ASIA/IRAQ - Elezioni, assegnati i 5 seggi riservati ai cristiani. Il Patriarca caldeo si congratula con Muqtada al Sadr

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 12:26
Baghdad – I risultati definitivi delle elezioni politiche irachene confermano che due dei 5 seggi riservati ai cristiani sono stati conquistati da candidati del movimento delle “Brigate Babilonia”: si tratta di Aswan Salem Sawa - che si è aggiudicato il seggio riservato ai cristiani nella Provincia elettorale di Ninive – e di Burhanuddin Ishak Ibrahim, che ha prevalso nella corsa per conquistare il seggio riservato ai cristiani nella Provincia di Baghdad. Nella Provincia di Kirkuk il seggio riservato ai cristiani è andato a Rihan Hanna Ayoub, candidata del Consiglio popolare siro caldeo assiro, mentre il candidato Immanuel Khoshaba, della coalizione assira Rafidain, si è aggiudicato il seggio riservato ai cristiani nel governatorato di Dohuk, e Hoshyar Karadag Yelda, candidato alla coalizione caldea, ha conquistato il seggio riservato ai cristiani nella provincia di Erbil. Quattro dei cinque candidati appartengono alla Chiesa caldea. Ambienti vicini ad alcuni candidati cristiani, legati soprattutto al Movimento democratico assiro, che hanno raccolto risultati deludenti alle elezioni e non riusciranno a entrare in Parlamento, annunciano ricorsi e rilanciano sospetti sul responso elettorale, lasciando intendere che su alcuni candidati cristiani sarebbero stati dirottati anche voti di elettori sciiti, in modo da piazzare nei seggi riservati ai cristiani rappresentanti che di fatto saranno allineati alle formazioni politiche preponderanti.
Intanto, il Patriarcato caldeo riferisce che nei giorni scorsi il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako ha telefonato al leader sciita iracheno Muqtada al Sadr, vincitore delle elezioni, per congratularsi con lui e esprimere i propri auspici per un governo che promuova davvero il bene comune di tutto il popolo iracheno. Muqtada al Sadr – riportano le fonti ufficiali del Patriarcato caldeo – ha ringraziato il Patriarca anche per le parole di omaggio da lui espresse in occasione dell'inizio del Ramadan, e ha confermato la sua intenzione di “sostenere i cristiani”.
Domenica 20 maggio, festa di Pentecoste, dopo la recita del Regina Coeli. Papa Francesco ha annunciato che il prossimo 29 giugno si terrà un nuovo Concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali, tra i quali figura anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako. Sabato 19 maggio, lo stesso Patriarca aveva diffuso un comunicato di commento ai risultati elettorali, nel quale, tra le altre cose, invitava i politici cristiani che si sono presentati divisi alle recenti elezioni a “imparare la lezione”, riconoscendo che “solo quando avremo messo il dito nella ferita saremo in grado di sviluppare una nuova visione e unire le posizioni per salvaguardare la nostra piccola 'quota' e la sua 'indipendenza'”. .
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ASIA/INDIA - Un Gesuita: “Nel Karnataka le forze nazionaliste non hanno trionfato”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 12:06
Bangalore - "Le elezioni per l'Assemblea statale del Karnataka sono state un momento cruciale nella storia del paese. Il primo ministro uscente del Karnataka Siddaramaiah, del Partito del Congresso, ha svolto un lavoro meritevole. Ma nella corsa finale dovuto fare i conti con la forza del Baratiya Janata Party , il partito nazionalista indù, che attraverso denaro, manipolazioni e potere, ha avuto grande successo": lo dice all'Agenzia Fides il Gesuita indiano p.Cedric Prakash, commentando l'esito della tornata elettorale nello stato indiano di Karnataka , dove il BJP ha conquistato la maggioranza relativa.
Il BJP ha ottenuto 104 dei 222 seggi ; il Partito del Congresso 78 e il partito Janata Dal 37; altri tre sono candidati indipendenti. Il Congresso, che pure ha subito un drastico calo in uno stato che governava, ha avviato trattative e ha raggiunto un accordo politico per mettere insieme una coalizione e impedire al BJP, partito del Primo ministro Narendra Modi, di prendere il potere nello stato. “In questo tempo, il BJP ha fatto di tutto per ottenere il consenso di membri della assemblea e per poter formare una maggioranza”, nota p. Cedric.
Ma il prossimo dì 23 maggio H.D. Kumaraswamy, leader del Janata Dal, presterà giuramento come Primo Ministro del Karnataka, con il sostegno del Congresso e del JD. “Tutta la nazione – rileva p. Prakash – segue questo dramma politico del Karnataka. Il governo appoggiato da due forze politiche deve lavorare in cooperazione e restare unito, nonostante le differenze; in secondo luogo dovrebbe allontanarsi dalla logica di corruzione, comunitarismo, e difesa della casta, basandosi sulla competenza e trasparenza. In questo dramma politico, il potere, il denaro e le manipolazioni ideologiche del BJP sono fallite. Verità e giustizia hanno trionfato. Ma, nell'arco di quattro anni, da quando il BJP governa a livello federale, si sta distruggendo l'idea e lo spirito dell'India”. “Compito di ogni cittadino è esercitare la propria responsabilità e vigilare sulla libertà, impegnandosi con tutto il cuore per i diritti di tutti: questa è l'unica via da seguire per l'India del futuro", conclude il Gesuita.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Assalto a Bambari; anche la Chiesa non è risparmiata

