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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 17 min 16 sec fa

AFRICA/NIGERIA - Nomina dell’Ausiliare di Enugu

1 ora 8 min fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo Ausiliare della diocesi di Enugu il rev.do Ernest Obodo, del clero di Enugu, Rettore del St. Bernard Senior Seminary Hostel e docente presso il Bigard Memorial Seminary a Enugu, assegnandogli la sede titolare di Mediana.
Il nuovo Vescovo è nato il 24 ottobre 1966 a Awha-Imezi, Diocesi di Enugu. È entrato nel Seminario Minore di “Sacred Heart”, Nsude, gli studi di Filosofia e della Teologia nel Seminario Maggiore Bigard Memorial, a Enugu. È stato ordinato sacerdote il 22 luglio 2000 per la Diocesi di Enugu.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 2000-2001: Vicario parrocchiale di Queen of Holy Rosary Parish, Ugwuagor; 2001-2004: Parroco di St. Charles Parish, Amechi Idodo; 2004-2009: Formatore nel Seminario St. Bernard’s Hostel, Nchatancha; Segretario del Clero diocesano di Enugu; Cappellano di St. Jude Society; Membro della Commissione diocesana per la Storia; 2010-2016: Studi per la Licenza e il Dottorato in Teologia presso l’Università di Innsbruck, in Austria. Dal 2016: Rettore del St. Bernard Senior Seminary Hostel e docente presso il Bigard Memorial Seminary a Enugu.
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AFRICA/TANZANIA - La famiglia, culla delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata

1 ora 33 min fa
Dar es Salaam – “Le famiglie sono asili nido da cui provengono sacerdoti, religiosi, genitori e buoni fedeli”, ha detto Mons. Flavian Kasala, Vescovo di Geita, membro dell’Associazione dei Vescovi cattolici dell’Africa orientale in un recente incontro a Dar es Salaam. Il Vescovo ha osservato che le famiglie hanno la responsabilità di garantire ed anticipare una formazione ai loro figli prima che questi vadano a scuola o ricevano i sacramenti: “Se sono formati correttamente, sarà facile per loro rispondere alla loro vocazione”. Come riporta la stampa locale, mons. Kasala ha esortato tutti i genitori ad infondere i valori evangelici nei loro figli attraverso una formazione solida, umana e cristiana, volta a rompere il decadimento morale tra i giovani nella società.
“Si rafforza la tendenza nella nostra società di giovani che non vogliono sposarsi in chiesa o sacerdoti che rinunciano al loro ministero. Questi pochi eventi dovrebbero farci riflettere seriamente e risolvere al meglio queste sfide” ha sottolineato il Vescovo di Geita, evidenziando l’urgenza di investire nella formazione della famiglia per un futuro migliore.
Allo stesso tempo, mons. Kasala ha elogiato le coppie, i genitori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose che portano avanti in maniera seria e coscienziosa la loro vocazione. “Abbiamo visto matrimoni e famiglie stabili, sacerdoti e religiosi coraggiosi. I pochi che vanno contro la loro chiamata alla santità non dovrebbero farci cambiare la disciplina ecclesiastica che esiste da anni”. Non è mancato l’invito ai fedeli di aderire alla politica per la tutela dei minori e ai genitori ad essere all’avanguardia nella lotta contro gli abusi sui minori.
La Chiesa in Tanzania celebra nel 2018 i 150 anni di evangelizzazione, in ricordo dell’arrivo dei primi missionari sulle coste del paese, a Bagamoyo.
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AFRICA/NIGERIA - “Il Cristianesimo non si identifica con la civiltà occidentale come dice Boko Haram”

1 ora 36 min fa
Abuja - “La Chiesa deve continuare a correggere la narrativa storica distorta dell’ideologia fondamentalista che identifica il colonialismo e la civilizzazione occidentale con il cristianesimo” affermano i Rettori dei Seminari della Nigeria nella dichiarazione pubblicata al termine di un incontro di lavoro tenutosi ai primi di maggio presso la Scuola Spiritana di Filosofia di Isienu, Nsukka.
Nel documento intitolato “La testimonianza cristiana di fronte alla militanza islamica”, si ripercorre brevemente la storia dell’Islam in Nigeria, sottolineando che già nel XIX secolo la lotta contro la penetrazione coloniale britannica da parte del predicatore islamista di etnia Fulani, Uthman dan Fodio, “aveva innalzato la bandiera della purezza islamica e del rifiuto completo della cultura occidentale”.
A distanza di un secolo e mezzo, Boko Haram e i pastori Fulani hanno assunto la stessa linea ideologica del predicatore del XIX secolo di rifiuto della civilizzazione occidentale. Boko Haram ha commesso “incessanti attacchi contro chiese e scuole, comunità e agenzie di sicurezza, con la perdita di migliaia di vite umane e di proprietà. Ed ora i pastori Fulani uccidono, depredano e occupano territori senza che il governo sia in grado di fermarli”.
“Questi gruppi - sottolineano i Rettori dei Seminari - sono motivati dall’ideologia che l’Islam debba regolare ogni aspetto della vita. E soprattutto la civiltà occidentale è antitetica all’Islam e non è possibile per l’Islam coesistere con la democrazia e con quelli che chiamano infedeli”.
Per contrastare queste tendenze, il documento suggerisce di lottare contro l’ignoranza “che gioca un ruolo vitale nella storia del fondamentalismo”. “Per questo la Chiesa e il governo devono continuare a promuovere l’educazione di base e a creare scuole dove ancora non ci sono”.
I cristiani devono inoltre promuovere politiche di sviluppo economico, di difesa della democrazia e dei diritti umani fondamentali, in primis quello alla vita, rimanendo uniti nel professare la loro fede e nella testimonianza dell’amore di Cristo.
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ASIA/IRAQ - Ministero degli esteri: grazie a Papa Francesco per il sostegno all'Iraq e per la porpora al Patriarca caldeo

