"Entriamo nei giorni santi della Pasqua: giorni speciali, diversi. Altri. Giorni nei quali l’amore appassionato di Dio incontra la banalità, la bassezza, la polvere assoluta degli uomini. E nella storia di Gesù c’è tanta banalità". L'introduzione al Triduo pasquale di p. Luca Vitali


Entriamo nei giorni santi della Pasqua: giorni speciali, diversi. Altri. Giorni nei quali l’amore appassionato di Dio incontra la banalità, la bassezza, la polvere assoluta degli uomini. E nella storia di Gesù c’è tanta banalità.

Ci hanno cresciuti facendoci credere che dovesse essere ucciso ma una buona volta, davanti al crocifisso, dobbiamo piangere dicendo: l’hanno ucciso, non è giusto!

 

Sì, non è giusto, non doveva finire così perché Gesù avrebbe dovuto vivere la sua lunga vita continuando a solcare le strade della Galilea per mostrarci, introdurci, educarci, maturarci all’amore che vince ogni paura e ogni morte.

 

Eppure lo hanno ucciso. Lo hanno fatto fuori alcuni amici e i potenti del mondo. Gli amici perché non ne potevano più di un amore così debole. I potenti perché era d’impiccio alle loro sopraffazioni verso i poveri.

I primi pensavano: “o Dio è onnipotente, forte, capace di vittoria sui nemici, sulle nostre difficoltà o finisce per essere inutile”. I secondi: “quest'uomo è insopportabile perché mette a nudo le nostre meschinità: va eliminato”.

 

 

Per entrambi la sentenza è chiara: il Dio di Gesù va eliminato dal proprio e dall’altrui orizzonte. E va eliminato per sempre, maledicendo perfino la sua memoria. Per compiere questo disegno malvagio è stato sufficiente trovare una “scusa religiosa”.

Sì, la religione viene spesso usata per screditare gli uomini e donne che operano il bene: e Gesù ha subìto la loro stessa fine.

 

Ma, a fronte di questa banalità del male, Dio mostra il suo plus di amore con quel “non sanno quello che fanno” . Mentre tutti lo trattano da “cosa”, spingendolo da una parte all’altra, Gesù mostra fino a dove possa giungere l’amore

 

Qualche giorno fa ero in stazione e una persona per errore ne ha spintonata un’altra. È iniziato un triste battibecco perché quando ci si sente spinti si reagisce subito, quasi come si rifiutasse di essere considerati sacchi.

Gesù non dice nulla, si consegna senza opporre resistenza, rinunciando radicalmente alla violenza e alla tutela dei propri diritti.

 

 

Mentre contempliamo lo spettacolo di un amore che vince ogni tipo di banalità siamo invitati a fermarci prima che succedano cose terribili.

Fermarsi: non è facile in un mondo che corre, non è considerato degno in una vita di fede che si riempie di cose buone da fare.

 

Eppure davanti a questo amore inchiodato per sempre in un abbraccio eterno siamo chiamati a fermarci. A porre il nostro capo su quel cuore aperto dalla lancia della misericordia di Dio prima ancora che della cattiveria umana, per accettare che un amore così possa vincere la morte.

 

E, mentre gli uomini rovinano la propria vita con amori vissuti con la banalità del male, nell’assurdo scandalo dei tradimenti Dio vive un amore fino alla fine, fino al compimento.