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 12:00
Bangui - “La popolazione è devastata, le case incendiate e saccheggiate. I corpi delle vittime giacciono al suolo” afferma p. Firmin Gbagoua, Vicario Generale di Bambari, la città della Repubblica Centrafricana a 300 km dalla capitale, Bangui, messa a ferro e a fuoco dai miliziani di Ali Darassa, capo dell’ l'Unione per la Pace in Centrafrica , una delle branche nelle quali si è scissa l’ex coalizione ribelle Seleka.
La scorsa settimana, gli uomini dell’UPC, hanno attaccato la gendarmeria, la stazione di polizia, e la locale base della MINUSCA . Non sono state risparmiate neanche le sedi locali delle ONG mentre è stata saccheggiata la parrocchia Saint-Jean. Secondo Medici Senza Frontiera almeno 300 abitanti della città si sono rifugiati nel locale ospedale la notte del 14 maggio quando l’UPC ha assalito la città.
L’area di Bambari è strategica non solo per la sua posizione centrale ma anche per la presenza di miniere di oro e diamanti che suscitano gli appetiti dei diversi gruppi armati che vi operano.
A fine marzo don Désiré Angbabata, parroco della chiesa di Séko, a 60 km da Bambari, era stato ucciso in un assalto al villaggio da parte dell’UPC .
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AMERICA/ECUADOR - La Rete Panamazzonica: “Il Cardinale Barreto, portatore di speranza per l’Amazzonia”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 11:18
Quito - “La nomina a Cardinale di Monsignor Barreto ha un significato molto profondo, di grande speranza e di profonda responsabilità: tutti noi che siamo vicini a lui, ci impegniamo a sostenerlo in questa via di parresia che il Papa sta indicando, per diventare una Chiesa in uscita e con coraggio, e ancora di più nella REPAM, che per noi è un Kairos di Dio, per promuovere l'ecologia integrale": lo dice all’Agenzia Fides Mauricio Lopez , laico cattolico, segretario esecutivo della “Rete Panamazzonica” alla notizia che Mons. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, Arcivescovo di Huancayo, in Perù, è stato inserito dal Papa nella lista dei nuovi Cardinali che nominerà il 29 giugno.
Lopez ricorda: “Mons. Barreto è un profeta dell'ecologia integrale, lo è stato prima della Laudato Sì e ancora molto di più dopo la Laudato Sì, ecco perché dobbiamo riconoscere il suo impegno. Poco tempo fa, quando eravamo a Roma per la riunione del Consiglio pre-sinodale dell’Amazzonia, abbiamo ricordato quando è venuto in Ecuador per il primo incontro a Puyo, pensando alla Rete Amazzonica. Mons. Pedro disse che l’iniziativa della Repam era frutto dello Spirito. Davanti a molti gruppi indigeni e internazionali, lui si è messo in gioco, dando priorità a questa Rete quando ancora non esisteva e l'ha portata avanti”.
“Questo spirito – prosegue - noi lo abbiamo vissuto nel contesto della REPAM: uno spirito di fratellanza, imparare a vedere la capacità dell'altro per difendere la vita, accogliere le grida dei popoli, vivere uno spirito di Chiesa missionaria”.
Il Segretario delle Repam conclude : "In altre occasioni l’ Arcivescovo Barreto ha parlato della foresta Amazzonica come fonte di vita per il mondo. Per alcuni questo sembrava esagerato, ma lui è andato oltre, perché ha detto che questo faceva parte della preoccupazione della Chiesa. Avere l’Amazzonia come priorità, darle la precedenza, considerarla il cuore del mondo: solo gli uomini con un cuore di ecologia integrale possono capirlo”.

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AMERICA/HAITI - Impegno apostolico dei missionari Camilliani sull’isola dopo l’uragano

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 10:43
Ranja – “Da quando siete arrivati sull’isola avete portato un grande cambiamento nella vita della comunità: con il vostro stile di lavoro evangelico avete accompagnato le persone verso il loro pieno recupero. Questo vi rende diversi dal resto delle organizzazioni”: lo ha detto Mons. Joseph Gontrand Decoste, SJ, il Vescovo di Jeremie, rivolgendosi ai Camilliani, parlando dei programmi portati avanti dopo l’uragano Matthew che il 4 ottobre 2017 ha colpito gravemente Haiti portando morte e devastazione . Da allora, i religiosi hanno avviato interventi di ogni genere a sostegno della popolazione e per la ricostruzione delle infrastrutture. Il Camilliano p.Aris Miranda, MI, Direttore esecutivo della Fondazione Camillian Disaster Service International , ha confermato a Fides che a giugno 2018 inizierà una seconda fase di assistenza a Ranja, Jeremie.
Come appreso da Fides, il missionario, insieme al direttore di CADIS USA, in visita a Ranja, accompagnati dal camilliano p. Robert Daudier, ingegnere impegnato nelle operazioni di soccorso, sono andati da Mons. Decoste, che ha poi invitato il gruppo ad unirsi a lui nella visita alla comunità di Ranja per mostrare i risultati ottenuti finora e l’apprezzamento della popolazione nei confronti del loro operato.
Sono stati accompagnati da Marie Andree Dupont, uno dei coordinatori locali dell'area di progetto, per visitare i siti in cui sono stati attuati i tre principali programmi che prevedono: lo sviluppo delle capacità degli agricoltori locali in modo sostenibile e l’agricoltura resiliente al clima; l’accesso all'acqua pulita per uso personale e domestico; la coperture di circa 80 case andate completamente e parzialmente danneggiate dall'uragano.
“La seconda fase - ha detto padre Aris a Fides - si concentrerà sul potenziamento delle capacità degli agricoltori, la riorganizzazione e il programma di cooperazione tra donne, il rafforzamento del mercato locale dei loro prodotti, la costruzione di un centro polifunzionale per l'addestramento, l'evacuazione e il culto, e la protezione dell'area del bacino idrografico dall'erosione del suolo e dall'aridità”.
Questi interventi saranno finanziati, tra gli altri enti, da Conferenza Episcopale Italiana, da CADIS USA dai Camilliani e realizzati in collaborazione con la delegazione Camilliana ad Haiti, con la diocesi di Jeremie, con la congregazione dei Fratelli dell'Incarnazione e con la comunità di Ranja.
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VATICANO - Il Messaggio per la Giornata Missionaria 2018: “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 09:49
Città del Vaticano - Nella solennità di Pentecoste, come tradizione, è stato pubblicato il Messaggio del Papa per la prossima Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà il 21 ottobre, sul tema “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”. Lo ha annunciato lo stesso Papa Francesco, al Regina Coeli di domenica 20 maggio, ricordando anche i 175 anni della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria.
“L’evento di Pentecoste – ha detto il Papa dopo la preghiera mariana - segna l’origine della missione universale della Chiesa. Per questo oggi viene pubblicato il Messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale. E mi piace anche ricordare che ieri si sono compiuti 175 anni dalla nascita dell’Opera dell’Infanzia Missionaria, che vede i bambini protagonisti della missione, con la preghiera e i piccoli gesti quotidiani d’amore e di servizio. Ringrazio e incoraggio tutti i bambini che partecipano a diffondere il Vangelo nel mondo. Grazie!”
Riportiamo di seguito il testo integrale del Messaggio.

