ASIA/INDONESIA - Attentati a tre chiese, il parroco cattolico: “ Perdoniamo i terroristi”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 14/05/2018 - 12:33
Surabaya - Tre attentati hanno colpito ieri, domenica 13 maggio 2018, tre chiese nella città di Surabaya, nella parte orientale dell'isola di Giava, poco prima dell'inizio delle messe domenicali. La prima esplosione ha avuto luogo nella chiesa cattolica di Maria Immacolata alle 7.15 del mattino; la seconda davanti a una chiesa Pentecostale e la terza alla chiesa di Cristo , a cinque minuti di distanza dal primo attacco. Un nuovo attentato ha colpito un posto di polizia a Surabaya oggi, lunedì 14 maggio: il bilancio complessivo della vittime di due giorni di violenza, come riferiscono le autorità, è salito a 25 morti e oltre 50 feriti.
Secondo il capo della polizia indonesiana, Tito Karnavian, “i perpetratori degli attacchi alle chiese sono tutti membri di una medesima famiglia: padre, madre, due figli e due figlie, coinvolti nell'attacco. Abbiamo identificato il gruppo Jemaah Ansharut Daulah come organizzatore dell'attacco”.
Gli attentati hanno generato paura e dolore nella comunità cristiana indonesiana. Il parroco della chiesa di Maria Immacolata, p. Alexius Kurdo Irianto, ha riferito a Fides che l'esplosione di fronte alla sua chiesa ha ucciso cinque persone: tre sono suoi parrocchiani e gli altri due sono i giovani attentatori, oltre a causare diversi feriti. Dopo l'esplosione, dichiara padre Irianto, “i cattolici della diocesi di Surabaya, e in particolare i parrocchiani dell'Immacolata, vivono un profondo dolore, ma la Chiesa cattolica non ha paura del terrore". Tra le vittime cattoliche, Aloysius Bayu era un giovane battezzato appena sposato, che era coordinatore del servizio di sicurezza della parrocchia, "morto per aver bloccato la moto dei due kamikaze, altrimenti l'esplosione avrebbe causato un numero maggiore di vittime” ha spiegato il parroco. “Denunciamo vigorosamente un tale terrore e rifiutiamo tutte le forme di violenza, perché sono incompatibili con la dignità della vita umana e sono contrarie a qualsiasi insegnamento religioso" aggiunge p. Irianto.
“Nonostante la nostra profonda tristezza - dice padre Irianto - perdoniamo i perpetratori dei crimini e preghiamo per i colpevoli e gli organizzatori di questi atti orribili: il Signore i illumini le loro menti”. Il sacerdote incoraggia tutti i cattolici della diocesi di Surabaya e i parrocchiani dell'Immacolata a mantenere la calma: “La gente rimanga vigile e non si lasci provocare da minacce o violenza - rileva – e continui compiere buone azioni di amore verso chiunque, in accordo con il Vangelo insegnato dal Signore Gesù”. “Oggi , anche se siamo nella sofferenza e nel lutto, siamo chiamati a donare un perdono sincero: questa è la via per un futuro prospero della nazione indonesiana”, conclude il parroco.
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AMERICA/ECUADOR - Giovani che evangelizzano i giovani: workshop di formazione sulla leadership

Fides IT - www.fides.org - Lun, 14/05/2018 - 11:54
Azogues – “Il nostro apostolato è la missione Ad Gentes, in particolare l'evangelizzazione dei giovani” dice all’Agenzia Fides Juan Manuel Rubín de Celis Alba, coordinatore nazionale del "Movimiento Juventud Católica México" , che si trova nella diocesi di Azogues, in Ecuador, dal 17 aprile al 17 maggio, per guidare il primo Seminario di formazione sulla leadership per i giovani delle comunità parrocchiali, dei movimenti e delle scuole della diocesi.
“Mons. Pedro Agustín Rivera Díaz, responsabile di Jucamex, e padre Freddy Barrera Pinos, consigliere diocesano della pastorale giovanile della diocesi di Azogues, Ecuador, mi hanno invitato a tenere questo corso allo scopo di rafforzare la formazione dei giovani della diocesi" commenta a Fides Juan Manuel, e spiega che oltre a tenere seminari di formazione, ha visitato “diverse unità educative, tenendo discorsi sui valori umani, che hanno avuto un'accoglienza eccellente” tra gli studenti.
Quindi, illustrando la metodologia seguita, il coordinatore spiega: “Il workshop si svolge in 4 fasi, in primo luogo i giovani scoprono l'importanza di prendersi cura di se stessi per migliorarsi come leader, poi lavorano su come noi ci avviciniamo agli altri e a Dio. Come terzo momento, vediamo come creare progetti per i giovani, fissare obiettivi, avere dei sogni, imparare a delegare, lavorare come una squadra. Infine commentiamo le caratteristiche del buon leader". Inoltre i giovani, come lavoro finale del corso, "preparano progetti per i loro gruppi parrocchiali e li presentano a tutti i partecipanti” aggiunge Juan Manuel, che conclude affermando che a suo avviso questa metodologia "ha notevolmente aiutato i giovani della diocesi di Azogues".
Lo JUCAMÉX è il movimento giovanile cattolico del Messico caratterizzato da uno spirito missionario: il suo scopo è annunciare il Vangelo al mondo intero, con la guida dello Spirito Santo, secondo il motto: "Cristo ci manda e il mondo ha bisogno di noi".
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AFRICA/CONGO - “Aiutateci a recuperare i soldi ingiustamente rubati al nostro sviluppo”: appello dei Vescovi ai Paesi del nord del mondo

