventi, hanno riproposto l'origine, il profilo e le finalità delle Pontificie Opere Missionarie, sottolineando il carattere universale che le caratterizza per il fatto di essere strumento proprio della sollecitudine pastorale del Papa verso tutte le Chiese.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, l'Arcivescovo Rugambwa e il Cardinale Filoni hanno avuto modo di descrivere la Pontificia Opera della Santa Infanzia come strumento efficace per educare le giovani generazioni alla gratuità e alla sensibilità nei confronti di chi ha bisogno. Il Cardinale Filoni, rispondendo a una domanda sugli ostacoli legislativi posti in alcune nazioni all'attività missionaria, ha riproposto le figure dei primi laici cristiani coreani, del cinese Xu Guangqi e del giapponese Takayama Ucon come esempi di laici che hanno confessato la fede in Cristo anche in contesti difficili, circondati da resistenze e opposizioni di carattere politico e culturale. A tale proposito, il porporato si è anche soffermato sulla figura di Pauline Marie Jaricot, iniziatrice in Francia dell'Opera di Propagazione della Fede, per la quale è in corso il processo di beatificazione, e che potrà un giorno essere celebrata come testimone della sollecitudine missionaria espressa dai laici, accanto a San Francesco Saverio e a Santa Teresa di Lisieux, già proclamati Patroni delle missioni.
In apertura della Conferenza Stampa, i presenti hanno assistito anche alla proiezione del video “Clausura è Missione”, prodotto dall'Agenzia Fides e diffuso, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, per ricordare il 90° anniversario della proclamazione di Teresa di Lisieux “Patrona delle missioni”. .
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AFRICA/NIGERIA - “Parlatevi per cercare la pace”: Mons. Kaigama esorta Fulani e Irigwe dopo il massacro di 29 persone

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 12:24
Juba - “Da più di due anni, lo Stato di Plateau ha goduto di una convivenza felice e pacifica ma la pace è stata interrotta bruscamente dall'ondata di omicidi, nell’area del Bassa, tra i Fulani e gli Irigwe” denuncia Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides. Nello Stato di Plateau, il 16 ottobre scorso almeno 29 civili, di cui molte donne e bambini, rifugiati in una scuola elementare, sono stati brutalmente uccisi da un gruppo di uomini armati che hanno preso d'assalto l'edificio.
“Gli attacchi sono avvenuti in concomitanza del raduno spirituale nazionale dei cattolici nigeriani tenutosi a Benin City per riconsacrare il nostro caro Paese alla Vergine e pregare per la pace, l'unità e la riconciliazione tra i nigeriani” ricorda l’Arcivescovo . “L'occasione ha segnato la conclusione del centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima nel 1917, quando il mondo stava sperimentando i terribili effetti della prima guerra mondiale” sottolinea l’Arcivescovo.
Ricordando il fallito tentativo di riconciliazione del governatore dello Stato di Plateau, Simon Bako Lalong, Mons. Kaigama sottolinea che “non è ancora troppo tardi” per cercare la pace, mettendo in evidenza i punti di contatto tra le due popolazioni.
“È un dato di fatto che molti Fulani parlano la lingua Irigwe e molti Irigwe parlano la lingua Fulani, a dimostrazione del lungo periodo di convivenza pacifica, ma gli eventi della settimana passata indicano che la convivenza pacifica, armoniosa e fraterna è stata gravemente ferita” afferma l’Arcivescovo. “Le due tribù che si offrono reciprocamente il ramoscello d’olivo è ciò che può ripristinare la normalità e la fiducia. La sepoltura il 16 ottobre a Nkiedonwhro di 29 persone dimostra che deve essere fatto di più da entrambe le tribù per affrontare il futuro comune con maggiore ottimismo”.
“I nostri pensieri vanno a tutti coloro che sono colpiti, rivolgiamo ferventi preghiere a Dio perché conceda loro la consolazione e la capacità di dire “mai più” alla distruzione di vite umane, di animali, prodotti agricoli, case e dei mezzi di sussistenza. I morti riposino in pace” afferma Mons. Kaigama.
L’Arcivescovo denuncia infine le responsabilità della forze dell’ordine nell’impedire i massacri: “È molto preoccupante che, nonostante la presenza di agenti di sicurezza, delle persone possono essere uccise in una scuola elementare dove si erano rifugiate, anche durante le ore di coprifuoco imposto dal governo locale” .
L’esercito sta rafforzando la propria presenza militare nell’area e addirittura l’aeronautica militare
sta dispiegando alcuni aerei da caccia per cercare di bloccare gli scontri.
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ASIA/INDIA - La voce di una suora è diventata la voce collettiva di una intera comunità al femminile