“Cari giovani, insieme a voi desidero riflettere sulla missione che Gesù ci ha affidato. Rivolgendomi a voi intendo includere tutti i cristiani, che vivono nella Chiesa l’avventura della loro esistenza come figli di Dio. Ciò che mi spinge a parlare a tutti, dialogando con voi, è la certezza che la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. «La missione rinvigorisce la fede» , scriveva san Giovanni Paolo II, un Papa che tanto amava i giovani e a loro si è molto dedicato.
L’occasione del Sinodo che celebreremo a Roma nel prossimo mese di ottobre, mese missionario, ci offre l’opportunità di comprendere meglio, alla luce della fede, ciò che il Signore Gesù vuole dire a voi giovani e, attraverso di voi, alle comunità cristiane.
La vita è una missione
Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» .
Vi annunciamo Gesù Cristo
La Chiesa, annunciando ciò che ha gratuitamente ricevuto , può condividere con voi giovani la via e la verità che conducono al senso del vivere su questa terra. Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si offre alla nostra libertà e la provoca a cercare, scoprire e annunciare questo senso vero e pieno. Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più. Molti uomini e donne, molti giovani hanno generosamente donato sé stessi, a volte fino al martirio, per amore del Vangelo a servizio dei fratelli. Dalla croce di Gesù impariamo la logica divina dell’offerta di noi stessi come annuncio del Vangelo per la vita del mondo . Essere infiammati dall’amore di Cristo consuma chi arde e fa crescere, illumina e riscalda chi si ama . Alla scuola dei santi, che ci aprono agli orizzonti vasti di Dio, vi invito a domandarvi in ogni circostanza: «Che cosa farebbe Cristo al mio posto?».
Trasmettere la fede fino agli estremi confini della terra
Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. Voi state sbocciando alla vita. Crescere nella grazia della fede a noi trasmessa dai Sacramenti della Chiesa ci coinvolge in un flusso di generazioni di testimoni, dove la saggezza di chi ha esperienza diventa testimonianza e incoraggiamento per chi si apre al futuro. E la novità dei giovani diventa, a sua volta, sostegno e speranza per chi è vicino alla meta del suo cammino. Nella convivenza delle diverse età della vita, la missione della Chiesa costruisce ponti inter-generazionali, nei quali la fede in Dio e l’amore per il prossimo costituiscono fattori di unione profonda.
Questa trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene dunque per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore. All’amore non è possibile porre limiti: forte come la morte è l’amore . E tale espansione genera l’incontro, la testimonianza, l’annuncio; genera la condivisione nella carità con tutti coloro che, lontani dalla fede, si dimostrano ad essa indifferenti, a volte avversi e contrari. Ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli “estremi confini della terra”, verso cui, fin dalla Pasqua di Gesù, i suoi discepoli missionari sono inviati, nella certezza di avere il loro Signore sempre con sé . In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita. Ogni povertà materiale e spirituale, ogni discriminazione di fratelli e sorelle è sempre conseguenza del rifiuto di Dio e del suo amore.
Gli estremi confini della terra, cari giovani, sono per voi oggi molto relativi e sempre facilmente “navigabili”. Il mondo digitale, le reti sociali che ci pervadono e attraversano, stemperano confini, cancellano margini e distanze, riducono le differenze. Sembra tutto a portata di mano, tutto così vicino ed immediato. Eppure senza il dono coinvolgente delle nostre vite, potremo avere miriadi di contatti ma non saremo mai immersi in una vera comunione di vita. La missione fino agli estremi confini della terra esige il dono di sé stessi nella vocazione donataci da Colui che ci ha posti su questa terra . Oserei dire che, per un giovane che vuole seguire Cristo, l’essenziale è la ricerca e l’adesione alla propria vocazione.
Testimoniare l’amore
Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” , promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze ecclesiali fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Queste forme lodevoli di servizio missionario temporaneo sono un inizio fecondo e, nel discernimento vocazionale, possono aiutarvi a decidere per il dono totale di voi stessi come missionari.
Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità. Le preghiere e gli aiuti materiali, che generosamente sono donati e distribuiti attraverso le POM, aiutano la Santa Sede a far sì che quanti ricevono per il proprio bisogno possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me» .
Cari giovani, il prossimo Ottobre missionario, in cui si svolgerà il Sinodo a voi dedicato, sarà un’ulteriore occasione per renderci discepoli missionari sempre più appassionati per Gesù e la sua missione, fino agli estremi confini della terra. A Maria Regina degli Apostoli, ai santi Francesco Saverio e Teresa di Gesù Bambino, al beato Paolo Manna, chiedo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.
Dal Vaticano, 20 maggio 2018, Solennità di Pentecoste
FRANCESCO

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VATICANO - Concistoro per 14 nuovi Cardinali, 3 sono Arcivescovi in territori di missione

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 08:21
Città del Vaticano – Al termine della preghiera mariana del Regina Coeli nella solennità di Pentecoste, domenica 20 maggio, il Santo Padre Francesco ha annunciato un Concistoro per il 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per la nomina di 14 nuovi Cardinali. Tre di loro, gli Arcivescovi di Karachi in Pakistan, Toamasina in Madagascar e Osaka in Giappone, sono Ordinari di territori affidati alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“La loro provenienza – ha detto Papa Francesco - esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi Cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo”.
I nomi dei nuovi Cardinali: Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei; S.E. Mons. Luis Ladaria, Prefetto de la Congregazione per la Dottrina della Fede; S.E. Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Roma; S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta; S.E. Mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere Apostolico; S.E. Mons. Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi; S.E. Mons. António dos Santos Marto, Vescovo di Leiria-Fátima; S.E. Mons. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo; S.E. Mons. Desiré Tsarahazana, Arcivescovo di Toamasina; S.E. Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila; S.E. Mons. Thomas Aquinas Manyo, Arcivescovo di Osaka.
“Insieme ad essi – ha annunciato il Papa - unirò ai membri del Collegio Cardinalizio: un Arcivescovo, un Vescovo ed un religioso che si sono distinti per il loro servizio alla Chiesa: S.E. Mons. Sergio Obeso Rivera, Arcivescovo Emerito di Xalapa; S.E. Mons. Toribio Ticona Porco, Prelato Emerito di Corocoro; P. Aquilino Bocos Merino, Claretiano. Preghiamo per i nuovi Cardinali, affinché, confermando la loro adesione a Cristo, Sommo Sacerdote misericordioso e fedele, mi aiutino nel mio ministero di Vescovo di Roma per il bene di tutto il Santo Popolo fedele di Dio”.
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - La crisi delle scuole cattoliche, questione “esistenziale” per la società libanese