Fides IT - www.fides.org - Lun, 14/05/2018 - 11:21
Brazzaville - Corruzione, cattiva gestione delle rendite petrolifere, mancanza di dialogo tra maggioranza e opposizione, un ingiusto sistema internazionale di scambi economici e di finanziamento del debito: sono le cause della profonda crisi politica, economica e sociale nella quale vive la Repubblica del Congo. Lo affermano i Vescovi del Paese nel messaggio pubblicato al termine della sessione straordinaria della loro Assemblea, che si è tenuta a Brazzaville dall’8 al 9 maggio.
I Vescovi si dicono “profondamente convinti” che le difficoltà che affliggono il Paese da almeno tre anni derivano dalla riforma della Costituzione che non è stata condivisa dall’opposizione. “In un regime democratico, nessuna riforma che susciti forti tensioni e proteste ha mai portato benefici al popolo, e di conseguenza un cambiamento della Costituzione nella divisione metterebbe in pericolo la pace sociale” avevano ammonito i Vescovi nel messaggio di Natale del 2014, richiamato nel documento pervenuto all’Agenzia Fides.
Nel 2015 un referendum costituzionale ha sancito l’adozione di una nuova Carta Costituzionale che ha permesso al Presidente Denis Sassou Nguesso di ripresentarsi alle elezioni del 2016, da lui vinte nonostante le forti proteste dell’opposizione e di una parte della popolazione.
“Che dire poi della crisi nel Pool?” chiedono i Vescovi, facendo riferimento al dipartimento del sud-est “dal 1998 scosso regolarmente da crisi e conflitti armati” che, nonostante i numerosi accordi di pace e di smobilitazione dei combattenti, continua a vivere nell’insicurezza e nella violenza. I Vescovi sottolineano che per risolvere la crisi nel Pool occorre portare alla luce “le sue cause e conseguenze, ma soprattutto le responsabilità degli uni e degli altri”.
A livello economico, la popolazione è alla fame, al punto che “nelle famiglie, persino il pasto unico che era diventato la regola sembra essere sempre più un privilegio”. “La caduta del prezzo del petrolio non spiega tutto” affermano i Vescovi, che si chiedono come siano stati gestiti gli enormi proventi degli anni delle vacche grasse, e perché lo Stato abbia negoziato accordi sul debito così tanto sfavorevoli per le casse pubbliche.
Di conseguenza i salari non sono pagati, il sistema sanitario e quello scolastico sono a pezzi, i prezzi dei generi alimentari continuano ad aumentare, “tranne quello della birra, ridotto di continuo”.
Tra le raccomandazioni proposte dai Vescovi ci sono il dialogo sincero tra le forze politiche; un audit internazionale sul debito congolese; la creazione di un corpo indipendente per combattere la corruzione. La Conferenza Episcopale lancia infine un appello “ai governi dei Paesi del nord, perché aiutino i congolesi a recuperare il denaro custodito impunemente presso di voi. Questi fondi potrebbero servire da noi per lo sviluppo”.
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AFRICA - La Chiesa in Africa vive e opera per la salvezza di ogni uomo, con l’annuncio della Buona Novella

Fides IT - www.fides.org - Lun, 14/05/2018 - 11:11
Kara - “La fede cristiana e il panafricanismo non sono due realtà incompatibili” dice all’Agenzia Fides il teologo africano p. Donald Zagore, notando che la maggior parte di coloro che aderiscono incondizionatamente ai vari movimenti panafricani mostrano radicale ostilità alla religione cristiana. Secondo i panafricanisti, “il cristianesimo rimane nelle sue viscere una religione occidentale e coloniale”.
Il teologo ricorda: “Una delle osservazioni più critiche è la nota frase del primo presidente keniota Jomo Kenyatta il quale sostenne che ‘i missionari, al loro arrivo nel continente, avevano nelle loro mani la Bibbia mentre noi avevamo le nostre terre: Poi ci chiesero di chiudere gli occhi per pregare. Riaperti gli occhi, a noi rimase la loro Bibblia e a loro le nostre terre. Ecco perché un fervente difensore dei valori africani, diceva Kenyatta, non può in alcun modo essere seguace e complice di una religione mortale come il cristianesimo”
“Essere africani ed essere cristiani sarebbe, per loro, un tradimento” continua Zagore. “Dovremmo allora generalizzare accusando tutta la Chiesa di essere complice del genocidio culturale, intellettuale e umanitario dell'Africa?” chiede il teologo, offrendo una risposta: “La Chiesa nella sua essenza non è stata creata per essere una ramificazione religiosa della colonizzazione in Africa. Vive e opera per la promozione, la liberazione e la salvezza di ogni uomo mediante l'annuncio incondizionato della Buona notizia della salvezza. Queste sono le uniche ragioni per cui la Chiesa ha camminato sul suolo africano. Questi valori sono stati materializzati da azioni concrete nella storia del continente. Gli operatori pastorali sono impegnati da sempre nonostante ostacoli climatici, linguistici e culturali per dare alle strutture sociali africane strumenti che favoriscano lo sviluppo e l'emancipazione degli abitanti, il più prezioso di tutti rimane la scuola”.
“La Chiesa infatti – prosegue – ha investito nell’insegnamento che offre i rudimenti necessari di una conoscenza solida per la formazione di un’intellighenzia africana. È questa conoscenza portata al popolo africano che li ha condotti a sfidare, e persino a liberarsi, dal giogo coloniale, specialmente negli anni '60. Non va dimenticato che molti pionieri e precursori del panafricanismo sono usciti dalle scuole cristiane. Da queste hanno attinto le forze e gli strumenti necessari per affermare la loro lotta contro il colonialismo in tutte le sue forme”.
P. Zagore conclude: “La Chiesa continua a lavorare in modo che l’uomo africano, diventi prima consapevole del suo valore e la sua dignità. Il cristianesimo e il panafricanismo non sono affatto antitetici, specialmente quando rendono la liberazione dell’essere umano in generale, e dell’Africa in particolare, la loro ragion d’essere”.
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EUROPA/AUSTRIA - “Mission Manifest”: la missione sia la priorità principale nei paesi europei