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 12:16
Patna – "Nari Gunjan" o la "Voce delle Donne" è suor Sudha Varghese, delle Suore di Notre Dame della provincia di Patna. Grazie al suo impegno ha emancipato una intera comunità di giovani ragazze e donne della comunità Musahar di Bihar, “affrontando le più gravi forme di sfruttamento sessuale e vessazioni”, ha raccontato a Fides.
La comunità Musahar è tra le più oppresse tra gli oppressi Dalits indiani, nessuna presenza cristiana. E così sarebbero rimasti se non fosse stato per l’impegno e il coinvolgimento di questa donna che, 20 anni fa, ha fatto della missione per i Musahar la sua vita. Si tratta di braccianti senza terra, mai adeguatamente pagati per il loro lavoro. Le loro occupazioni principali li vedevano impegnati nelle pulizie delle toilet o nelle distillerie delle caste dominanti. Le loro donne e i bambini venivano sfruttati nelle abitazioni delle classi più elevate e spesso abusati sessualmente. Le scuole non sono mai state alla loro portata; quelli che hanno osato avvicinarsi sono stati allontanati e derisi dai compagni e dagli insegnanti delle caste più elevate. In questa casta, il matrimonio tra minori era dilagante. Le ragazze si sposavano a 10 anni e avevano 3-4 bambini fino ai 20 anni quando erano considerate abbastanza vecchie per occuparsi di un figlio.
Questa è stata la prima problematica che suor Sudha ha dovuto affrontare prima di avviare una scuola per ragazze-madri. Iniziò con 20 ragazze, facendole studiare sui libri ma anche disegnare, colorare e cucire. Dopo un anno e mezzo, quando il Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite venne a conoscenza del suo programma, decise di finanziare il team di suor Varghese in 50 centri.
Dopo i due collegi femminili ‘Prerna’ a Danapur e Bodhgaya, la religiosa ha avviato i Joyful Learning Centres per i bambini più piccoli. I più grandi ricevettero abiti e assistenza sanitaria. La suora non si è mai fermata, ha continuato il suo impegno con i ragazzi Musahar che trascorrevano il loro tempo bevendo e giocando. Dopo aver scoperto che erano interessati al cricket, diede loro tutta l’attrezzatura e con il tempo molti hanno iniziato a partecipare e vincere tornei.
Da quando il Governo del Bihar aveva bandito il liquore, gli uomini Musahar non lavoravano più e stavano nei loro villaggi. Gli uomini delle caste superiori, invece, si ubriacavano e violentavano le donne che non osavano ribellarsi, fino a quando nel 1986 non è arrivata suor Sudha, che riuscì a convincerle a denunciare gli abusi alla polizia e a riconoscere la loro dignità. In cambio loro le offrivano cibo, amore e fedeltà, era la loro ‘Cycle Didi’ che percorreva 50 km al giorno. Viveva in una casa di fango in mezzo a loro fino a quando non diventò troppo pericoloso a causa delle minacce di morte che riceveva.
“Ho vissuto mille vite e sono morta mille volte”, aveva imparato a non avere paura. “Se mi uccidete ci saranno altre centinaia di persone a prendere il mio posto” diceva ai suoi detrattori.
Da giovane ragazza che voleva dedicare la sua vita al servizio dei poveri, suor Sudha è diventata un colosso di amore e speranza per le fasce più emarginate dell’India. Lasciando il Kerala contro la volontà della sua famiglia che la voleva insegnante in una scuola gestita da suore cattoliche in Bihar, suor Sudha ha dedicato la sua vita al servizio dei più poveri tra i poveri.
Grazie al governo indiano che le ha attribuito il Padma Shri, la suora riesce ad avere molti aiuti dallo Stato e dalla polizia.
Il Bihar è uno dei più poveri Stati indiani. Secondo un censimento del 2011, ha una popolazione di 103,804,837 abitanti. Il tasso di alfabetizzazione è di 63.82 . Le religioni presenti contano l’82.69% di hindu, il 16.87% di mussulmani, lo 0.12% di cristiani, 0.02% Sikhs, lo 0.02% Buddisti, 0.02% Janis, altre confessioni lo 0.01% e nessuna religione dichiarata lo 0. 20%.
La regione conta sei diocesi cattoliche con 200mila cattolici. Tra le priorità della chiesa cattolica rientrano lo sviluppo sociale, l'educazione e l'evangelizzazione di poveri e afflitti.