1 ora 40 min fa
Baghdad - Il Ministero degli Esteri iracheno ha espresso pubblicamente il proprio ringraziamento a Papa Francesco “e al Vaticano” per il “continuo sostegno” da loro garantito all'Iraq e al popolo iracheno “in questo momento decisivo per la pace e la convivenza”. Una ulteriore, recente manifestazione di tale sostegno viene identificata dal Ministero degli esteri iracheno nella “concessione al Patriarca iracheno Mar Louis Raphael I Sako del titolo di Cardinale”. Tale titolo – specifica il comunicato diffuso dal Ministero, e firmato dal portavoce ufficiale Ahmed Mahjoob – identifica “un grado di alto livello, dopo quello del Papa”. La cooptazione del Patriarca Sako nel Collegio dei Cardinali rappresenterà agli occhi della dirigenza politica irachena anche un riconoscimento delle sue iniziative umanitarie. Grazie al futuro Cardinale iracheno – sostengono i funzionari di Baghdad – l'Iraq avrà “una voce in Vaticano e nei forum internazionali” per continuare la “lotta contro il terrorismo” e “preservare la sua pluriformità religiosa”.
In Iraq il Ministro degli esteri in carica è ancora Ibrahim al Jaafari, ma lo scenario politico iracheno appare in pieno movimento, dopo che le elezioni politiche dello scorso 12 maggio hanno avuto esiti spiazzanti rispetto alle previsioni di molti analisti. La nuova assemblea parlamentare uscita dalle elezioni appare frantumata. Il partito del premier uscente, lo sciita Haydar al-Abadi, è arrivato solo terzo nella scelta degli elettori mentre il partito più votato è stato il Sayrun, una coalizione tra il leader sciita Moqtada al-Sadr e il Partito Comunista. Secondo si è classificato il gruppo delle milizie filo-iraniane anti-Stato Islamico, trasformatosi in partito con il nome di al-Fatih e guidato da Hadi al-Amiri. I curdi si sono presentati divisi, e l'eventuale coalizione tra i due maggiori partiti curdi il Partito Democratico del Kurdistan di Mas'ud Barzani e l'Unione Patriottica del Kurdistan - fondata da Jalal Talabani, Presidente dell'Iraq dal 2005 al 2014, scomparso nel 2017 – raggiungerebbe solo il terzo posto. .
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AMERICA/VENEZUELA - “Condividere, informare ed educare”: l’obiettivo del IX Incontro dei responsabili della pastorale giovanile del Venezuela

2 ore 11 min fa
Montalbán – Si è appena concluso il IX Incontro di formazione per i responsabili della pastorale giovanile di tutto il territorio venezuelano, che ha luogo una volta all'anno presso la sede della Conferenza Episcopale Venezuelana , a Montalbán. Secondo il comunicato inviato all'Agenzia Fides dalla CEV, la riunione tenutasi il 22 e 23 maggio, è stata incentrata sull'incontro pre-sinodale che si è svolto a Roma il 24 marzo 2018, tra Papa Francesco e i giovani provenienti da diverse parti del mondo. In quell'occasione il Papa ha chiesto ai giovani di contribuire a rinnovare il volto della Chiesa oltre a sottolineare l'importanza del Sinodo dei Vescovi su "Giovani, fede e discernimento vocazionale" previsto dal 3 al 28 ottobre 2018 in Vaticano.
Nel IX Incontro di formazione, i responsabili della pastorale giovanile delle diverse diocesi del Paese hanno lavorato e condiviso i metodi e gli orientamenti pedagogici stabiliti nel documento “Civilización del Amor Proyecto y Misión: Orientaciones para una Pastoral Juvenil Latinoamericana”.
María José Rojas, Direttrice del Dipartimento della Pastorale Giovanile della CEV, ha dichiarato, secondo il testo ricevuto da Fides, che "l'obiettivo di questo incontro era condividere, informare ed educare i diversi responsabili e far sì che ciò che essi hanno ricevuto lo trasmettano nelle loro comunità, per promuovere l'educazione e la comunicazione". Questo incontro è servito anche come preparazione al IV Incontro Nazionale dei Giovani , che si terrà dall'1 al 5 agosto prossimo, nella diocesi di Barcelona, nella provincia di Cumaná, sul tema "Con gioia e speranza, annunciamo insieme a Maria le meraviglie del Signore".
A questo proposito María José Rojas aggiunge: "l'ENAJÓ è caratterizzato dal tema mariano, dal momento che Papa Francesco ci ha dato 3 anni di riflessione su come vivere le virtù della Vergine Maria, e così camminare verso la Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Panama nel 2019". L'ENAJO mira a "condividere e celebrare il cammino della pastorale giovanile del Venezuela attraverso un incontro nazionale, che dalla nostra condivisione nel Dio della vita, ci spinge con gioia e coraggio insieme alla nostra madre Maria, a proclamare le meraviglie del Signore". Quest'anno è prevista la partecipazione di circa 10.000 giovani di tutte le diocesi, arcidiocesi, province, movimenti giovanili, università e collegi a livello nazionale.
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ASIA/PAKISTAN - Leader musulmani: la nomina del card. Coutts è un contributo all’armonia nella nazione

2 ore 55 min fa
Karachi – "Lavoro a fianco dell'Arcivescovo Coutts da 11 anni. La scelta di nominarlo Cardinale è un grande onore per tutta la nazione del Pakistan. Lo sosteniamo nel costruire e promuovere l'amore, la pace, l'armonia e l'unità in Pakistan. Ben presto organizzeremo un grande raduno interreligioso dedicato a Sua Eminenza il Cardinale Coutts”: lo dichiara all’Agenzia Fides Allama Mohammad Ahsan Siddiqui, Direttore della Commissione Interreligiosa per la pace e l’armonia a Karachi. In Pakistan diversi leader civili e religiosi hanno commentato positivamente la nomina di Joseph Coutts a cardinale.
P. Saleh Diego, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Karachi, dice a Fides: "Siamo davvero felici: l'Arcivescovo è noto per la sua opera instancabile nel promuovere l'armonia e il dialogo nel paese”.
Ravi Dass Vaghela, leader indù e coordinatore dei media nel Shri Ram Devji Mandir a Karachi, membro dell’organizzazione “Masterpeace Pakistan” parlando all'Agenzia Fides afferma che “Papa Francesco ha scelto l'uomo perfetto dal Pakistan: un uomo con i piedi per terra, ammirevole per semplicità e umiltà. Questa decisione rafforza l'armonia in Pakistan”, dice esprimendo le congratulazioni a nome degli indù in Pakistan.
A livello dei leader politici, il presidente del Partito Popolare del Pakistan Bilawal Bhutto Zardari ha scritto di “non vedere l'ora di lavorare insieme con il card Coutts in un Pakistan pacifico e tollerante” mente Syed Murad Ali Shah, Primo ministro della provincia del Sindh ha guidato da una delegazione e ha visitato la Cattedrale di St. Patrick per incontrare l'arcivescovo Coutts.
Anche Hafiz Naeem-ur-Rehman, leader del partito islamico “Jammat-e- Islami” Karachi ha voluto incontrare l'Arcivescovo Coutts, confermando il comune impegno a “ diffondere amore e pace", e ha chiesto al cardinale Coutts di lavorare per la pace in Kashmir, India e Palestina.
P. Bonnie Mendes, sacerdote della diocesi di Faisalabad, e vecchio amico dell'Arcivescovo Coutts, ha dichiarato: "I nostri amici musulmani sono molto felici. Uno dei religiosi musulmani, esprimendo le congratulazioni, ha notato con gioia che questo annuncio è arrivato nel mese sacro islamico del Ramadan: e lo vede come un segno di amicizia e comunione spirituale”.
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VATICANO - Dal 28 maggio al 2 giugno l’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie

4 ore 44 min fa
Roma – Per una settimana, da lunedì 28 maggio a sabato 2 giugno, la Fraterna Domus di Sacrofano ospiterà i lavori dell’Assemblea Generale Annuale delle Pontificie Opere Missionarie . I Direttori nazionali delle POM provenienti da tutti i continenti, insieme al Presidente ed ai Segretari generali delle quattro Opere Missionarie si ritroveranno quindi per il loro incontro annuale.
I lavori saranno aperti dal discorso del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e dalla relazione dell’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle POM. Seguiranno gli adempimenti di rito e, nel pomeriggio di lunedì avrà inizio la sessione pastorale dell’Assemblea sul tema “Con i giovani, proclamiamo il Vangelo a tutti”. Le due relazioni principali saranno dedicate al tema “I giovani, risorsa per la Missione” e al rapporto “Evangelizzazione e mondo digitale” . Alle conferenze dei relatori seguiranno le sessioni di lavoro sul tema.
Mercoledì 30 maggio una sessione dedicata all’Ottobre Missionario 2019, che prevede gruppi continentali di lavoro per la discussione di proposte ed iniziative, aprirà la sessione ordinaria dell’Assemblea. A partire dal pomeriggio, i Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie presenteranno il rendiconto dell’anno trascorso e la previsione di bilancio. Prenderanno quindi la parola P. Ted Nowak, OMI, Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede; P. Fernando Domingues, MCCJ, Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; Suor Roberta Tremarelli, AMSS, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; P. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, Direttore del CIAM e Direttore di FIDES. Alle relazioni seguiranno gli interventi dei presenti e la discussione in aula. L’ultima relazione sarà di Mons. Carlo Soldateschi, Incaricato dell’Amministrazione.
Venerdì 1 giugno i partecipanti all’Assemblea saranno ricevuti in udienza dal Santo Padre Francesco, e nel pomeriggio, parteciperanno alla concelebrazione eucaristica all’altare della Cattedra nella Basilica Vaticana, presieduta dal Card. Fernando Filoni. Sabato 2 giugno sono previsti i vari adempimenti finali dell’Assemblea e l’intervento conclusivo del Presidente delle POM, Mons. Dal Toso, che chiuderà i lavori.
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ASIA/MYANMAR - "Il futuro della nazione è nella compassione e nella riconciliazione": Lettera dei leader religiosi al popolo

Gio, 24/05/2018 - 13:15
Yangon - "Il futuro del Myanmar si basa sulla ricca storia e tradizione di convivenza multireligiosa e multietnica. A livello più profondo, questo promettente futuro è assicurato dai valori e dalle virtù della compassione, del benessere condiviso e della giustizia presenti nelle grandi tradizioni religiose del Myanmar". Lo affermano i leader religiosi del Myanmar, riuniti nel forum “Religions for Peace”, guidato dal Cardinale Charles Maung Bo, in una speciale Lettera alla popolazione diffusa oggi, 24 maggio, e inviata all’Agenzia Fides.
Nel testo si legge: "Come leader buddisti, cristiani, indù e musulmani del Myanmar e di tutta la regione, vi scriviamo in solidarietà con la speranza di pace. Siamo uniti ora in un momento cruciale, in cui si determina il futuro di questa nazione. Attraverso gli instancabili sforzi di innumerevoli uomini e donne, vi siete sforzati di superare la sofferenza e guarire le ferite del passato. Il Myanmar ha mostrato al mondo che era possibile una transizione pacifica del potere”.
La lettera ricorda che “durante il grande disastro del ciclone Nargis nel 2008 i monaci buddisti salvarono le persone colpite in tutti i villaggi; le agenzie umanitarie cristiane distribuirono aiuti a coloro che soffrivano; indù, musulmani e altri gruppi si unirono per aiutare i loro compatrioti” e afferma: "La compassione e la vita comune sono i valori fondamentali della gente del Myanmar e l'unità nella diversità è la forza di questa nazione”.
I leader religiosi ribadiscono: "Rifiutiamo l'uso improprio della religione e della razza per dividere il nostro popolo" e si impegnano a dare il loro contributo “per risolvere i conflitti intercomunitari e per far progredire la riconciliazione nazionale”, esprimendo "preghiere per la pace alla Conferenza di Panglong”, che “rafforzerà la transizione dalla dittatura alla democrazia, dal conflitto alla pace”, si rileva.
I leader prendono atto di "crescenti ostilità e grandi spostamenti di persone negli stati Kachin e Shan, che indeboliscono ulteriormente il processo di pace e riconciliazione", impegnandosi" a lavorare con il governo per raggiungere un accordo nazionale sulla base di un sistema federale democratico in Myanmar”.
La lettera afferma: "Condividiamo una visione dello sviluppo in Myanmar, che si basa sulla nozione di dignità umana, diritti umani e bene comune. Alla base della pace sostenibile c'è il rispetto e la realizzazione della dignità umana, l'innegabile e sacra essenza radicata nella nostra natura di esseri umani e di popoli”. I leader religiosi esortano a ricordare che “la profonda eredità spirituale del Myanmar si esprime negli insegnamenti delle grandi religioni del mondo praticate in questo paese", buddismo, cristianesimo, islam e induismo, tradizioni religiose che insegnano “compassione e riconciliazione", come ha ribadito Papa Francesco nella sua visita del paese.
Notando “l'incitamento all'odio sui social media che viola i principi spirituali fondamentali di tolleranza e rispetto" e le grandi masse di rifugiati , i leader "implorano il governo dell'Unione a intraprendere le azioni necessarie per assicurare la pace e il benessere delle popolazioni sfollate ed emarginate", citando la difficile situazione di tutte le comunità che vivono nello stato di Rakhine.
In quella situazione, si invitano le Nazioni Unite “a facilitare il processo per dare vita alla pace, allo sviluppo, all'istruzione e ai diritti umani per tutte le comunità nello Stato di Rakhine”, auspicando “una soluzione basata sulla dignità umana e sul benessere condiviso”. "Il futuro del popolo del Myanmar è nelle nostre preghiere", conclude la Lettera, firmata dal Cardinale Bo e da tutti i leader religiosi di “Religons for Peace” .
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AFRICA/MOZAMBICO - Cura dei malati di Aids: impegno della Confederazione delle Associazioni cattoliche