Fides IT - www.fides.org - Sab, 19/05/2018 - 12:20
Anche in Libano, come in altri Paesi del Medio Oriente, le scuole cattoliche rappresentano una forma di presenza cristiana che ha sempre goduto di consenso sociale anche presso la popolazione musulmana. Anche per queste ragioni, la situazione critica che le scuole cattoliche libanesi stanno affrontando negli ultimi tempi mette in allarme le Chiese, e nel contempo rappresenta una vera emergenza nazionale, in un Paese sempre chiamato a vigilare contro i pericoli del settarismo.
Le scuole cattoliche in Libano hanno sempre beneficiato di un’autonomia singolare, che sembra essere oggi al centro del momento critico da esse attraversato.
Per far fronte alle esigenze del corpo docente, che reclama l’applicazione della legge 46/2018 sulle nuove “griglie salariali” già applicata nel settore pubblico, le scuole cattoliche saranno costrette ad aumentare del 50% circa gli stipendi dei loro insegnanti. Un aumento che sarà a carico delle famiglie, diventando un ulteriormente peso sui bilanci familiari già in sofferenza a causa della crisi economica.

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ASIA/INDONESIA - Anniversario della "Pancasila": i cristiani promuovono armonia e fratellanza

Fides IT - www.fides.org - Sab, 19/05/2018 - 11:38
Giacarta - I cattolici indonesiani cercano costantemente di promuovere fraternità nella società multietnica e multreliigosa dell'Indonesia. Lo fanno tramite il dialogo e con azioni reali che creano autentica pace: lo dice all'Agenzia Fides p. Benny Susetyo sacerdote cattolico che è consulente nella Agenzia per l'Educazione alla Pancasila, unità creata dal Presidente Joko Widodo nel 2017 che include membri delle istituzioni e delle comunità religiose idonesiane, per promuovere l'implementazione della Pancasila, la "Carta dei cinque principi", alla base della nazione.
Di fronte ad azioni terroristiche che intendono minare la convivenza e instaurare tensione tra maggioranza musulmana e minoranze, iniettando il virus dell'intolleranza , p. Benny Susetyo afferma che "i cattolici sono chiamati a migliorare il dialogo di vita creando relazioni armoniose con i loro vicini e creando un clima di reciproco rispetto e benevolenza". Commentando i recenti attentati suicidi a Surabaya, anche contro le chiese, p. Susetyo dice: "La sofferenza e la violenza fanno male alla coscienza, ma le anime libere non hanno mai paura. Il corpo può essere distrutto, ma rimaniamo uniti e fedeli sotto la bandiera di Pancasila. Siamo uniti perché perché amiamo la nazione. Cerchiamo di contrastare il terrorismo con una sola parola: con il linguaggio dell'amore. Amore, dedizione e rispetto della dignità umana hannola meglio sulla cultura della morte".
Il Ministro Lukman Hakim Saifuddin, membro dell'Agenzia, ha auspicato che si possano riportare nella memoria collettiva della nazione, attraverso i leader religiosi, i valori della Pancasila e ha notato: "Tutti i principi che esistono nella nostra Pancasila sono fondamentalmente valori religiosi".
La Pancasila, la carta di cinque principi ispiratori dello stato indonesiano è nata il 1° giugno 1945 quando il primo presidente Sukarno l'ha presentata al Comitato per l'indipendenza in un discorso dal titolo "La nascita della Pancasila".
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AMERICA/COLOMBIA - Il Vangelo per difendere la vita, il territorio e la cultura delle popolazioni indigene

Fides IT - www.fides.org - Sab, 19/05/2018 - 11:01
Dabeiba - "Oggi noi continuiamo la nostra missione evangelizzatrice con atteggiamento itinerante, nel rispetto dell’identità delle nostre culture, illuminandole con la Parola di Dio. Oggi possiamo vedere che molti nativi hanno avuto una istruzione, sono riusciti a ottenere una professione ed occupare importanti ruoli pubblici come assessori, deputati, rappresentanti al Congresso della Repubblica. Ci sono tra di loro, educatori, operatori pastorali e un sacerdote nella regione, che lavora con le loro comunità con proposte concrete", così dichiara all'Agenzia Fides, Sr. Rubiela Marin Agudelo, della Congregazione Suore Missionarie di Maria Immacolata e S. Caterina da Siena, meglio conosciute come “Missionarie della Madre Laura”, per il nome della madre fondatrice, Laura Montoya. La madre Montoya ha combattuto fin dall'inizio, "perché i popoli indigeni fossero riconosciuti come persone e figli di Dio, in una società che li catalogava nel loro tempo - più di un secolo fa - come esseri irrazionali e incapaci di ogni iniziativa".

La Congregazione ha celebrato lo scorso 14 maggio, i 104 anni della sua fondazione e il lavoro missionario a favore dei popoli indigeni di Embera katío nella foresta Dabeiba in Colombia.

