Per la Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra il 21 ottobre prossimo, padre Luca Vitali commenta il messaggio di Papa Francesco


Il Vangelo è giovane e ha bisogno di giovani per correre nel mondo. Il Sinodo in corso ci aiuta, però, ad assumere senza scuse la nostra responsabilità di adulti. Che volto di Dio annunciamo ai giovani? Che volto di comunità cristiane raccontiamo?

Essere giovani oggi non è facile. Loro cercano testimoni ma trovano adulti piuttosto confusi, smarriti, con il mito dell’eterna giovinezza, che rischiano di non saper mostrare la bellezza della vita che passa, che va vissuta in pienezza. Il Papa nel suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale chiede agli adulti di tornare a contagiare i giovani in cerca di senso. Di contagiarli in una vita spesa nell’amore: “All’amore non è possibile porre limiti. Forte come la morte è l’amore”.


 

E noi adulti siamo chiamati a stare nella nostra vita riconoscendo in essa una missione, una vocazione, una chiamata che ci supera e ci dà il coraggio di donare nonostante tutto. “Senza il dono coinvolgente delle nostre vite - scrive il Papa - potremo avere miriadi di contatti ma non saremo immersi in una vera comunione di vita”.

Dunque, chi vive fino in fondo trasmette ai giovani il coraggio di starci fino in fondo, di sognare.

 

Cantava De Andrè: “Sognavo così forte che mi uscì sangue dal naso”. In questi giorni viviamo ancora nell’atmosfera del Convegno su Annalena Tonelli, che si è tenuto a Forlì dal 6 al 7 ottobre. Tanti giovani hanno partecipato agli incontri, alla marcia, alla veglia, al bellissimo musical. Hanno avvertito nella vita di questa donna un appiglio, uno sprone a vivere fino in fondo senza sconti. Annalena non le manda a dire: nonostante una pallottola l’abbia uccisa 15 anni fa, la sua parola si ode ancora nel vento dello Spirito e scuote, penetra dritta e graffia, non lascia in pace, alle volte ferisce perché ama.

I santi, dice il Papa rivolgendosi ai giovani, aprono gli orizzonti ampi di Dio e aiutano a osare. Come i giovani che sono partiti e ora rientrati grazie a “Vengo al volo da te”, l’esperienza di volontariato missionario della Diocesi di Forlì. Partono per fare qualcosa per gli altri, tornano scoprendo che gli altri hanno fatto qualcosa per loro: i poveri hanno donato loro la forza di osare, di credere ai tanti doni che il Signore pone nella vita di ciascuno.


In un mondo così veloce e arrivista i giovani hanno il terrore di non arrivare, di non andare bene, di essere scartati. Ma stando in missione fra gli “scarti del mondo” si accorgono di una ricchezza: di valere, di non essere così poveri da non avere nulla da dare. Per questo continuiamo con forza a proporre a tutti i nostri giovani di partire, partire, partire… per stringere legami, per imparare a guardare il mondo da un’altra prospettiva, per trovarsi.


Lascio concludere al Papa: “Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” (cfr Mt 25,40), promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Queste forme lodevoli di servizio missionario temporaneo sono un inizio fecondo e, nel discernimento vocazionale, possono aiutarvi a decidere per il dono totale di voi stessi come missionari”.

 

Padre Luca Vitali, responsabile della Comunità Missionaria di Villaregia a Vedrana

e direttore del Centro Missionario Diocesano di Forlì


 

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