Gio, 24/05/2018 - 12:41
Maputo - In Mozambico l’Aids è una malattia considerata un vero e proprio castigo e il malato spesso viene ripudiato dalla propria famiglia e abbandonato al suo destino. Nonostante la fornitura gratuita dei farmaci antiretrovirali, molti dei pazienti non riescono ad essere costanti nel trattamento e abbandonano le cure: da un lato non ci sono le condizioni per un’adeguata alimentazione e l’assunzione dei farmaci a stomaco vuoto provoca gastriti, vertigini e altri problemi di salute. Dall’altro, spesso è necessario integrare altri medicinali a pagamento e i pazienti non hanno i mezzi per coprire la spesa. A ciò si aggiunge anche la scarsa consapevolezza dell’importanza del trattamento e delle conseguenze, la poca comprensione delle informazioni del medico e altre motivazioni più personali.
Per cercare di far fronte a questo grave fenomeno, nel 2008 la Confederazione delle associazioni cattoliche presenti nel Paese africano ha fondato, a Maputo, il Centro Hakumana, che in xangana, lingua parlata in alcune zone nel centro-sud del Mozambico, significa “accoglienza, famiglia, focolare”.
“Si tratta di un centro diurno dove trovano ospitalità mamme con figli sieropositivi e che, sin da allora, offre supporto alimentare, sanitario-psicologico, informativo e di riabilitazione a tantissime famiglie che vivono nel Bairro Maxaquene, uno dei vari quartieri periferici che si sviluppano alla periferia della città di Maputo”, ha riferito a Fides suor Angelina Zenti, comboniana, referente del progetto.
Il progetto prevede sostegno a 500 ammalati di AIDS, per lo più donne e bambini, spesso orfani, malnutriti e loro stessi sieropositivi, assicurando loro medicine, cibo, ricovero e un pò di sostentamento settimanale per aiutare i più bisognosi con il pagamento dell’affitto o con la ristrutturazione delle loro case.
“Tra gli obiettivi - continua suor Angelina - ci siamo prefissate di offrire formazione e informazione sugli sviluppi della malattia per evitare inutili stigmatizzazioni e prevenirne la trasmissione; il miglioramento dell’alimentazione per le mamme e i bimbi sieropositivi; la realizzazione di corsi finalizzati al reinserimento nel mondo lavorativo; l’aiuto ai più bisognosi con il pagamento dell’affitto o con la ristrutturazione della propria casa”.
Il Centro offre inoltre la possibilità di seguire corsi di taglio e cucito per imparare un mestiere, corsi di informazione sulla malattia e di igiene, di avere un sopporto e una guida psicologica, mentre ai più piccoli è garantito il diritto allo studio con corsi di rinforzo scolastico e alfabetizzazione. Oggi le attività del centro si svolgono grazie alla collaborazione di volontari, sia personale medico specializzato che volontari, e delle suore missionarie comboniane insieme ad altre congregazioni religiose.


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ASIA/INDIA - Cresce la violenza anticristiana sotto il governo Modi: nuovo Rapporto

Gio, 24/05/2018 - 11:53
New Delhi - - Durante il suo governo di quattro anni del nazionalista indù Bharatiya Janata Party ha guidato il governo della National Development Alliance , la comunità cristiana in India ha affrontato attacchi senza precedenti condotti da gruppi nazionalisti indù: lo dice uno studio indipendente, pubblicato da un forum di esperti e organizzazioni della società civile impegnati soprattutto nel lavoro sociale con gruppi di popolazione emarginati e vulnerabili . Il forum si chiama Wada Na Todo Abhiyan ed è una piattaforma nazionale della società civile di oltre 4.000 organizzazioni e individui della società civile, con il suo focus principale sulla responsabilità del governo per eliminare la povertà e l'esclusione sociale.
Secondo il dettagliato documento di 140 pagine, inviato all'Agenzia Fides e titolato "Rapporto dei cittadini sui quattro anni del governo NDA, 2014-18. Promesse e realtà", il quadriennio in oggetto è stato doloroso per la comunità cristiana,e il 2017 e i primi quattro mesi del 2018 sono i più traumatici.
La Commissione per la libertà religiosa dell'organismo “Evaglical Fellowship of India, che monitora i casi di violenza, ha documentato almeno 351 casi di violenza nel 2017. E molte volte le violenze non vengono segnalate perché la vittima è terrorizzata o la polizia rifiuta di registrare un rapporto. Secondo l'analisi dei dati del 2017, è il Tamil Nadu lo stato più ostile, con maggior numero di violenze sui cristiani, con 52 casi. Seguono Uttar Pradesh con 50, Chhattisgarh con 43, Madhya Pradesh con 36, Maharashtra con 38. Escludendo il Tamil Nadu, gli altri stati sono governati dal BJP direttamente o in coalizione. La violenza del Tamil Nadu è prettamente legata alla discriminazione di casta: le vittime provengono in gran parte dalle cosiddette "caste inferiori" dei villaggi dove i gruppi dominanti si oppongono ai gruppi di preghiera nella case, modalità tipica dei gruppi evangelicali.
Anche i bambini di cristiani sono tra le vittime. Un gruppo di bambini cristiani che viaggiavano per partecipare a una celebrazione religiosa è stato attaccato da attivisti Hindu e i bambini sequestrati. Aspetti terrificanti di questa violenza sono gli stupri, in particolare delle suore cattoliche, e altre violenze di genere. Sono stati registrati almeno tre casi di stupro nel quadriennio.
Negli ultimi quattro anni si registra una crescente tendenza alla polarizzazione, portando all'esclusione sociale. In tale contesto, le proteste dei gruppi cristiani contro le "violenze di stato" sono state brutalmente represse.
Le organizzazioni governative, inclusa la Commissione nazionale delle minoranze, hanno espresso la loro impotenza. Molte strutture e funzionari governativi restano invischiate nella burocrazia o "sono organi formati da uomini politici riluttanti a intraprendere azioni in tal senso", rileva il documento.
Il Rapporto nota anche la presenza di leggi che generano discriminazione e violenza: il Relatore speciale per la libertà di religione e di credo del Consiglio Onu per i diritti umani ha notato che l'articolo 341, comma 3 della Costituzione, criminalizza la conversione dei cittadini indiani, della caste pi basse, al cristianesimo e all'islam. VI sono misure punitive che negano alla popolazione dei 180 milioni di dalit l'accesso all'occupazione nella pubblica amministrazione e agli istituti di istruzione superiore. Le leggi "sulla libertà di religione" presenti in sette stati indiani "negano i diritti e la libertà di fede" o sembrano dare licenza per colpire i cristiani e le loro istituzioni.
Il Rapporto della WNTA indaga anche su questioni di sviluppo in materia di istruzione, sanità, acqua e servizi igienico-sanitari, diritti territoriali, economia, bilanci, politiche fiscali, spazio della società civile, media, diritti umani, lavoro e occupazione, ambiente, funzionamento del parlamento, governance. Il forum si avvale di un rete capilalre sparsa su tutto il territorio indiano.
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AFRICA/CONGO RD - “Si vuole smembrare il Nord Kivu, con il rischio di distruggere l’intero Paese” denunciano i Vescovi