Fides IT - www.fides.org - Lun, 14/05/2018 - 09:50
Vienna - “Noi cristiani cattolici di Austria, Germania e Svizzera, rattristati dall’erosione della fede cattolica di cui parla Papa Francesco, consapevoli del fatto che i nostri paesi sono diventati territori di missione, siamo pronti per la missione. Desideriamo che i nostri paesi possano trovare Gesù”. Così si legge nel preambolo dell’iniziativa "Mission Manifest", lanciata dalla Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’Austria e da diverse organizzazioni e realtà cattoliche, soprattutto del mondo giovanile, che intendono impegnarsi ad aiutare i Vescovi con iniziative locali di base per rispondere all’appello della Evangelii Gaudium per la “conversione” delle strutture pastorali attuali, affinchè diventino “più missionarie” e gli operatori pastorali siano in costante atteggiamento “di uscita”.
Tra i 10 punti che il “Mission Manifest” propone a chi vuole aderire, si legge: vogliamo che la missione sia la priorità principale; ci vogliamo rivolgere a tutte le persone nei nostri paesi, senza distinzioni; dobbiamo riscoprire i contenuti della nostra fede e proclamarli con chiarezza e audacia; vogliamo evangelizzare, non indottrinare; essere missionari è un impegno affidato da Cristo a ogni battezzato, non solo ad alcuni specialisti; dobbiamo convertirrci alla gioia del Vangelo per essere in grado di portare gli altri a Cristo.
Il progetto “Mission Manifest”, lanciato all'inizio di quest’anno, è stato presentato a Papa Francesco durante l'udienza generale del 2 maggio, dal Direttore nazionale delle POM dell’Austria, p. Karl Wallner, e dagli altri promotori. "Il Papa ci ha incoraggiati" commenta p. Wallner, che spiega: "Il manifesto della missione non è una raccolta di firme. Vuole riunire le forze buone e raccogliere le iniziative missionarie per andare avanti con la Chiesa. Papa Francesco intende la missione come Chiesa in uscita". “Tutte le iniziative missionarie hanno una cosa in comune: condividere la gioia della nostra fede in Gesù Cristo" conclude il Direttore nazionale delle POM.
Al progetto hanno già aderito circa 4.000 firmatari, tra cui Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici di Austria, Germania e Svizzera.

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NEWS ANALYSIS /OMNIS TERRA - I cattolici latini, radice della fede negli Stati Uniti

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 11:54
I latinos sono una minoranza in crescita: la loro influenza negli Stati Uniti è estremamente significativa, perché la grande ricchezza socio-culturale e religiosa continua a plasmare tutte le dimensioni sociali ed esistenziali degli Stati Uniti: lo afferma Mons. José Horacio Gómez, Arcivescovo di Los Angeles dal 2011 e vicepresidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti dal 2016. L'arcivescovo è nato in Messico a Monterrey, e nella sua comunità, nell'area metropolitana di Los Angeles, più del 70% della popolazione cattolica è di origine ispanica.
"Questo paese - rileva - è un paese di immigrati che l'hanno reso grande e potente. L'immigrazione è una grande opportunità per una crescita positiva, gli studi sociologici mostrano che i paesi crescono e si arricchiscono nello scambio di idee, forme e abitudini, e ciò avviene nello scambio sociale tra i popoli"
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AFRICA/CONGO RD - “Si vuole distruggere il Parco Virunga, patrimonio dell’umanità” afferma un’ong congolese