Parlando dell’opera missionaria e della difesa dei diritti di questo popolo, la religiosa denuncia che "gli indigeni di solito hanno affrontato coloni che senza scrupoli arrivano nei loro territori e con l'astuzia si fanno consegnare i terreni, generando conflitti con minacce, abusi e sfratti. A causa degli interessi economici di alcune multinazionali, nella regione sono stati avviati diversi mega-progetti, in particolare nei territori indigeni, per lo sfruttamento delle risorse naturali, principalmente nel settore minerario e del legname. Tutto quanto avviene grazie alla presenza di gruppi armati legali o illegali che usano violenza o uccidono leader indigeni e contadini"

"Data la congiuntura del processo di pace che sta vivendo il Paese, una delle principali sfide che ci poniamo come congregazione religiosa è quella di promuovere spazi di riconciliazione e di pace come contributo alla ricostruzione del tessuto sociale del paese, specialmente nelle aree dove avviene il reinserimento dei guerriglieri delle FARC", dichiara suor Rubiela, che ha lavorato per 16 anni con la popolazione di Embera Katío in Colombia.

"La Congregazione evangelizza e promuove i diritti degli indigeni di Embera Katío, in primo luogo accompagnandoli nelle organizzazioni locali e regionali, facendo crescere la consapevolezza attraverso laboratori di riflessione e formazione. A volte con delle marce per la difesa della vita, dei loro diritti e del territorio. Le suore hanno anche accompagnato il popolo nel processo decisionale per valutare dei progetti minerari, parlando insieme con i gruppi armati in modo che rispettino la loro organizzazione e autonomia, e parlando con gli organismi internazionali di protezione dei diritti umani", aggiunge a Fides Laurita, un’altra religiosa missionaria, riferendosi ai 104 anni di missione: "Sebbene le circostanze siano cambiate, i gruppi umani continuano ad esistere in scenari estremi di vita e di morte; è necessaria la nostra presenza capace di presentare il Vangelo impegnato nella difesa della vita, del territorio e della cultura dei popoli, per dare speranza ai poveri".

Gli indigeni Embera Katío rappresentano il 2,7% della popolazione indigena della Colombia. Si trovano per lo più nel dipartimento di Antioquia, seguito dai dipartimenti di Chocó e Córdoba. Tuttavia, sono anche stabiliti a Panama e in Ecuador.

Madre Laura Montoya, canonizzata il 12 maggio 2013, è stata la prima suora che ha iniziato la missione nelle comunità Emberá-Katío nel 1914, nel comune di Dabeiba Antioquia, in Colombia.

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ASIA/NEPAL - Cinque attacchi alle chiese cristiane

Fides IT - www.fides.org - Sab, 19/05/2018 - 10:33
Kathmandu - Cinque chiese, tra le quali una cattolica, sono state attaccate in Nepal nell’arco di una settimana. Come appreso dall'Agenzia Fides, la Chiesa cattolica di San Giuseppe a Kohalpur, nel distretto di Banke, è stata incendiata da persone non identificate il 18 maggio. La popolazione locale ha riferito che gli autori dell’attacco hanno intimato all agente di restare in casa; poi dieci uomini non identificati hanno fatto irruzione nella chiesa, versato benzina e dato alle fiamme l'edificio. La chiesa di San Giuseppe è una nuova parrocchia con circa 20 fedeli. Nessuno è stato ferito nell'attacco incendiario, ma l'interno della chiesa tutto risulta completamente distrutto.
La Federazione nazione dei cristiani in Nepal , organismo ecumenico, chiede un intervento urgente del governo del Nepal e indagini sugli autori dell'atto criminoso. Condannando "l'attacco diretto alle minoranze religiose in Nepal, che disturba l'armonia reciproca", la dichiarazione giunta a Fides sottolinea che il governo "deve difendere le libertà fondamentali sancite nella Costituzione e garantire che tutti i diritti siano tutelati", in modo che tutti i cittadini possano sentirsi sicuri di praticare la loro religione.
Kadhka Prakash, attivista cattolico per i diritti umani a Kathmandu, ha detto a Fides: "Questa dissacrazione un attacco diretto contro la Chiesa cattolica. Il santuario, l'altare e l'Eucaristia sono fondamentali per il nostro culto. Questo è un messaggio che il cristianesimo non è ben accolto in questo posto. I Cristiani in Nepal desiderano costruire la pace e lavorare per la giustizia".
Nei giorni scorsi, ra i 9 e il 13 maggio, altre chiese cristiane protestanti sono state incendiate, quasi tute in attacchi nottetempo: Chiesa di Mahima, a Dhangadhi , la Chiesa di Emmanuel a Doti la Chiesa dell'Emmanuel a Kanchanpur e la Hebron Church a Panchthar . Sebbene nessuno sia stato ucciso negli attacchi, i cristiani locali sono preoccupati per l' aumento delle ostilità verso i gruppi cristiani in Nepal.
Il Pastore Tanka Subedi, fondatore e presidente delll’organizzazione "Dharmik Chautari Nepal" e del “Forum ddel Nepal per la Libertà religiosa” ha detto a Fides: "Il governo nepalese è un governo democratico, e ha il compito di proteggere tutti i gruppi religiosi allo stesso modo".
Anche gli organismi National Christian Fellowship del Nepal e Nepal Christian Society hanno condannato gli attacchi e dichiarando che i cristiani nepalesi sono falsamente accusati di "proselitismo", rispetto alla popolazione a maggioranza indù
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ASIA/ISRAELE - Dopo le tensioni con la Turchia, la Knesset mette in agenda il riconoscimento del Genocidio armeno