Gio, 24/05/2018 - 11:27
Kinshasa - “Nel Nord Kivu, una certa tendenza politica sta spingendo alla frammentazione e allo spaccatura della provincia, per i suoi interessi particolari, in spregio della volontà della popolazione desiderosa dell'unità del Nord Kivu in una Repubblica Democratica del Congo unita” afferma il messaggio pubblicato al termine della Sessione Ordinaria della Conferenza Episcopale Provinciale di Bukavu che si è tenuta a Goma dal 14 al 20 maggio.
Il Nord Kivu è una provincia nell’est della RDC che da decenni vive nell’insicurezza a causa delle presenza di decine di gruppi armati, alcuni dei quali di origine straniera, che ne sfruttano illegalmente le enormi risorse naturali e che tendono a volere separare questo territorio dal resto del Paese.
“C'è il rischio di far crollare l'intero Paese” avvertono i Vescovi nel messaggio, inviato all’Agenzia Fides, perché quello che avviene nel Nord Kivu può condurre a “istituzionalizzare lo spirito di tribalismo, divisione ed esclusione che si basa sulla stessa logica di quello della secessione”.
Secondo i Vescovi “esiste il pericolo di suscitare rivalità interetniche con ciò che ne consegue: violenza, pulizia etnica e crimini contro l'umanità”. “Questa dinamica potrebbe anche portarci alla soglia della violenza e delle atrocità che abbiamo sperimentato di recente qui e altrove: nel territorio di Beni, in lturi, nel Katanga settentrionale, nel Kasai, come ancora oggi, nel Sud Sudan”.
“L'insicurezza permanente, causata da gruppi armati, bande criminali, favorita da un governo instabile, sta causando la desolazione in tutto il Paese, nonostante la spettacolare militarizzazione, come si può vedere nelle aree di Beni e Butembo. Il rapimento e la mutilazione di bambini nel territorio di Uvira e Fizi, l'assassinio a Kichanga di don Etienne Nsengiyumva, l'8 aprile 2018, ha provocato in noi una grande emozione. Continuiamo a soffrire per l'assenza tra noi di p. Charles Kipasa e è. Jean Pierre Akilimali rapiti a Bunyuka il 16 luglio 2017” affermano i Vescovi.
Di fronte a situazione e in vista delle elezioni del 23 dicembre, i Vescovi concludono raccomandano la popolazione “di ritornare ai principi dell'insegnamento sociale della Chiesa, tra cui: la dignità della persona umana, il bene comune, la giustizia sociale, la pace e il lavoro”. “Dobbiamo liberarci dalla paura della morte perché Cristo ha vinto la morte. Coltiviamo i valori cristiani di libertà e sacrificio e restiamo vigili nella preghiera”.


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AMERICA/BRASILE - La Commissione anti-tratta riunita: come aiutare i migranti venezuelani in Brasile?

Gio, 24/05/2018 - 11:26
Brasilia – E’ in corso a Brasilia, il 23 e 24 maggio, l'incontro della Commissione episcopale di pastorale speciale per il contrasto alla tratta di esseri umani , per riflettere sulla missione che la Commissione ha svolto a Roraima dal 1° al 4 marzo . In quella circostanza i membri della Commissione hanno voluto conoscere in prima persona la situazione dei migranti venezuelani a Boa Vista, la capitale dello stato che confina con il Venezuela, da dove centinaia di persone entrano ogni giorno per fuggire dalla situazione che sta attraversando il loro paese.
A tale proposito, Mons. Enemesio Lazzaris, Vescovo di Balsas e presidente della Commissione, riconosce a Fides che questa missione "ha portato forza, maggiore solidità alla nostra Commissione. Da questa missione, da questa visita che abbiamo fatto, molte cose sono scaturite e si sono incamminate". Il Presule brasiliano continua: "stiamo lavorando affinché ciò che è stato pianificato, progettato, a poco a poco diventi realtà", un processo per il quale l'attuale incontro nella capitale brasiliana è molto importante.
Nelle sue dichiarazioni all'Agenzia Fides, il Vescovo di Balsas insiste sull'importanza del lavoro svolto: "i passi già compiuti avevano lo scopo di dare maggiore visibilità sia alla nostra Commissione che alla missione che portiamo avanti", un aspetto che secondo mons. Lazzaris “è apparso in modo molto concreto durante la 56ª Assemblea della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile - CNBB, che si è svolta ad Aparecida dall'11 al 20 aprile". Il Vescovo sottolinea infatti il ruolo che Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima, ha avuto nell'Assemblea dell'Episcopato brasiliano, come confermato dal presidente della Commissione a Fides: il Vescovo di Roraima ha avuto "la possibilità di parlare alla plenaria per mezz'ora sulla realtà che sta accadendo a Roraima, partendo dal confine con il Venezuela", un aspetto che è stato anche affrontato da Mons. da Silva in una conferenza stampa e in alcune interviste.
Per Mons. Enemesio, è una grande gioia, come sottolinea all'Agenzia Fides, “che la CNBB accolga questa preoccupazione e assegni anche il 40% della raccolta della Campagna di Fraternità per questa realtà, per superare le prime necessità, le emergenze dei nostri fratelli e sorelle venezuelani”, in linea con l'atteggiamento del Vaticano, che recentemente ha stanziato risorse per aiutare i venezuelani presenti in diversi paesi dell'America Latina.
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ASIA/GIORDANIA - Il“Ristorante della Misericordia”offre il pasto serale quotidiano (iftar) ai musulmani durante il Ramadan