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 11:37
Kinshasa - Almeno due turisti britannici sono stati presi in ostaggio nel parco naturale Virunga nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Un comunicato inviato all’Agenzia Fides dal CEPADHO , afferma che l’agguato ad un convoglio dell'Istituto congolese per la conservazione della natura è avvenuto poco prima delle 10:00 dell’11 maggio, a Kamahoro, nel territorio di Nyiragongo, nel Nord Kivu.
“Secondo le notizie ricevute dal CEPADHO, l’imboscata è stata probabilmente commessa da un commando delle FDLR ed ha preso di mira il convoglio dell'Istituto congolese per la conservazione della natura proveniente dal Parco Virunga in direzione della città di Goma”.
“I ribelli hanno sparato alcuni colpi contro il veicolo per costringere il convoglio a fermarsi: un coraggioso guardaboschi è stato colpito ed è morto poco dopo; mentre due turisti britannici sono stati rapiti” afferma il CEPADHO.
La Ong congolese “ritiene che i continui attacchi contro il personale dell'ICCN facciano parte di una macchinazione per destabilizzare e scoraggiare questa istituzione nella sua azione volta a proteggere il Parco Virunga al fine di distruggere questo Patrimonio Mondiale. A tal fine, è importante che lo Stato congolese intraprenda immediatamente uno sforzo per denunciare gli autori di questo complotto al fine di neutralizzarli”.
Dal 1979 il Parco è stato riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell'umanità.
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VATICANO - L’Arcivescovo Rugambwa in Namibia: “La nomina di un Vescovo è un segno dell'amore di Dio”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 11:16
Keetmanshoop – “La nomina di un Vescovo è un segno dell'amore di Dio per il suo popolo. Per la Chiesa, e in particolare per la diocesi di Keetmanshoop, Dio realizza la promessa che ha fatto al suo popolo, Israele: ti darò pastori secondo il mio cuore . Nella sua grande sollecitudine, Dio vi ha dato un pastore... È un Vescovo non solo della sua circoscrizione ecclesiastica, ma anche della Chiesa in Namibia, così come della Chiesa universale, che lavora in modo collegiale con il Santo Padre, il successore di Pietro”. Sono le parole pronunciate dall’Arcivescovo Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, durante la solenne liturgia che ha presieduto a Keetmanshoop, nella Namibia meridionale, il 5 maggio, dove ha presieduto l'ordinazione episcopale del Vescovo eletto Willem Christiaans , nell’ambito della sua visita pastorale in Namibia e Botswana .
All’inizio dell’omelia, il Segretario del Dicastero Missionario, ha portato il saluto del Santo Padre Francesco e del Cardinale Prefetto, Fernando Filoni, ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici come alle autorità governative, ai leader tradizionali, esprimendo particolare apprezzamento e gratitudine ai sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti, ai collaboratori pastorali e a tutti i fedeli, per gli “instancabili sforzi nello svolgimento della missione evangelizzatrice della Chiesa, sia qui a Keetmanshoop che altrove”.
Richiamandosi alle letture bibliche proclamate poco prima, l’Arcivescovo Rugambwa si è così rivolto al Vescovo eletto: “Caro padre Willem, oggi Gesù ti sta ponendo la stessa domanda che ha fatto a Pietro: mi ami? Siamo tutti fiduciosi che la tua risposta è simile a quella di Pietro: "Sì, Signore, Tu sai che ti amo", e suppongo che tu probabilmente aggiungerai una richiesta: Signore Mio, aiutami ad amarti sempre di più e sopra ogni altra cosa. Ricorda sempre che l'amore di Nostro Signore precede ogni fruttuoso servizio nel Suo nome. Se lo ami, imparerai ad esprimere nella tua vita e nel tuo ministero pastorale il suo stesso amore e la sua passione per la salvezza delle anime. L'efficacia e la fecondità del tuo ministero dipenderanno sempre dalla tua relazione con Lui, che tu rappresenti.”
L’amore per il Signore, ha proseguito l’Arcivescovo, dovrà essere tradotto “in amore concreto e incondizionato per tutti i cristiani, oggetto della tua cura pastorale”, quindi “caro padre Willem, ama come padre e fratello tutti quelli che il Signore oggi ti affida”, in particolare i sacerdoti e i diaconi, che condividono il ministero, da considerare figli e amici; i religiosi e le religiose, a cui far sentire l’attenzione paterna e la stima per il loro contributo inestimabile all’unica missione, e i laici, chiamati a collaborare attivamente nell’attività della Chiesa. “Devi anche avere un posto nel tuo cuore per i non cattolici - anzi per tutti - così che anche su di loro possa risplendere la carità di Cristo Gesù, di cui il Vescovo è testimone davanti a tutti gli uomini. In breve, cerca di essere un padre che eccelle nello spirito di amore e sollecitudine per ogni membro del gregge. Manifesta la tua preoccupazione per tutti, indipendentemente dalla loro età, condizione sociale o nazionalità, siano essi nativi, estranei o stranieri”.
Mons. Rugambwa ha quindi ricordato i doveri e i compiti del Vescovo: predicare il Vangelo, celebrare i riti sacri, governare la Chiesa locale. Suo compito è anche affrontare, con chiarezza e umiltà, le questioni che riguardano la giustizia, la pace, la riconciliazione, la non violenza, i cambiamenti sociali… In particolare deve essere vicino ai sofferenti, ai poveri, ai piccoli.
“Caro padre Willem – ha concluso -. Sei ben consapevole del significato e della gravità della vocazione e della missione del Vescovo. Nessuno può pretendere di esserne degno senza l'aiuto di Dio. Quindi, attraverso l'imposizione delle mani e la preghiera della consacrazione, chiediamo a Dio di trasformarti e di portarti pienamente in Lui per mezzo dello Spirito Santo. Sarai segnato con un carattere sacro per essere il rappresentante di Cristo, in modo che Lui stesso possa aiutarti a diventare, attraverso di lui e con lui, un buon pastore del suo gregge”.

Link correlati :Il testo integrale dell’omelia, in inglese
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AFRICA/KENYA - Crolla diga per le forti piogge, almeno 45 morti; la solidarietà dei Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 11:10
Nairobi - “Siamo profondamente addolorati per la perdita di vite umane, per le persone ferite e gli enormi danni materiali verificatisi in tutto il Paese, la tragedia peggiore e scioccante è stata il crollo della diga Nakuru-Solai che ha provato diversi morti e dispersi” afferma, a nome della Conferenza Episcopale Keniana , Sua Ecc. Mons. John Oballa Owaa, Vescovo di Ngong e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”, nel porgere le condoglianze per le vittime delle inondazioni causate dalle forti piogge che da marzo colpiscono il Kenya. La tragedia più grave si è verificata il 9 maggio, con il cedimento della diga Nakuru-Solai, a dieci chilometri da Nakuru, che ha sommerso abitazioni per un raggio di due chilometri. I morti sono almeno 45, ma diverse persone risultano ancora disperse. Con questa tragedia il bilancio delle vittime delle piogge torrenziali da marzo raggiunge quota di oltre 160 morti.
“In queste dolorose circostanze, desidero esprimere la solidarietà e le preghiere della Chiesa cattolica in Kenya e le nostre più sincere condoglianze ai parenti delle vittime e a tutti coloro che soffrono le conseguenze di queste numerose catastrofi” scrive il Presidente di “Giustizia e Pace”.
“Mentre elogiamo il buon lavoro svolto dai team delle squadre di soccorso che operano sul campo, chiediamo però alle istituzioni e alle autorità responsabili di garantire sempre la sicurezza dei cittadini, assicurandosi che le norme prescritte siano rispettate, senza compromessi. Chiediamo che i governi nazionali e provinciali rispondano con iniziative concrete a tali tragedie. Chiediamo a tutti i keniani e ad altre persone di buona volontà di aiutare i nostri fratelli e sorelle che hanno bisogno del nostro aiuto” conclude il Vescovo di Ngong.
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ASIA/AFGHANISTAN - Leader musulmani riuniti in Indonesia per cercare una via di pace