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AFRICA/SUD SUDAN - “Preparatevi per la missione” esorta i seminaristi l’Arcivescovo di Khartoum

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 11:35
Juba - “Ho incoraggiato i seminaristi delle nove diocesi in Sudan e in Sud Sudan a prepararsi per la missione della Chiesa” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Michael Didi Adgum Mangoria, Arcivescovo di Khartoum e Presidente della Commissione Episcopale per i Seminari della Sudan Catholic Bishops’ Conference . “Ho appena visitato il Seminario Maggiore San Paolo, a Munuki, a Juba dove ho incontrato gli insegnanti e i seminaristi”.
Mons. Didi è in Kenya per la riunione del Consiglio Direttivo dell'Associazione delle Conferenze Episcopali degli Stati dell'Africa Orientale che si svolge presso l'Istituto Gaba, ad Eldoret.
"Parlando con loro e ascoltandoli, a parte alcune lamentele qua e là, i seminaristi hanno compreso il senso della loro missione e rappresentano pertanto la speranza della leadership della Chiesa per il Sudan e il Sud Sudan, il che è una cosa positiva", afferma Mons. Didi.
Il Sud Sudan dal dicembre 2013 è sconvolto dagli scontri tra i soldati fedeli al presidente Salva Kiir e quelli fedeli all’ex vice Riek Machar, che non hanno risparmiato la capitale Juba, più volte severamente colpita.
“Tutti in una zona di guerra sono traumatizzati, inclusi i seminaristi e il personale che li accompagna " afferma Mons. Didi. Tuttavia, spiega: "I seminaristi e il personale si trovano in condizioni migliori quest'anno, rispetto all'anno scorso, quando si sono avuti combattimenti a Juba; alcuni di loro avevano abbandonato il seminario, tornando alle rispettive diocesi. Quest'anno sembrano sereni”.
"Ho incoraggiato i seminaristi ad andare avanti e a utilizzare tutti i mezzi, le risorse e i talenti per prepararsi per la missione che hanno davanti" continua.
Sono circa 100 i seminaristi nelle due sezioni , provenienti da tutte e nove le diocesi dei due Sudan; sette diocesi nel Sud Sudan e due diocesi in Sudan.
"Ci sono circa 15 persone residenti per entrambe le sezioni; ci sono alcuni insegnanti a tempo parziale compresi due missionari Comboniani e alcuni laici provenienti principalmente dall'università di Juba” afferma Mons. Didi.
L’Arcivescovo di Juba chiede ai seminaristi di essere fedeli alla preghiera: "Sicuramente le preghiere sono molto importanti per i seminaristi che aspirano a servire nella missione del nostro Signore. Siamo ancora in guerra e le persone possono cercare di aiutare anche attraverso la preghiera" conclude Mons. Didi.
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AMERICA/COLOMBIA - Ancora aperto il problema “storico” della sostituzione delle colture