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 12:08
Gerusalemme – Dopo il duro scontro diplomatico tra Israele e il governo turco, che in seguito all'ultimo massacro di palestinesi a Gaza aveva espulso l'ambasciatore dello Stato ebraico, sembra prendere quota la possibilità che il Parlamento israeliano riconosca il Genocidio armeno. La proposta di tale riconoscimento – riferiscono i media israeliani – è stata presentata agli uffici competenti della Knesset dal deputato di centrosinistra Itzik Shmuli, membro di “Unione Sionista”, è appoggiata da almeno 50 parlamentari appartenenti sia ai Partiti di governo – Likud compreso - che a quelli dell'opposizione. La proposta di legge presentata da Itzik Shmuli prevede anche di istituire in Israele una giornata di commemorazione annuale del Genocidio armeno. Lo stesso Shmuli, in dichiarazioni rilanciate dai media israeliani, ha fatto notare che non c'è motivo “di trattare con particolare delicatezza i turchi, vista l'istigazione contro lo Stato d'Israele scatenata dal Presidente turco Erdogan”.Lo stesso Presidente della Knesset, Yuli Edelstein, ha dichiarato che farà il possibile per facilitare l'approvazione della proposta di legge.
Come riferito dall'Agenzia Fides , tre mesi fa lo stesso Parlamento israeliano aveva di fatto respinto un progetto di legge presentato da Yair Lapid, rappresentante del partito centrista e laico Yesh Atid, che avrebbe ufficializzato il riconoscimento da parte di Israele del “Genocidio armeno”. In quel frangente, il vice-ministro degli esteri israeliano, Tzipi Hotovely, aveva dichiarato che Israele non avrebbe preso ufficialmente posizione sulla questione del Genocidio armeno, “tenendo conto della sua complessità e delle sue implicazioni diplomatiche".
Il 26 aprile 2015 il Presidente israeliano Reuven Rivlin aveva ospitato presso la residenza presidenziale di Gerusalemme un evento commemorativo per ricordare i cento anni dagli stermini pianificati degli armeni avvenuti un secolo prima in Anatolia. Durante quella cerimonia, il Presidente Rivlin aveva ricordato che il popolo armeno fu “la prima vittima dei moderni stermini di massa”, ma aveva evitato di usare la parola “Genocidio” per indicare i massacri in cui morirono più di un milione e 500 mila persone. .
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ASIA/INDONESIA - Preghiera e solidarietà per le vittime cristiane degli attentati di Surabaya

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 12:01
Surabaya - La comunità cristiana di Surabaya si stringe intorno alle famiglie delle vittime degli attentati di domenica 13 maggio. Come appreso dall'Agenzia Fides, si sono tenuti ieri, 17 maggio, i riti funebri di alcune delle vittime uccise negli attacchi suicidi condotti contro tre chiese cristiane.
Vincentius Evan, 12 anni, è morto istantaneamente quando una bomba è esplosa davanti alla chiesa cattolica dell'Immacolata, e suo fratello di otto anni, Nathaniel, è morto poco dopo in ospedale. La madre dei due, Angelina Wenny, gravemente ferita nell' attacco, ha avuto il permesso di lasciare l'ospedale per essere presente alla messa funebre dei suoi figli, prima di rientrare nella casa di cura.
Una delle vittime deve ancora essere formalmente riconosciuta: si tratta di Aloysius Bayu Wardhana, giovane cattolico impegnato nei servizi di sicurezza e padre di un bambino di tre mesi. Il giovane ha cercato di impedire agli attentatori suicidi di raggiungere la chiesa dell'Immacolata, affollata di fedeli, ed è esploso con i kamikaze. La sua famiglia è in attesa dei risultati del test del DNA prima che le sue spoglie siano rilasciate per la sepoltura. Sua moglie e sua madre sono in uno stato di profonda tristezza e a occuparsi delle procedure medico-burocratiche pensano altri familiari.
Tra le vittime dell'attacco alla Chiesa Pentecostale vi è un adolescente, Daniel, morto con l'agente di sicurezza Giricatur per la stessa dinamica: i due hanno cercato di bloccare il minivan guidato dall'attentatore e sono morti quando la bomba è esplosa. In totale, sono 36 le persone uccise in attentati compiuti a Surabaya e Sumatra, tra il 13 e il 16 maggio, inclusi 13 kamikaze e i loro figli.
Vescovi e leader cristiani di tutte le confessioni in questi giorni sono presenti a Surabaya per portare solidarietà, consolazione e incoraggiamento, pregando con le comunità cristiane locali.

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AFRICA/CONGO RD - “Attenti alle prossime scadenze del calendario elettorale in vista del voto di dicembre” raccomandano i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 11:31
Kinshasa - Sono almeno 15 le persone uccise durante le manifestazioni pubbliche tenutesi dal dicembre 2017 a marzo 2018 nella Repubblica Democratica del Congo, secondo i dati raccolti dalla Commissione Episcopale Giustizia e pace nelle 39 relazioni sull'osservazione elettorale e il monitoraggio degli eventi pubblici, che il CEJP ha presentato il 15 maggio 2018 presso il centro interdiocesano di Kinshasa.
Secondo i rapporti della CEJP delle 15 persone uccise, 14 sono state colpite da colpi di arma da fuoco e una è rimasta mortalmente intossicata dai gas lacrimogeni. Vi sono stati almeno 226 feriti, di cui circa 50 colpiti da proiettili; sono stati inoltre registrati almeno 396 casi di arresti di manifestanti e organizzatori da parte delle forze di polizia e dei militari.
Dalla fine di dicembre a marzo il Comité Laic de Coordination ha organizzato una serie di manifestazioni pacifiche in tutto la RDC per chiedere al Presidente Joseph Kabila una dichiarazione con la quale si impegna a non candidarsi alla propria successione, in conformità alla Costituzione, e al rispetto degli accordi di San Silvestro del 31 dicembre 2016. Le manifestazioni sono state però brutalmente fermate da polizia e militari che hanno usato gas lacrimogeni e, in diversi casi, hanno sparato proiettili mortali ad altezza d’uomo.
Oltre a presentare le relazioni sulle dimostrazioni, p. André Masinganda, 1° Vice Segretario Generale della CENCO , ha presentato alcune raccomandazioni al governo, alla Commissione Elettorale Indipendente , al Consiglio supremo della magistratura, ai tribunali, ai partiti politici, alle organizzazioni della società civile e ai partner internazionale della RDC, in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari del 23 dicembre.
“Ci rivolgiamo al popolo congolese perché presti particolare attenzione alla realizzazione di importanti pietre miliari del calendario elettorale, tra cui la convocazione dell'elettorato il 23 giugno 2018 e l'inizio dell'accoglienza e dell'elaborazione delle candidature il 24 giugno 2018; e perché si assicuri del rispetto della natura pacifica degli eventi pubblici a cui partecipa” ha detto p. Masinganda. Tra le altre raccomandazioni la CENCO ha chiesto alle autorità di ripristinare le condizioni di sicurezza nelle aree del Paese che ne sono prive, al fine di evitare un ulteriore rinvio delle elezioni, e di garantire la libertà di manifestazione prevista dalla Costituzione.
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AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: il governo rispetti i diritti umani e garantisca l’incolumità ai prigionieri politici