Gio, 24/05/2018 - 11:22
Amman Anche quest'anno il Ristorante della Misericordia, mensa per i poveri gestita a Amman dalla Caritas, con i patrocinio del Vicariato patriarcale latino in Giordania – rimarrà aperto la sera per servire ai suoi avventori musulmani l'Iftar, il pasto che rompe il digiuno durante il mese sacro musulmano del Ramadan. I pasti Iftar saranno serviti dai volontari di Caritas Giordania e da gruppi di giovani delle parrocchie, che con questa iniziativa – sottolinea il sito abouna.org, diretto dal sacerdote giordano Rifat Bader – confermano la vocazione del Ristorante della Misericordia come segno “di unità e coesione della Giordania”.
Caritas Jordan, come già riferito dal Fides ha avviato anche la campagna di distribuzione di alimenti a famiglie povere musulmane, che durante il Ramadan fornirà pacchi di generi alimentari di prima necessità a circa 3mila nuclei familiari.
Il “Ristorante della Misericordia” ha aperto i battenti mercoledì 23 dicembre 2015, pochi giorni dopo l'inizio dell'Anno Santo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Da allora, il ristorante offre ogni giorno centinaia di pasti caldi gratuiti a chi ne ha bisogno. La mensa è situata nella vecchia sede dismessa della tipografia cattolica, nella zona di Jabal Luweibdeh, vicino alla parrocchia cattolica latina dedicata all'Annunziata. “Ci tenevamo” riferì a quel tempo all'Agenzia Fides Wael Suleiman, presidente di Caritas Jordan “a essere vicini a una parrocchia, per mostrare che anche questa iniziativa fa parte del cammino che tutta la Chiesa è chiamata a intraprendere. E anche per testimoniare che la Chiesa, quando è docile strumento della misericordia di Dio, abbraccia tutti, a partire dai poveri, senza fare distinzioni”. La stragrande maggioranza di coloro che approfittano dell'aiuto fornito dal “Ristorante della Misericordia” sono musulmani. Agenzia Fides 24/5/2018).
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ASIA/CINA - I cattolici si preparano alla giornata di preghiera per la Chiesa in Cina

Mer, 23/05/2018 - 13:37
Pechino – I fedeli cattolici cinesi hanno celebrato la solennità di Pentecoste preparandosi a quello che per loro è l'appuntamento più atteso del mese mariano: la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, che ogni anno si tiene il 24 maggio, in coincidenza con la festa di Maria Ausiliatrice . La Giornata di Preghiera fu istituita da Papa Benedetto XVI con la Lettera ai cattolici cinesi, pubblicata nel 2007.
Secondo le informazioni raccolte dalla Agenzia Fides dai siti web di diverse diocesi, nel corso delle liturgie della festa di Pentecoste in diverse comunità locali è stato amministrato il sacramento della Confermazione a decine di adulti.
Quest'anno la tradizionale devozione mariana delle comunità cattoliche cinesi si è espressa anche in forme inedite. Il 12 maggio, la compagnia teatrale biblica "Guang Hua", dell’arcidiocesi di Ji Nan, ha aperto il suo tour nella diocesi mettendo in scena uno spettacolo dedicato alla vita della Beata Vergine Maria, in occasione del 160esimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. Anche i pellegrini del Santuario mariano di Hu Xian, nella Provincia di Shaan Xi, e tante altre comunità si sono unite al cammino del popolo cristiano verso il 24 maggio, culmine del mese mariano per cattolici cinesi.

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VATICANO - Papa Francesco: preghiamo la Madonna di Sheshan per la riconciliazione tra i cattolici cinesi

Mer, 23/05/2018 - 12:46
Città del Vaticano - La festa della Vergine Maria “Aiuto dei cristiani”, particolarmente venerata nel santuario mariano di Sheshan, presso Shanghai, “ci invita a essere uniti spiritualmente a tutti i fedeli cattolici che vivono in Cina”. Lo ha ricordato Papa Francesco al termine dell'Udienza generale di oggi, mercoledì 23 maggio, vigilia del giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, invitando tutti a pregare la Madonna per i cattolici cinesi, “perché possano vivere la fede con generosità e serenità, e perché sappiano compiere gesti concreti di fraternità, concordia e riconciliazione, in piena comunione con il Successore di Pietro”.
Nella giornata del 24 maggio, a partire dall'anno 2008, si celebra in tutto il mondo anche la Giornata di preghiera per la Chiesa che è in Cina, istituita da Papa Benedetto XVI. Riferendosi a tale ricorrenza, Papa Francesco si è rivolto direttamente anche ai “carissimi discepoli del Signore in Cina”, ricordando loro che “la Chiesa universale prega con voi e per voi, affinché anche tra le difficoltà possiate continuare ad affidarvi alla volontà di Dio. La Madonna” ha rassicurato il Successore di Pietro “non vi farà mai mancare il suo aiuto e vi custodirà col suo amore di madre”.
Nella Lettera ai cattolici cinesi, firmata il 27 maggio 2007, nella solennità di Pentecoste, Benedetto XVI aveva suggerito che il giorno 24 maggio, dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani - venerata “con tanta devozione nel santuario mariano di Sheshan a Shanghai” - potesse divenire “occasione per i cattolici di tutto il mondo di unirsi in preghiera con la Chiesa che è in Cina”. A tale scopo, il Pontefice allora regnante aveva stabilito in quella data la “Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina”, da celebrarsi in tutte le comunità cattoliche del mondo. “Vi esorto a celebrarla” aveva scritto Benedetto XVI “rinnovando la vostra comunione di fede in Gesù Nostro Signore e di fedeltà al Papa, pregando affinché l'unità tra di voi sia sempre più profonda e visibile. Vi ricordo inoltre” aveva aggiunto il Pontefice “il comandamento d'amore che Gesù ci ha dato, di amare i nostri nemici e di pregare per coloro che ci perseguitano, nonché l'invito dell'Apostolo san Paolo: « Vi raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » ”. In quella Lettera il Pontefice, sempre rivolto ai cattolici cinesi, aveva anche aggiunto che nella giornata di preghiera che la Chiesa che è in Cina “i cattolici nel mondo intero — in particolare quelli che sono di origine cinese — mostreranno la loro fraterna solidarietà e sollecitudine per voi, chiedendo al Signore della storia il dono della perseveranza nella testimonianza, certi che le vostre sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù e la vostra intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento”. .
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AMERICA/NICARAGUA - Minacce di morte a mons. Silvio Báez, impegnato nel Dialogo nazionale