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 11:16
Tumaco – Mons. Orlando Olave Villanoba, Vescovo di Tumaco, ha affermato che l'unica via d'uscita dalla crisi per questa regione del dipartimento di Nariño è l'attuazione di un piano completo di investimenti, istruzione e lavoro alternativo per le comunità contadine e afro-discendenti.
In un'intervista alla radio colombiana RCN, il Vescovo ha spiegato che uno dei problemi più importanti che affronta il porto di Tumaco è la mancanza di attenzione da parte dello Stato per soddisfare le esigenze fondamentali della popolazione. "È una regione senza strade, con livelli di istruzione molto bassi, dove ai contadini non è possibile soddisfare molte delle loro necessità primarie ... c'è abbandono e ingiustizia verso queste comunità" ha evidenziato Mons. Orlando Olave Villanoba.
Uno dei problemi più complessi e gravi al momento è quello relativo alla sostituzione delle colture illegali e alla presenza di un certo numero di gruppi armati che stanno generando violenza e terrorizzando la popolazione, opponendosi a questo processo. "E’ un problema ‘storico’ della regione, perché molti riescono a vivere solo attraverso quelle colture” ha precisato, aggiungendo che "la presenza dei gruppi armati e la morte violenta di diversi leader sociali, sono un riflesso della mancanza di presenza del governo e delle intimidazioni da parte di queste organizzazioni che vogliono imporsi con la violenza".
Nella stessa ottica, Mons. Olave ha ribadito che a questo proposito è molto importante ascoltare la comunità, in quanto "non si possono applicare soluzioni che sono servite altrove, ma che magari non si adattano alla realtà di queste comunità". Ieri la Conferenza Episcopale Colombiana ha pubblicato una dichiarazione con cui condanna l'omicidio del leader comunitario José Jair Cortés, avvenuto a Tumaco il 17 ottobre, sottolineando che “quando un leader viene assassinato il paese si degrada, la società si impoverisce” e sollecitano le autorità ad impegnarsi per incorporare queste zone nel processo economico e nello spirito della costruzione della pace deciso dai colombiani.

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VATICANO - Clausura è missione