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 11:05
Caracas – “È responsabilità del governo la sicurezza e l'incolumità dei prigionieri che si trovano nelle carceri” ha detto in un appello, rivolgendosi al procuratore, al difensore civico e al ministro degli interni, il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas. Nella stessa circostanza ha espresso preoccupazione per gli atti di violenza contro i prigionieri politici, avvenuti il 16 maggio, presso il Servizio di intelligence nazionale bolivariano, Sebin, a El Helicoide, Caracas, durante i quali i detenuti hanno denunciato di essere stati torturati, aggrediti e di aver subito il lancio di bombe lacrimogene. "Sono molto preoccupato per le notizie provenienti da El Helicoide, per quanto riguarda la situazione dei prigionieri politici in quella sede di Sebin" ha detto il Cardinale in una registrazione vocale inviata ai media e giunta anche a Fides.
"Voglio fare un appello alle autorità: devono tenere conto che sono responsabili dell'incolumità delle persone sottoposte al regime carcerario - ha detto l'Arcivescovo di Caracas -. Si deve evitare lo spargimento di sangue, si devono calmare gli spiriti, in modo che non ci sia violenza, nessun morto o ferito".
Mentre attraverso i media, i responsabili del penitenziario hanno parlato di una protesta dei detenuti, i social media hanno fornito diversi video e foto della situazione degli interni del carcere. Vilca Fernández, un detenuto politico, malgrado non si abbiano ancora dettagli della sua accusa, ha diffuso un video dove chiede l'intervento della Chiesa cattolica, del Papa, dei Cardinali, perché si interessino della situazione di 300 prigionieri che partecipano a questa protesta pacifica a El Helicoide. "Qui ci sono persone che non sono nemmeno arrivate in tribunale, la nostra situazione è estremamente delicata, ci sono feriti, chiediamo solo l'intervento delle organizzazioni internazionali, la Chiesa cattolica, la Croce Rossa. Cardinale Pietro Parolín, cardinale Baltazar Porras vi preghiamo di ascoltarci" si sente nel video.
Mercoledì sera, 16 maggio, rappresentanti della Conferenza Episcopale Venezuelana si sono recati nella sede del Sebin per chiedere informazioni sui prigionieri, ma hanno riferito di non avere avuto risposta. La CEV ha pubblicato una dichiarazione in cui chiede allo Stato di rispettare i diritti umani dei prigionieri politici.

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AMERICA/BRASILE - Leader indigeno: urge una maggiore presenza della Chiesa nelle comunità più lontane

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 11:04
Río Negro - Comprendere la vita delle popolazioni indigene dovrebbe portarci a riflettere, a scoprire il valore del piccolo, di ciò che è fondamentale nella nostra vita quotidiana. Questo è quanto emerge da una conversazione tra l’Agenzia Fides e Braz Garrido Melgueiro, leader cattolico della comunità di Iabe, situata sulle rive del Rio Negro, nell'Amazzonia brasiliana. Il rappresentante della comunità indigena racconta: “Qui si vive tranquillamente, non manca nulla, abbiamo farina di pesce e farina di manioca. La vita in città è un'altra cosa. Qui abbiamo il nostro lavoro, non dobbiamo niente a nessuno, abbiamo spazio per cacciare, pescare, raccogliere frutti nella foresta”. Il leader della comunità, nel suo dialogo con Fides, afferma che “la globalizzazione sta sviluppando sempre più pericoli”. Per questo motivo, è preoccupato per "l'arrivo di stranieri che minacciano di sfruttare la regione. Abbiamo paura, perché dipendiamo dalla natura per sopravvivere". Riconosce anche alcuni problemi: “Sono sempre più i cristiani evangelici che ci cercano: servirebbe una maggiore presenza della Chiesa cattolica, più visite, approfondimento della conoscenza della Bibbia, catechesi, perché gli insegnanti non sembrano interessati ai nostri giovani”, sottolinea Braz Garrido Melgueiro.
In riferimento al Sinodo sull’Amazzonia, il cui processo sta muovendo i primi passi, sulla ricerca di nuove vie per l'opera di evangelizzazione nelle comunità indigene più distanti, il leader indigeno auspica che “i partecipanti al Sinodo siano attenti alla vita quotidiana, visitino le comunità per vedere direttamente la realtà: da lontano non si conoscono né si comprendono a fondo le nostre difficoltà. A volte le cose si possono scrivere, ma sarebbe meglio venire, visitare e vedere la nostra realtà” conclude.
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AFRICA/CAMERUN - Crisi umanitaria nella zona anglofona del paese: i Vescovi esortano al dialogo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 10:39
Yaoundé - I Vescovi del Camerun denunciano “violenze raccapriccianti” mentre 160 mila persone sono costrette a fuggire in Camerun e altre 26 mila in Nigeria. Caritas Camerun riferisce di “aree di conflitto perseguitate dalla paura e dalla morte”. I soldati “stanno bruciando villaggi, le persone vivono nelle foreste, rischiano di essere uccise se si avvicinano anche solo al ciglio della strada” si legge in una nota inviata a Fides dall’Episcopato locale.
I Vescovi cattolici del Camerun hanno manifestato la loro enorme preoccupazione condannando “la brutale repressione dell’esercito contro un movimento indipendentista nelle regioni anglofone del paese” che ha alimentato una escalation della crisi umanitaria.
È una situazione “segnata da cieche, inumane, mostruose violenze e da una radicalizzazione delle posizioni che ci allarma molto” affermano i Vescovi in una dichiarazione del 16 maggio, firmata dall’Arcivescovo Samuel Kleda, Presidente della Conferenza episcopale del Camerun.
“Fermiamo ogni forma di violenza e finiamo di ucciderci a vicenda” sostiene la lettera. “Salviamo il nostro paese da una guerra civile infondata e inutile”.
Nessun giornalista è autorizzato a entrare nelle aree di conflitto, ma Caritas Camerun stima che almeno 150 persone tra cui 64 civili siano stati uccisi finora nelle guerriglie tra esercito e separatisti. Le cifre reali sono probabilmente molto più elevate. Testimoni oculari fuggiti in Nigeria riferiscono di arresti e omicidi, torture di sospetti separatisti, violenze contro i bambini e stupri. “Non passa una settimana senza che le case vengano bruciate, le persone rapite o uccise” scrive Caritas Mamfé del Camerun sudoccidentale, epicentro della crisi.
“La paura ha preso il sopravvento su questo territorio”. La Caritas lancia una urgente raccolta fondi “per aiutare 5 mila rifugiati in Nigeria con aiuti di emergenza. In visita a Mamfé, un rappresentante Caritas ha riferito che 45 mila persone nella diocesi sono sfollate, lasciandosi dietro villaggi fantasma: “La situazione della sicurezza è incredibilmente precaria e molti sono fuggiti dalle loro case per nascondersi nella boscaglia” ha dichiarato.
La Caritas è attualmente l'unica agenzia di soccorso nelle zone anglofone gravemente colpite del Camerun sudoccidentale e nord-occidentale, che fornisce cibo, acqua, forniture mediche e riparo, ma è molto povera di risorse. “Solo la Caritas è stata, con difficoltà, in grado di accedere a queste aree perseguitate dalla paura e dalla morte", rileva l’operatore.
Dall'altra parte del confine, Caritas Nigeria ha registrato 25.624 rifugiati camerunensi ma, secondo le Nazioni Unite, il totale potrebbe essere di 40 mila. La maggior parte sono donne e bambini. Solo cinque rifugiati su 100 hanno un riparo adeguato, il resto dorme in edifici abbandonati o all'aperto.
I Vescovi della Nigeria, mentre sollecitano la tolleranza, avvertono che l'afflusso di rifugiati negli Stati di Taraba, Benue, Akwa-Ibom e Cross River sta aggravando la povertà delle comunità locali. “Mancano cibo, ripari, acqua potabile” afferma un capo villaggio nigeriano. “Le persone sono malate e muoiono senza alcuna cura”. L’Episcopato esorta entrambe le parti al dialogo: “Noi, i Vescovi del Camerun, crediamo che ora debba essere imposto un processo di mediazione per trovare una via d'uscita dalla crisi. Siamo tutti fratelli e sorelle”.
Il Camerun è diviso tra i suoi ex territori francesi e britannici. A ottobre, gli attivisti delle minoranze anglofone, che rappresentano il 20% della popolazione, hanno dichiarato la repubblica, sfidando il governo del presidente Paul Biya, dominato dalla Francia . Negli ultimi tempi, riferisce p. Emmanual Bekomson di Caritas Calabar, “la crisi è peggiorata, specialmente nelle zone di Mamfé, Limbe, Buea e Nsan Aragati”. “Si va di male in peggio, negli ultimi giorni aumentano morti e rapimenti”, riferisce p. Kisito Balla Onana, direttore della Caritas Camerun.
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VATICANO - La “rivoluzione” dell’Infanzia Missionaria: da 175 anni “i bambini aiutano i bambini”