Mer, 23/05/2018 - 12:10
Managua - “Ci troviamo nell'urgente necessità di informare il nostro popolo circa la campagna per screditare Vescovi e sacerdoti e le minacce di morte di cui siamo oggetto, e in particolare il nostro buon fratello mons. Silvio Báez Ortega, Vescovo ausiliare di Managua”: lo rende noto la Conferenza episcopale del Nicaragua in un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides. Le minacce e le diffamazioni denunciate giungono attraverso “attacchi del Governo orchestrati per mezzo di giornalisti e media statali e mediante utenti falsi od occulti nelle reti sociali come facebook e twitter”, segnala il testo.
Tali attacchi avvengono mentre si svolgono i colloqui del “Dialogo nazionale” - ai quali partecipa mons. Báez - convocati dalla Chiesa nel tentativo di mediare tra il Governo e le parti sociali, dopo circa un mese di proteste che hanno provocato la morte di almeno 76 persone e il ferimento di 868. “Ricordiamo agli aggressori che siamo un corpo unico”, avverte la CEN, “se si attacca un Vescovo o un sacerdote si attacca la Chiesa: non rinunceremo ad accompagnare in quest'ora decisiva il popolo nicaraguense che sotto il bianco e il blu della nostra bandiera è uscito nelle piazze per reclamare i suoi legittimi diritti”.
In questo frangente, uno dei più critici della storia del paese, i Vescovi stigmatizzano la “cruda repressione del Governo, che cerca di evadere la sua responsabilità come principale attore delle aggressioni”. Nell'esercizio del “ministero profetico che denuncia ed annuncia” e “come mediatori e testimoni del dialogo nazionale”, scrivono i Vescovi, “siamo chiamati a proporre e promuovere tutte le vie possibili” per la democratizzazione della nazione, e pertanto “è nostro sacro dovere pronunciare la Parola Vera che ci farà liberi”. Da parte sua, Mons. Báez Ortega ha affermato via twitter: “Coloro che mi insultano e mi calunniano e vogliono persino la mia morte, sappiano che non ho paura e che non mi piegheranno né mi costringeranno al silenzio. La mia fedeltà a Gesù Cristo e il mio amore al popolo del Nicaragua sono più solidi che mai”.
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AFRICA/NIGERIA - “Lo Stato garantisca la sicurezza dei cittadini” chiedono i Vescovi nel giorno dei funerali delle vittime del massacro di aprile

Mer, 23/05/2018 - 11:46
Abuja - Lo Stato deve proteggere tutti i cittadini, qualunque sia la loro affiliazione etnica o religiosa, altrimenti la Nigeria rischia di cadere nel caos e nel terrore generalizzato. È il grido di allarme lanciato dai Vescovi nigeriani, ieri, 22 maggio, giorno nel quale si sono celebrate le esequie delle 17 vittime del massacro commesso il 23 aprile nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue . Tra le vittime vi sono due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha.
In concomitanza con i funerali, la Conferenza Episcopale Nigeriana ha promosso una giornata di mobilitazione per protestare per i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani .
“Come esseri umani siamo immersi nel dolore e molti di noi non si riprenderanno dallo shock per un tempo molto lungo. Ci sono state inspiegabili e imperdonabili ondate di omicidi a Benue prima del 23 aprile, quando questi martiri sono stati uccisi e altri sono stati uccisi in seguito” ha detto il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, nella sua omelia durante i funerali delle vittime del massacro di Mbalom, presso il Se Sugh U Maria Pilgrimage Centre, ad Ayati, nello Stato di Benue.
"Non si può permettere di continuare questo stato di cose. Ogni vita umana è preziosa per Dio che ci ha fatto a sua immagine. Una vita uccisa è una di troppo. Non è il momento di contare il numero dei morti, ma uccidere persone nelle chiese o nelle moschee è un affronto a Dio” ha aggiunto il Cardinale che riaffermato che le autorità devono intervenire per garantire la sicurezza di tutti.
Un concetto ribadito da Sua Ecc. Mons. Alfred Adewale Martins, Arcivescovo di Lagos, durante una messa di suffragio per le vittime di Mbalom. “Il Presidente Muhammadu Buhari dovrebbe agire velocemente e cercare di ripristinare la fiducia della gente; è l'autorità e il padre della nazione. Esortiamo il Presidente a intervenire su questo problema per salvare il Paese dalla guerra tribale o religiosa, lo diciamo con il dovuto senso di patriottismo per la nostra nazione, la Nigeria, perché crediamo nella forza e unità della Nigeria ", ha detto Mons. Martin.
Dopo il massacro di Mbalom i Vescovi avevano pubblicato un duro comunicato nel quale chiedevano al Presidente Buhari di farsi da parte se non era in grado di garantire la sicurezza di tutti i nigeriani.
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AFRICA - Con la Pentecoste, la Chiesa in Africa va oltre le divisioni tribali