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 11:03

Città del Vaticano – “Teresa di Lisieux desiderava 'essere l'amore nel cuore della Chiesa'. Oggi le monache di clausura sono come un cuore che pompa il sangue, cioè la carità di Cristo, a tutto l'organismo della Chiesa universale. Cosi il loro amore arriva a tutte le missioni e a tutti i missionari, che sono le mani che battezzano o le braccia che accolgono i poveri e i sofferenti. Se il cuore non pompa il sangue, l'organismo muore. Papa Giovanni XXIII diceva che le Pontificie Opere Missionarie sono come il sistema vascolare nell'organismo umano, quella rete che permette all’amore di Dio di arrivare in ogni tessuto. Le monache, con la loro preghiera e il loro sacrificio quotidiano, ne sono il cuore pulsante, da cui tutto trae origine”: così p. Ryszard Szmydki, O.M.I., Sottosegretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, presenta il video prodotto dall'Agenzia Fides e diffuso, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, per ricordare il 90° anniversario della proclamazione di Teresa di Lisieux “Patrona delle missioni”. Il 14 dicembre 1927, infatti fu Papa Pio XI a dichiarare S. Teresina di Lisieux “patrona speciale dei missionari, uomini e donne, esistenti nel mondo”, titolo già concesso a S. Francesco Saverio.
Nel nuovo impegno di produzione multimediale , l'Agenzia Fides è entrata in un monastero carmelitano dove le monache, secondo la via tracciata da Santa Teresina, abbracciano tutto il mondo.
Nel colloquio con Fides, P. Ryszard Szmydki ricorda che missione e contemplazione sono proprie di ogni battezzato: “Il missionario, come afferma la Redemptoris Missio, deve essere un ‘contemplativo in azione’. La risposta ai problemi egli la dà alla luce della parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria. Se il missionario non è un contemplativo non può annunciare Cristo in modo credibile”.
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ASIA/IRAQ - I jihadisti sono stati cacciati, ma all'Università di Mosul si entra solo col velo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 10:40
Mosul – La città nord-irachena di Mosul non è più sotto il controllo delle milizie jihadiste dello Stato Islamico dal luglio scorso. Ma all'Università gli studenti continuano a doversi adeguare, almeno parzialmente, a costumi e regole di ascendenza islamica anche nel modo di vestire. Un grande cartello posto all'ingresso dell'Ateneo ricorda agli studenti il tipo di abbigliamento e l'acconciatura che devono osservare per entrare negli edifici universitari e seguire le lezioni. Il “dress code” obbligatorio prescrive l'uso del velo a tutte le studentesse, musulmane o non musulmane.
L'Università ha ripreso le proprie attività e gli studenti hanno ricominciato a frequentare i corsi, anche se ampie sezioni degli edifici universitari sono state distrutte dai bombardamenti e non risultano ancora ripristinate. Oltre ai disagi logistici, studenti cristiani – riporta l'Agenzia d'informazione Ankawa.com – esprimono preoccupazione per gli atteggiamenti di rigidezza intollerante espressi da alcuni dei loro colleghi musulmani.
Nell'Università di Mosul la pressione esercitata dal radicalismo islamista aveva costretto tante studentesse cristiane a indossare il velo già a partire dagli anni 2004-2005, ben prima che la città cadesse nelle mani di Daesh. Adesso, passata la parentesi tragica del regime jihadista, rientrano in vigore codici di comportamento e disposizioni che sembrano comunque connessi a un progetto di islamizzazione della vita sociale. Mentre si moltiplicano i segnali della crescente “delusione” delle comunità cristiane locali rispetto agli effetti delle campagne militari condotte per sconfiggere il sedicente Stato Islamico. .
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VATICANO - Dossier per la Giornata Missionaria Mondiale: cresce il numero dei cattolici nel mondo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 20/10/2017 - 09:46

Città del Vaticano - Cresce il numero dei cattolici nel mondo: sono quasi un miliardo e 300 milioni, il 17,7% della popolazione mondiale. Secondo le cifre tratte dall’Annuario Statistico della Chiesa cattolica ed elaborate dall'Agenzia Fides, i battezzati sono 12 milioni e mezzo in più rispetto all’anno precedente . E' uno dei dati contenuti nel Dossier statistico diffuso dall'Agenzia Fides in occasione della 91ma Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra domenica 22 ottobre 2017, che offre un quadro panoramico della Chiesa nel mondo.
Secondo il Dossier, in Africa vivono 1 miliardo e 100mila persone, il 19,42% sono cattolici con un aumento dello 0,12%. In America, su 982,2 milioni abitanti il 63,6% è cattolico , con una diminuzione dello 0,08%.
In Asia su 4,3 miliardi persone i cattolici sono il 3,24% della popolazione , cifra stabile.
In Europa cresce la popolazione ma, per il secondo anno di fila, diminuisce il numero dei cattolici che sono il 39,87% , meno 0,21%.
In Oceania vivono 38,7 milioni di persone, il 26,36 % sono cattolici con un aumento dello 0,24% rispetto all'anno precedente.
Le circoscrizioni ecclesiastiche cattoliche nel mondo sono 3.006 : 538 n Africa, 1.091 in America, 538 in Asia, 758 in Europa e 81 in Oceania.
Aumenta di 67 unità il numero dei vescovi nel mondo mentre diminuisce di 136 quello dei sacerdoti .
Il Dossier di Fides informa, inoltre, che nel mondo ci sono 351.797 missionari laici mentre i catechisti sono 3.122.653.
La Chiesa cattolica gestisce 216.548 istituti scolastici nel mondo, frequentati da oltre 60 milioni di alunni. In più, sono quasi 5 milioni e mezzo i giovani seguiti da istituti cattolici durante gli studi alle scuole superiori e all'università. Infine sono circa 118mila gli istituti sociali e caritativi cattolici sparsi nel mondo.
Nel Dossier di Fides anche un quadro dell’attivita di cooperazione missionaria delle Pontificie Opere Missionarie che, nel loro sostegno alle Chiese locali , hanno erogato nel 2016 sussidi per circa 134 milioni di dollari Usa.
Per illustrare in Dossier è disponibile sul canale Youtube dell'Agenzia Fides una motion graphics che si può liberamente scaricare e riprodurre su altri siti web.
Link correlati :In allegato il Dossier statistico dell'Agenzia Fides in Italiano
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ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: “Il Myanmar ha bisogno di guarigione e riconciliazione”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 19/10/2017 - 12:46
Yangon – “Il Myanmar ha bisogno di guarigione e riconciliazione”: lo dice in una intervista a Fides il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon, parlando della situazione nel paese nell’imminenza del viaggio del Papa, che sarà nel paese dal 27 al 30 novembre.