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 10:50
Giacarta - Importanti studiosi musulmani provenienti dall'Afghanistan, dal Pakistan e dall'Indonesia si sono incontrati dall'11 maggio a Jakarta, capitale indonesiana, per discutere e sviluppare una via nel conflitto che da decenni insanguina l'Afghanistan. Alla "Conferenza trilaterale degli Ulema", organizzata dal governo indonesiano, studiosi e capi religiosi di tre paesi hanno discusso varie sfide rispetto alla narrativa della "guerra santa" promossa dai talebani come via per liberare il paese dalle forze a guida Usa.
Gli studiosi sperano di potere persuadere ad sedersi al tavolo dei negoziati con il governo i talebani che, rimossi dal potere nel 2001 dopo che le forze americane hanno invaso l'Afghanistan, stanno conducendo una sanguinosa ribellione armata.
Il conflitto in Afghanistan non ha solo motivi politici, si afferma, ma è generato anche dalle differenze tra correnti e sette legate all'islam che è religione di stato in Afghanistan. In tale quadro, il ruolo di ulama può essere importante, e in questa prospettiva, l' incontro tra i leader religiosi a Giacarta può essere un modo per dare un contributo alla pace. I leader religiosi islamici in Afghanistan e Pakistan hanno l'opportunità di conoscere da vicino la situazione dell' Indonesia e osservare il ruolo e la posizione degli ulama indonesiani nel mantenere la pace sociale e religiosa in questo paese prevalentemente musulmano del Sudest asiatico.
I talebani hanno definito la conferenza "non-islamica" e hanno esortato gli studiosi islamici ad astenersi dal partecipare. Ma un pronuncimaento di leader religiosi islamici contro i talebani e contro le loro tattiche estremiste potrebbe privarli della legittimità religiosa. Secondo Borhan Osman, analista afghano del Centro studi "International Crisis Group", "una discussione sulla dimensione religiosa della guerra in Afghanistan non ha precedenti. L'idea del governo afgano di ottenere una fatwa dagli ulama per delegittimare la lotta dei talebani, che invocano il jihad, non è mai ststa realizzata finora", ha detto.
Secondo dati della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, nei primi tre mesi del 2018, oltre 700 civili sono stati uccisi e quasi 1.500 feriti in una serie di esplosioni e attacchi suicidi compiuti dai talebani e dallo Stato islamico. Con un numero così alto di vittime civili, l'esito del processo di pace è incerto, soprattutto perché i talebani considerano il governo afgano "un fantoccio" delle forze americane.
Secondo gli osservatori, per avviare un vero cammino di pace in Afghanistan, i talebani dovrebbero accettare un cessate il fuoco immediato, nominare un inviato e una squadra negoziale e intraprendere colloqui diretti con l'Afghanistan e Ggi Stati Uniti.
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AFRICA/KENYA - Emergenza inondazioni: le persone con disabilità tra le più vulnerabili

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 10:22
Kabarnet – Non si arrestano le violente inondazioni che stanno devastando ampie aree del Kenya dal mese di marzo, dove la precedente siccità ha portato all’erosione dei terreni. Il bilancio provvisorio è, secondo la Croce Rossa, di almeno 200 morti, 242.000 sfollati e 500 famiglie gravemente colpite molte delle quali hanno perso tutto. Le inondazioni hanno distrutto case, campi, strade, rendendo molte zone isolate e inaccessibili.

In gravi difficoltà anche il grande campo profughi di Dadaab abitato da 500mila persone. Il centro di Muranga è stato cancellato da una frana mentre a Rongai il torrente Kandisi si è portato via un ponte affollato di persone. Le piogge continueranno per le prossime settimane in vaste zone del Paese. Inevitabilmente, si teme una imminente diffusione di epidemie di colera e malaria.

“Nelle emergenze e catastrofi naturali le persone con disabilità sono tra le più colpite, hanno un tasso di mortalità doppia rispetto alle altre”, ha detto all’Agenzia Fides, il Direttore di “Christian Blind Mission” Italia , Massimo Maggio. “Faticano a mettersi in salvo, non riescono ad accedere agli aiuti umanitari perché non sentono gli avvisi e i messaggi di emergenza, perchè non sono incluse nei piani di salvataggio, non riescono ad accedere alle operazioni umanitarie di base , i loro ausili possono perdersi o danneggiarsi”.

“Allo stesso tempo – continua il Direttore - le emergenze possono aumentare il numero di persone che diventano disabili, sia a breve che a lungo termine, a causa delle lesioni riportate e la mancanza di servizi medici adeguati. Per questo CBM mentre aiuta queste persone ad accedere ai soccorsi, lavoracon le organizzazioni specializzate nei soccorsi, per garantire che i programmi di emergenza siano realmente inclusivi. L’obiettivo è aiutare 1.300 famiglie gravemente colpite dalle inondazioni, con priorità alle famiglie con persone con disabilità, fornendo tende e ripari, acqua potabile, servizi medico-sanitari e riabilitativi, distribuendo ausili visivi e motori alle persone con disabilità , denaro per le prime necessità, capi di bestiame e attrezzature agricole”. La contea di Baringo, nel Nord del Kenya, è una delle più colpite dalle inondazioni. In questa zona molti servizi sanitari ed educativi sono inaccessibili, centinaia le scuole e gli ospedali chiusi. Il CBM, presente da oltre 40 anni a Baringo, sta lavorando in stretta collaborazione con la Croce Rossa del Kenya e APDK, l’Associazione delle persone con Disabilità Fisiche del Kenya, per individuare le persone con disabilità e portare loro aiuto.