Mer, 23/05/2018 - 11:06
Kara – “Si sono appena concluse le celebrazioni della festa di Pentecoste e il sogno di comunione, fraternità, amore è sempre più sentito nel continente. Le divisioni tribali, di clan ed etniche, anche all'interno della Chiesa, che costantemente alimentano il nostro quotidiano, ci ricordano che lo spirito separatista di Babele rimane sempre forte”: lo dice all’Agenzia Fides il teologo ivoriano p. Donald Zagore.
“Diventare cristiano – spiega – significa alimentare la communio e quindi entrare nel modo di essere dello Spirito Santo che è la forza della comunione, il mediatore unico e ultimo che rende possibile la comunicazione prima tra Dio e gli uomini e poi tra gli uomini stessi. Non si può pensare di vivere una vita cristiana separati dagli altri. La festa di Pentecoste ci ricorda costantemente l'essenza della nostra missione di Chiesa in Africa, che è quella di lavorare per la riconciliazione, l'unificazione delle nostre comunità religiose e dei nostri paesi”.
Papa Francesco, nella sua omelia di domenica 21 maggio, ha invocato lo Spirito Santo dicendo: “Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient’altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza”.
Questo invito risuona tra i battezzati in Africa: “Non c'è uno scandalo più grande del vedere le Chiese divise, in particolare per questioni tribali, etniche e di clan”, continua padre Zagore. “Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre comunità rimangono una seria distorsione all’azione dello Spirito Santo e alla natura stessa della Chiesa, poiché la Chiesa stessa è opera dello Spirito Santo. Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre chiese sono essenzialmente un peccato contro lo Spirito Santo. Dove regna lo Spirito di Cristo, non c'è divisione, c'è piuttosto unità e riconciliazione”, nota.
Il teologo conclude: “Lo Spirito Santo si offre alla comunità di coloro che si sostengono a vicenda attraverso Cristo. La Pentecoste è, prima di tutto, la festa dell'unità e della comunione della Chiesa e di tutta l'umanità. Attraverso la Pentecoste, tutta la Chiesa, tutta l'umanità parla la stessa lingua: quella dell'amore. Solo un amore più forte di tutti gli interessi personali è in grado di costruire e rendere fertile una comunità di uomini uniti e riconciliati. Questo amore più forte di qualsiasi cosa non è altro che quello di Cristo. Va detto con forza, l’unità della Chiesa è impregnata dall’unico amore di Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti”.
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AMERICA/COSTA RICA - Il Vescovo di Limón chiede al nuovo Presidente un commissario per gli indigeni del paese

Mer, 23/05/2018 - 10:52
Limón – “I nostri nativi hanno bisogno di un commissario per difendere i loro diritti umani! Così mi permetto formalmente di suggerire al Presidente Carlos Alvarado un commissario per i popoli indigeni del nostro paese, per poter intervenire dinanzi alle molteplici e permanenti violazioni dei diritti umani fondamentali subite da questi fratelli, in modo sistematico e per tanti anni": queste le parole di Mons. Javier Román, Vescovo della diocesi di Limón in Costa Rica, in una lettera al nuovo Presidente del paese, inviata anche a Fides.
“Questo governo ha iniziato la sua attività – continua il Vescovo - ribadendo la volontà di far rispettare i diritti umani di tutti i costaricani, per questo ha nominato un commissario che opera al fine di garantire e sostenere i diritti delle persone che lo richiedono".
"I nostri indigeni stanno morendo di fame per la mancanza di cure mediche, hanno bisogno di strade, ponti, scuole, progetti produttivi, sicurezza e opportunità di lavoro. Un commissario potrebbe intervenire presso le istituzioni, denunciando la mancanza di assistenza e di presenza, per promuovere la cultura e contribuire a risolvere i conflitti interni dei popoli indigeni”. Il Vescovo, che possiede una ricca esperienza pastorale, conclude rivolgendosi al Presidente con queste parole: “Dalla sua esperienza come ministro, sappiamo della sua sensibilità sociale e della voglia di fare le cose bene. Cominciamo facendo giustizia per questi fratelli, che hanno veramente bisogno del sostegno di tutti, oggi".
A 15 giorni dal suo insediamento come Presidente, il giornalista e politologo Carlos Andrés Alvarado Quesada ha costituito un governo di unità nazionale che dovrà affrontare una situazione economica fragile, a causa di un deficit fiscale pressante. La situazione delle popolazioni indigene in Costa Rica è quella descritta da Mons. Román, triste e grave, perché sono lasciati senza protezione da parte delle autorità. I problemi e le conseguenze delle tragedie ambientali hanno spento le poche speranze di molte persone in luoghi dove l'assistenza del governo non arriva o è completamente assente.

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ASIA/FILIPPINE - Marawi un anno dopo l’assedio: la missione della Chiesa tra dialogo e ricostruzione

Mer, 23/05/2018 - 10:27
Marawi – Il 23 maggio di un anno fa iniziò l’invasione di gruppi terroristi legati allo Stato Islamico che si asserragliarono nella città di Marawi, sull’isola di Mindanao. Oltre 360mila furono i profughi, costretti a fuggire dalla città, mentre e si avviò l’assedio dell’esercito filippino che durò cinque mesi di intensi combattimenti.
Oggi cristiani e musulmani sono impegnati nel promuovere pace e concordia a Marawi. “La Prelatura di Marawi lavora instancabilmente per promuovere la pace, il rispetto, l'uguaglianza e l'amore tra cristiani e musulmani nella nostra comunità", dice a Fides Maria Teresa Soriano, docente universitaria cattolica di Marawi. Preti, suore e laici stanno lavorando per motivare e ispirare giovani e anziani a impegnarsi per ricostruire le loro vite e le loro case nel periodo immediatamente successivo alla distruzione, rileva Soriano. Il Vescovo Edwin de la Peña, che guida laa Prelatura di Marawi ha lanciato un appello a tutte le persone “affinché lavorino insieme per la ricostruzione di Marawi”. Nel frattempo, il governo ha avviato la ricostruzione della città e la riabilitazione degli sfollati con un piano dettagliato, tremite l'assistenza di agenzie umanitarie internazionali e i governi di tutto il mondo. Secondo le previsioni, potrebbero essere necessari circa quattro anni per ricostruire la città.
Tuttavia, non è cessato l’allarmne per la presenza di gruppi radicali che si stanno raggruppando nelle regioni di Lanao del Sur e Lanao del Norte, nelle aree rurali fuori dalla città di Marawi e in altre province di Mindanao.
La situazione della sicurezza a Mindanao continua a rimanere precaria ed è tuttora in vigore la legge marziale. Il Segretariato nazionale per l'azione sociale - che è Caritas delle Filippine – ha lanciato e diffuso in tutte le diocesi una raccolta di fondi per il programma di riabilitazione in corso nella città di Marawi.
In particolare la Caritas della diocesi di Manila ha assistito le famiglie sfollate a Marawi, fornendo assistenza alimentare e igiene, mezzi di sussistenza, accompagnamento psico-sociale ai bambini e accogliendo circa 500 famiglie sfollate, cristiane e musulmane. “Urge testimoniare la misericordia e l'amore di Cristo verso coloro che ne hanno bisogno a Marawi”, ha spegato p. Anton CT Pascual, Direttore esecutivo di Caritas Manila.
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