A che punto si trova il Myanmar, dopo i grandi cambiamenti degli ultimi anni?

Il Myanmar è a un crocevia della storia. Il nostro pellegrinaggio verso la democrazia ha assicurato che tutti abbiano più diritti e libertà. Siamo orgogliosi di essere cittadini di questa grande nazione, il Myanmar. Siamo orgogliosi di essere una nazione abbondantemente benedetta con tante risorse. Questa è una terra d'oro. Il nostro sogno è renderla “d’oro” per tutti, attraverso la pace. La pace è il primo, grande bene. Dei frutti della pace beneficeranno bambini e giovani. Un nuovo Myanmar di pace e prosperità è possibile. Siamo una nazione di sette gruppi etnici maggiori e di 135 minori. Ognuno di noi decora la nostra nazione come i fiori colorati di un grande giardino. I cittadini del Myanmar ora devono pensare a costruire la pace, lo stato e la nazione

Cosa può dire sulla crisi dei musulmani di Rohingya, alla ribalta nelle cronache internazionali?

Tragici eventi hanno coinvolto la popolazione nello stato di Rakhine, portando il paese alla ribalta internazionale. Tutti nel mondo vogliono consigliare il Myanmar. In questo momento dobbiamo restare uniti e dobbiamo dire al mondo che abbiamo il coraggio e l'energia morale per risolvere i nostri problemi. Dobbiamo dire al mondo che un nuovo Myanmar, intriso di generosità e speranza, sta emergendo. Abbiamo cercato soluzioni non violente nella nostra lotta per la democrazia e siamo una nazione che si riconosce nei grandi insegnamenti del Buddha, che insegna la compassione a tutti. Aung San Suu Kyi continua ad essere la speranza di milioni di persone desiderose di sviluppo umano, di giustizia e di riconciliazione. Ha sacrificato così tanto per questa nazione e per la democrazia. Il popolo del Myanmar l’ha eletta e ha fiducia in lei. Il mondo dovrebbe offrirle comprensione e sostegno.

Pensa che il paese stia andando nella giusta direzione per la pace e lo sviluppo?

Questa è una nazione giovane, con il 40% della popolazione sotto i 30 anni. Questo è il nostro bene più grande. Stiamo dimostrando al mondo che, dando loro un'opportunità, i nostri ragazzi possono abbinare intelligenza e competenza. Perciò direi che il futuro è nostro. Tutti i paesi ricchi del mondo non hanno una popolazione giovane come la nostra. Entro dieci anni, saremo una nazione forte, nonostante i problemi e le sofferenze tuttora esistenti. C'è una nuova alba di speranza. Siamo in cammino e siamo una nazione orgogliosa di essere parte della comunità internazionale.

Quali sono le sfide principali per il paese?

