Grest coi bimbi albanesi

Dal 27 luglio al 4 agosto si è svolta “Missione Albania”: la settimana di servizio e di condivisione organizzata dalla Comunità Missionaria di Villaregia a Scutari, con 13 giovani provenienti da Padova, Venezia, Milano e Napoli, accompagnati dai missionari P. Duccio Zeme e Osvalda Casula.


Entriamo nel vivo di questa esperienza attraverso l’intervista a Chiara Mineo, giovane milanese, studentessa di lettere che ha conosciuto l’iniziativa attraverso il GimVi (Gruppo di impegno missionario di Villaregia) di Lonato (BS) di cui fa parte da due anni.

Quali erano le tue aspettative e che cosa hai scoperto?

“Mio desiderio era fare esperienza di missione, di servizio, mettermi in gioco con Dio e per Dio, dando il meglio di me. Sapevo che sarebbe stata una esperienza molto profonda e molto forte. Nonostante l’Albania sia distante dall’Italia solo una ora e mezza di volo, è un mondo molto diverso che non si può guardare applicando i propri schemi mentali; un mondo distante per il tipo di cultura, di storia e di compresenza di diverse religioni”.

Che tipo di servizio avete svolto?

“Per quattro mattine abbiamo animato un centro estivo per i bambini poveri del villaggio di Dobrach, alla periferia di Scutari. Abbiamo organizzato dei momenti di preghiera sul tema della pace. Con l’aiuto di alcuni giovani del posto abbiamo coinvolto i bambini in attività teatrali e tanto gioco e questo ci ha permesso di comunicare con loro nonostante non conoscessimo la lingua”.
 

Laboratorio con i bambini del Grest
 

Avete fatto incontri particolari?

“Il pomeriggio era dedicato alla conoscenza del territorio e della storia dell’Albania attraverso le testimonianze di religiosi che hanno conosciuto tanti martiri della fede vissuti durante i 50 anni di regime comunista.

Abbiamo incontrato le suore di Madre Teresa che a Scutari gestiscono un centro per donne con disabilità fisiche e mentali. Era toccante vedere, attraverso i gesti di carità di sr Alma Lucia, che le persone che il mondo abbandona perché considera scarti, vengono elevate a Cristo sofferente.
 

Chiara Mineo con una ragazza disabile accolta dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta 
 

I religiosi francescani come fra Angelo e fra Vincenzo ci hanno aiutato a comprendere cosa è accaduto durante la persecuzione del regime comunista e perché tutt’oggi tante famiglie nei villaggi, sono chiuse nella diffidenza e legate al sistema etico del “Kanun”, una sorta di vendetta che serve a pareggiare i conti quando si subiscono dei torti. Le suore Clarisse, che abitano accanto all’ex carcere ci hanno parlato dei 38 martiri che hanno subito, in quel posto, ogni sorta di tortura da parte del regime che voleva imporre l’ateismo di stato. Mi ha toccato la storia di don Michael che, appena ordinato sacerdote, si è fatto incarcerare per poter celebrare ogni giorno la S. Messa con i detenuti, resistendo alle torture fino alla morte. Come pure la storia di sr Roza, delle Suore Stimmatine, che ha atteso 50 anni prima di poter pronunciare liberamente i voti di religiosa. Le Suore Angeliche, che ci hanno ospitato, ci hanno parlato di accoglienza e di attenzione alle tante povertà sofferte dalle persone più umili”.

 

Incontro con sr Andalusìa a Dobrach
 

Che cosa ti è rimasto dopo questa esperienza?

“Sapere che c’è un popolo con un’identità ancora fragile, ma che ci sono tanti religiosi che lavorano per la ricostruzione di questa identità culturale e religiosa, ridando dignità al popolo albanese.

Vedere come l’amore di Dio, attraverso questi operatori di pace e di fede, è molto più forte e incisivo di quello che ha fatto il male, sotto la veste di un regime oppressivo. E come non ci siano limiti nel coraggio e nella determinazione di queste persone, di quanto Dio abbia toccato la loro vita. Non si potrebbe parlare della loro missione senza parlare di Dio.

Ascoltando la storia di tanti martiri mi sono chiesta per che cosa vale la pena morire e per che cosa vale la pena vivere? Ho capito che la vita è sempre una missione, al di là e attraverso le scelte importanti che possiamo fare”.
 


 

Missione Albania è stata un’esperienza di condivisione e di dono che ha toccato la vita dei giovani partecipanti, ha lasciato un ricordo indelebile e una certezza: che la vita è una missione!