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AMERICA/PARAGUAY - Per la beatificazione di Chiquitunga, Koki Ruiz prepara un'opera artistica fatta con le corone del Rosario

Fides IT - www.fides.org - Sab, 12/05/2018 - 09:51
San Ignacio - “Innamorato” di Chiquitunga. Così si definisce, senza remore, Delfín Roque Ruiz Pérez – per tutti "Koki" - l'artista che sta preparando, dopo la memorabile pala d'altare per la messa del Papa in Paraguay nel 2015, un'opera monumentale per la beatificazione di Chiquitunga .
Il pittore sta realizzando un enorme pannello per il fondo dell'altare della cerimonia del 23 maggio, che sarà presieduta dal cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nello stadio Nueva Olla di Asunción. L'opera conterrà la raffigurazione del volto di María Felicia de Jesús Sacramentado Guggiari Echeverria . L'immagine sarà costituita dai rosari donati dai fedeli, come spiegato dall'artista. Leggendo uno dei libri sulla vita della Serva di Dio, rimase colpito dal passaggio: “Era un continuo pellegrinaggio di rose, gelsomini e rosari che chi portava voleva toccassero il corpo diminuto di Chiquitunga”. Per la pala d'altare servono 70.000 rosari. Ne sono arrivati già oltre 40.000, e nessuno ha dubbi sull'esito della raccolta. Si tratta di rosari “pregati”, perchè, dice Koki, “sarebbe stato facile chiedere soldi e ordinarli all'ingrosso, ma non è quello lo spirito”.
L'artista, che l'Agenzia Fides ha visitato nella sua abitazione-atelier, ha un profilo originale. Lavora con la gente, utilizza elementi della natura, e predilige la creazione collettiva, che deve servire a “comunicare qualcosa alla gente attraverso i sensi”. La sua intera carriera è ispirata soprattutto dal tedesco Joseph Beuys, per il quale “l'artista deve cercare l'arte tra la gente, non in un museo, poiché ogni essere umano ha in sé la capacità di creare”.
Il suo comune natio, San Ignacio, terra della prima delle Reducciones dei gesuiti, gli ha già commissionato un lavoro per commemorare i 500 anni di presenza spagnola nelle Americhe. “Volevo esprimere una critica all'incontro tra due culture che, in realtà, fu uno scontro”, racconta. Preparandola, scoprì che quello scontro non era stato provocato, come si suole pensare, da un conflitto tra civiltà, bensì "dal diverso concetto e uso del tempo”. “Per gli europei, il tempo è lineare. Ai tempi delle Reducciones, ci si alzava tutti i giorni alla stessa ora per andare poi a lavorare, a messa, per vivere degnamente e in modo santo, dicevano i gesuiti. Invece, per i guaraní ogni giorno era diverso, e il tempo - anche quello atmosferico - dettava le opportunità giuste per quella giornata: pescare, cacciare, dedicarsi all'artigianato. C'era poi l'avvicendarsi delle stagioni, il tempo del raccolto del grano, quello della semina”. Gli indios si ribellarono al concetto e all'uso del tempo imposto loro dagli europei, afferma Koki. Dopo le prime ribellioni, una delle quali sparse il sangue del primo santo paraguayano, San Roque Gonzalez e dei suoi compagni, le Reducciones furono un esempio della fusione di due culture, quella europea e quella guaraní, in armonia, che espressero, una scultura, una musica e un'architettura uniche, denominate "barocco guaraní", che ha segnato un'epoca e che permane nella grande scuola dei liutai paraguaiani.
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AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta celebra il centenario delle “scuole domenicali”, all'origine del risveglio spirituale copto

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 12:57
Il Cairo – Entrano nel vivo le celebrazioni messe in agenda dalla Chiesa copta ortodossa per commemorare il centenario della nascita del cosiddetto "Movimento delle scuole domenicali” . Domenica 13 maggio, il centenario verrà celebrato nella cattedrale copta ortodossa del Cairo, alla presenza del Patriarca copto ortodosso Tawadros II. Alla commemorazione ufficiale è stato invitato anche il Patriarca copto ortodosso Ibrahim Isaac Sidrak.
Correva l'anno 1918 quando l'arcidiacono copto Habib Girgis diede inizio alla rete delle “scuole domenicali”, prendendo ispirazione dalla formula protestante delle “Sunday Schools”. L'iniziativa, pensata per favorire la formazione spirituale e teologica dei laici, ha avuto un impatto formidabile, insieme alla rinascita del monachesimo copto, come strumento e occasione del “risveglio copto” del secolo scorso. Le “scuole domenicali” hanno favorito e alimentato il rinnovamento dell'intera pastorale della Chiesa copta, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di monaci e di sacerdoti che a partire dal periodo tra le due guerre mondiali hanno partecipato a una “rinascita” copta saldamente radicata nella riscoperta delle proprie tradizioni teologiche e spirituali.
Il movimento delle “scuole domenicali” ha contribuito a plasmare la sensibilità teologica e pastorale di figure rilevanti della storia della Chiesa copta dell'ultimo secolo, come il Patriarca Shenuda III.
L'arcidiacono Habib Girgis è stato riconosciuto e proclamato santo dal Sinodo della Chiesa copta ortodossa il 20 giugno 2013. “Nella Chiesa copta ortodossa – riferisce all'Agenzia Fides Antonios Gabriel, sacerdote della comunità copta ortodossa presente a Roma – la santità di una persona può essere proclamata solo dopo che sono passati quaranta anni dalla morte del canonizzato. Occorre che la fama di santità rimanga salda e diffusa anche nella generazione successiva a quella a cui apparteneva il Santo”.
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AFRICA/GHANA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Cape Coast e nomina del successore

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 12:20
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Cape Coast , presentata da S.E. Mons. Matthias Kobena Nketsiah. Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Cape Coast S.E. Mons. Gabriel Charles Palmer-Buckle, finora Arcivescovo di Accra.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Studenti cattolici a lezione di mass media, strumenti di evangelizzazione