Tra le sfide da affrontare, penso ai milioni di giovani birmani che si trovano fuori dal paese in condizioni di schiavitù e che sono vittime dei trafficanti. Un problema che deriva dalla povertà: non ci sarà pace se non esiste una giustizia economica. Oltre il 40% ella nostra gente è povera. Inoltre urge una “giustizia ambientale”, necessaria per la pace. La maggior parte dei conflitti con le minoranze etniche è motivata dalla condivisione delle risorse naturali.

Qual è il ruolo della religione nella società?

E’ quello di promuovere e di pregare per la giustizia, per la pace, per la dignità umana, compito che accomuna tutte le religioni. Nessuna religione parla di odio. Quanti propagano odio in nome della religione sono i veri nemici di quella religione. Abbiamo grande desiderio di pace, e dobbiamo essere agenti di pace. La nostra nazione soffre di ferite profonde di divisioni e di odio. Il perdono è la via per la guarigione. Siamo chiamati a portare luce di gioia a chi vive nelle tenebre della paura, dell'odio e della tristezza. Con questo spirito aspettiamo Papa Francesco.

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ASIA/GIORDANIA - Re Abdallah rivendica la protezione dei Luoghi Santi cristiani di Gerusalemme

Fides IT - www.fides.org - Gio, 19/10/2017 - 12:22
Amman – I Luoghi Santi cristiani di Gerusalemme ricevono da parte della Monarchia hascemita “la stessa attenzione e cura riservata ai luoghi sacri musulmani”. E per questo “la Giordania, nell'ambito della custodia hascemita dei Luoghi Sacri islamici e cristiani di Gerusalemme, continuerà i suoi sforzi per custodire questi siti e difendere le proprietà delle chiese in tutti i forum internazionali e nelle sessioni dell'UNESCO”. Con queste parole Re Abdallah II di Giordania ha rivendicato in maniera perentoria il ruolo di “protettore” anche dei Luoghi Santi cristiani di Gerusalemme davanti a qualsiasi tentativo di alterare le regole dello Status Quo” su cui si fonda la convivenza tra le diverse comunità religiose nella Città Santa, e anche davanti a eventuali iniziative messe in atto per appropriarsi in maniera scorretta delle proprietà immobiliari ecclesiastiche. La netta presa di posizione è stata espressa da Re Abdallah II durante l'incontro avuto mercoledì 18 ottobre con il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Theophilos III, da lui ricevuto al Palazzo Al Husseiniya. All'incontro ha preso parte anche il Principe Ghazi, consigliere del Re per gli affari religiosi e culturali. Il colloquio tra il Patriarca e il Re di Giordania ha toccato anche il contenzioso sulle proprietà della Chiesa ortodossa di Gerusalemme acquisite nel 2004 dall'organizzazione ebraica Ateret Cohanim, caso riesploso dopo che ad agosto la Corte suprema d'Israele ha respinto le iniziative legali messe in atto dal Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme per far riconoscere come “illegali” e “non autorizzate” tali appropriazioni. Quella vicenda ha riaperto polemiche anche in seno alla Chiesa greco ortodossa di Gerusalemme, alimentate da gruppi di fedeli arabi che attribuiscono allo stesso Patriarcato l'alienazione volontaria dei propri beni immobiliari a vantaggio di istituzioni israeliane e organizzazioni ebraiche. "Ogni tentativo di confiscare le proprietà dei cristiani a Gerusalemme Est” ha dichiarato re Abdallah nel suo colloquio col Patriarca Theophilos, riportato dai media giordani “è da considerare nullo, e dovrebbe essere fermato”. .
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AMERICA/TRINIDAD E TOBAGO - Dimissioni dell’Arcivescovo di Port of Spain e nomina del successore

Fides IT - www.fides.org - Gio, 19/10/2017 - 12:15
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Port of Spain , presentata da S.E. Mons. Joseph Everard Harris, C.S.Sp. Il Papa ha nominato Arcivescovo di Port of Spain S.E. Mons. Charles Jason Gordon, finora Vescovo della diocesi di Bridgetown il quale rimane Amministratore Apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” della diocesi di Bridgetown.
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