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 12:18
Port Moresby – Formare gli studenti all’uso e alle tecniche dei mass media, per introdurli ai segreti della comunicazione sociale, vista come mezzo per aiutare la diffusione del Vangelo: questo il fine del terzo Seminario sull’Educazione ai Media, destinato a studenti cattolici, organizzato nei giorni scorsi a Bomana dall’Ufficio comunicazione della Conferenza Episcopale della Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, e destinato a 50 studenti di sette scuole locali.
Il programma, curato dal Salesiano p. Ambrose Pereira, Direttore dell’Ufficio comunicazione, ha incoraggiato i presenti a riflettere sui vari aspetti del loro vivere quotidiano, “accostandoli ai problemi e alla ricerca di soluzioni” riferisce il Direttore in una nota inviata a Fides.
Una sessione è stata concentrata sulla radio e sugli elementi basilari per il montaggio dei video, con una partecipazione dell’emittente radiofonica “Radio Maria” che ha dato ai giovani la possibilità di registrare e pubblicare i gingle creati dagli studenti. Parlare di fronte alla telecamera e visualizzare i loro brevi discorsi ha permesso ai partecipanti di parlare davanti a un pubblico e vedere la resa. Ma la formazione non è stata solo tecnica: “Ho capito che sono chiamata ad amare la vita e viverla al massimo” ha dichiarato uno studente alla fine del corso. Al termine dei tre giorni di formazione i presenti hanno espresso soddisfazione del lavoro di interazione ed apprendimento, nella consapevolezza di poter utilizzare i mass media come strumenti di evangelizzazione.
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ASIA/MALAYSIA - I malesi votano per il cambiamento, con la speranza di potenziare il welfare

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 11:59
Kuala Lumpur - Per la prima volta nella sua storia il popolo malaysiano ha votato per il cambiamento nella 14ª tornata di elezioni generali del 9 maggio, e il giorno seguente il 92enne Premier Mohamad Mahathir ha giurato come nuovo presidente. Leader della coalizione "Pakatan Harapan" , Mahathir è il più vecchio capo di stato al mondo, riuscendo a scalzare la piattaforma politica Barisan Nasional , che ha governato la nazione del sud-est asiatico per sei decenni. Secondo i risultati ufficiali, l'opposizione ha ottenuto 121 seggi, uno in più di quanto richiesto per una maggioranza semplice, mentre il Fronte ne ha 79 nel parlamento dei 222 membri. Mahathir inoltre ha incassato il sostegno di altri partiti che garantiscono al suo governo 135 membri del Parlamento.
La coalizione guidata da Mahathir, che include quattro partiti, è riuscita a sconfiggere il Primo ministro uscente Najib Razak, coinvolto in un enorme scandalo di corruzione e divenuto impopolare, dopo aver governato per quasi un decennio. Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha infatti dichiarato che nel fondo di investimento della “Malaysia Development Bank” 4,5 miliardi di dollari USA sono stati sottratti da soci dell'ex Primo ministro Najib Razak tra il 2009 e il 2014, compresi 700 milioni di dollari che sono stati depositati sul conto bancario di Najib. Mahathir ha inoltre promesso di abrogare una tassa sui beni e servizi introdotta da Najib, provvedimento molto impopolare.
Il voto è importante perché, come sottolinea Khoo Ying Hoi, professore di studi internazionali e strategici all'Università della Malaysia, "ha dimostrato che siamo andati oltre la politica razziale", in quanto finora la maggioranza musulmana malay aveva votato compatta per il Fronte Nazionale.
James Sitamin, laico cattolico dell'Arcidiocesi di Kuala Lumpur, ha detto a Fides che i risultati delle elezioni hanno creato "un senso di euforia tra la gente, delusa dal precedente governo". Il nuovo governo “ha il compito di rafforzare l'economia e i programmi di sicurezza sociale, concentrandosi su istruzione, occupazione e sanità soprattutto per la classe media”, sottolinea Sitamin. Nella fase pre-elettorale, i leader cristiani delle diverse confessioni presenti in Malaysia hanno diffuso messaggi sul "voto responsabile" e sulla tutela della libertà religiosa per tutti.
La Malaysia è una federazione di 13 stati e tre territori federali, con 31 milioni di abitanti. In una società multietnica e multireligiosa i cristiani sono presenti in tutti i gruppi etnici. Con il 60% della popolazione islamica, il restante 40% è diviso tra buddisti, indù e cristiani. Questi ultimi sono una minoranza di circa il 9%, metà dei quali cattolici.
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AMERICA/BOLIVIA - “Recuperare la gioia del Vangelo, ravvivare il profetismo, essere operatori di comunione e riconciliazione”: verso il CAM V

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 11:37
Santa Cruz de la Sierra - Tra due mesi, dal 10 al 14 luglio, nella città di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, si terrà il quinto Congresso Missionario Americano . Questo evento ecclesiale fa parte di una ricca storia che, dall'America Latina, ha illuminato il cammino missionario di tutta la Chiesa. Il prossimo sarà anche il decimo Congresso di una lunga serie, iniziata nel 1977 in Messico, che si svolge ogni 4 anni in diversi paesi dell’America Latina .
Con lo slogan "America in missione, il Vangelo è gioia", il Congresso di quest'anno affronterà il tema “La gioia del Vangelo, cuore della missione profetica, fonte di riconciliazione e comunione”. Il suo obiettivo generale sarà quello di "rafforzare l'identità e l'impegno missionario Ad gentes della Chiesa in America, per annunciare la gioia del Vangelo a tutti i popoli, con particolare attenzione alle periferie del mondo di oggi e al servizio di una società più giusta, solidale e fraterna".
Gli assi tematici attorno ai quali il CAM V ruoterà sono quattro. Vangelo: perché ciò che il missionario annuncia nasce da questo primo contatto con il Vangelo e ritorna ad esso come fonte che dinamizza la sua vita quotidiana. Gioia: frutto dell'esperienza dell'incontro personale con Cristo. Comunione e riconciliazione: lo scopo principale dell'evangelizzazione e dell'azione missionaria della Chiesa è raggiungere la comunione dell'uomo con Dio e degli uomini tra loro. Missione e Profezia: mandato affidato da Gesù agli Apostoli di essere i suoi "testimoni".
“Per chi lavora nel campo della formazione missionaria, questi temi parlano di una profonda spiritualità e invitano a promuovere processi di trasformazione missionaria nelle nostre Chiese locali” si legge in una nota di padre Alejandro Marina, direttore del Centro Missionario Maryknoll in America Latina, pervenuta a Fides.
“Molte sono le realtà dei nostri tempi: crisi ecologica, violenza familiare, femminicidio, corruzione, droga, guerre, tratta di esseri umani - continua il missionario di Maryknoll -. Dobbiamo arrivare alle periferie geografiche ed esistenziali di queste realtà per portare la Buona Novella". Perché, come afferma il documento di Aparecida, “la Chiesa ha bisogno di una scossa forte, che le impedisca di abituarsi alla comodità, al ristagno e alla tiepidezza, prescindendo dalla sofferenza dei poveri del continente”. “Come riaccendere in noi la dimensione profetica della nostra fede che riceviamo come missione nel battesimo? In che modo ogni cristiano è un operatore di comunione e riconciliazione in un mondo frammentato e spezzato?" chiede p. Alejandro, ricordando le parole di Papa Francesco nell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Sogno un'opzione missionaria capace di trasformare tutto ...”. “Questo è l'invito che fa il prossimo CAM V. Recuperare la gioia del Vangelo, ravvivare la nostra profezia ed essere operatori di comunione e di riconciliazione nel mondo di oggi" conclude.
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AFRICA/SUDAFRICA - Assalita moschea a Durban: la ferma condanna della Chiesa cattolica sudafricana

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 11:26
Johannesburg - “Abbiamo appreso con grande sconcerto e tristezza l'attacco alla moschea dell'Imam Hussein a Verulam, Durban e la tragica uccisione di un imam e il ferimento di altre due persone” afferma una dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. Stephen Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference , che condanna con forza l’assalto alla moschea sciita dell'Imam Hussein a Verulam, una cittadina nei pressi di Durban.
Secondo le notizie pervenute all’Agenzia Fides, ieri, 10 maggio poco dopo la preghiera di mezzogiorno, tre uomini armati con pistole e coltelli sono entrati nella moschea, e dopo aver accoltellato tre persone, hanno dato fuoco al locale. L’iman è morto, mentre le altre due persone sono rimaste ferite.
“A nome della Chiesa cattolica in Africa australe, offriamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici dell'imam assassinato, e auguriamo alle persone ferite una rapida e completa guarigione” afferma il comunicato della SACBC. “I nostri cuori sono con la comunità della moschea Imam Hussein che è stata così brutalmente colpita. Siete nei nostri pensieri e preghiere”.
“Condanniamo fermamente questo sanguinoso e inutile attacco e chiediamo alle forze dell'ordine di lavorare scrupolosamente per assicurare i responsabili alla giustizia. La tolleranza religiosa è stata a lungo una caratteristica della società sudafricana e si deve impedire a coloro che desiderano portare la devastazione e porre le comunità di fedeli le une contro le altre di avere successo. Continueremo a pregare per la pace nel nostro Paese e in tutto il mondo, una pace basata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano” conclude Mons. Brislin.
Al momento la polizia tende ad escludere che si sia trattato di un atto di terrorismo, anche se alcuni testimoni affermano che gli assalitori sarebbero di nazionalità egiziana.
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ASIA/NEPAL - Unità tra i cristiani: insieme per testimoniare la misericordia di Dio

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 10:25
Kathmandu - I cristiani delle diverse confessioni in Nepal sono impegnati a lavorare insieme per testimoniare l'amore e la misericordia di Dio. "Come cristiani nepalesi siamo chiamati a lavorare insieme e a essere testimoni del Vangelo di Cristo, condividendo la preghiera e superando le divisioni tra le comunità cristiane del paese" dice all'Agenzia Fides R.C. Acharya, segretario generale del Consiglio Nazionale delle Chiese in Nepal , organismo ecumenico. "Siamo partecipi della missione di Dio, testimoniando il Vangelo e restando a servizio del popolo. Abbiamo il compito di essere servitori di Dio per far vivere la Chiesa in Nepal e abbracciare tutti nelle nostre comunità, camminando insieme nella nostra fede" aggiunge.
Il Consiglio Nazionale delle Chiese in Nepal ha organizzato nei giorni scorsi un corso di formazione ecumenico tenutosi dall'8 all'11 maggio presso la Chiesa battista a Kathmandu: il programma puntava ad accompagnare e sviluppare la leadership nelle comunità cristiane, ed era rivolto a circa 90 partecipanti delle diverse confessioni presenti in Nepal. I battezzati in Nepal, piccola minoranza in ambiente induista, sono chiamati a testimoniare l'unità in una società multi-religiosa: questo è stato il tema al centro della riflessione e delle sessioni di formazione
Al seminario si è osservato che c'è bisogno di rafforzare la formazione teologica e la formazione ecumenica tra i cristiani del Nepal: in tal senso sta operando il NCCN, anche attraverso seminari e corsi di formazione biblico-teologica
Nonostante una severa legge che vieta la conversione religiosa e che penalizza la libertà religiosa, in Nepal il cristianesimo si è diffuso rapidamente negli ultimi due decenni. I cristiani costituiscono l'1,4% dei 29 milioni di abitanti del Nepal.
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AMERICA/CUBA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, p. Yosbel Lazo Cordero, CM

Fides IT - www.fides.org - Ven, 11/05/2018 - 09:37
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 12 aprile 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie a Cuba per un quinquennio , il rev. p. Yosbel Lazo Cordero, CM .
Il nuovo Direttore nazionale ha 39 anni ed è sacerdote da 10. Ha conseguito un diploma in Pastorale vocazionale presso l’Istituto teologico pastorale-Celam a Bogotà . E’ stato Viceparroco e Parroco in diverse parrocchie; Incaricato dell’Infanzia Missionaria nella diocesi di Pinar del Rio ; Responsabile della Commissione della Missione nell’Arcidiocesi di Santiago de Cuba ; Segretario nazionale delle POM .
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