Fides IT - www.fides.org - Ven, 18/05/2018 - 09:06
Città del Vaticano - “Con l’Opera della Santa Infanzia è nato un nuovo stile di missione che mette al centro la grazia del battesimo, dal quale scaturisce la missionarietà di ogni cristiano, e riconosce anche ai bambini il diritto di riceverla e il dovere di donarla. Per la prima volta nella Chiesa i bambini sono diventati soggetti attivi dell’evangelizzazione, protagonisti della pastorale, nella loro semplicità e umiltà. Sono 175 anni che quest’Opera, chiamata anche dell’Infanzia Missionaria, adempie alla missione di salvare i bambini con i bambini”. Con queste parole suor Roberta Tremarelli, AMSS, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, spiega all’Agenzia Fides la particolarità e la novità portata da questa Opera nel campo dell’animazione missionaria e della pastorale dei bambini, in occasione del 175° anniversario di fondazione.
Il 19 maggio 1843 nasce ufficialmente l’Opera della Santa Infanzia, e nel suo nome è espressa la volontà del fondatore, Mons. Charles de Forbin Janson, di affidarla alla protezione di Gesù Bambino. Nato a Parigi nel 1785, in una famiglia nobile e cattolica, Charles de Forbin Janson durante il Seminario frequenta la Cappella dell’Istituto delle Missioni Estere di Parigi, entrando così in contatto con i missionari. Ascolta i racconti del loro lavoro in Cina e delle migliaia di bambini che sacerdoti e suore accoglievano, curavano, educavano, battezzavano. Il suo spirito missionario si rafforza ulteriormente dopo l’ordinazione sacerdotale. A 38 anni è ordinato Vescovo di Nancy e inizia subito ad organizzare ritiri e missioni in tutte le parrocchie della sua diocesi. Distribuisce generosamente le sue ricchezze di famiglia e tiene per sé solo l’indispensabile. Durante una sua assenza dalla diocesi per impegni pastorali, gli anticlericali saccheggiano il seminario vescovile e gli impediscono di rientrare a Nancy. Inizia così il triste periodo dell’esilio durante il quale però continua a pensare ai missionari e ai bambini della Cina. Dopo tre anni di missione in America del Nord, rientra in Francia e, a Lione, incontra Pauline Jaricot, la fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede. Ciò che lei aveva organizzato per gli adulti in Francia, lui lo avrebbe organizzato per i bambini della Francia e dell’intera Europa. I bambini avrebbero aiutato i loro fratelli e sorelle, non solo quelli della Cina ma di tutte le missioni del mondo, con una breve preghiera giornaliera e un piccolo sacrificio mensile.
“L’Opera ha risvegliato i bambini europei ai bisogni degli altri bambini, con una nuova dimensione della coscienza missionaria: trasmettere uno sguardo e un cuore missionario sin dall’infanzia” sottolinea la Segretaria generale dell’Infanzia Missionaria, che prosegue: “Oggi l’Opera ha messo radici in più di 150 paesi. Attraverso il Segretariato Internazionale, che ha la sua sede a Roma presso il Palazzo di Propaganda Fide, e le offerte raccolte in ogni parte del mondo, sostiene migliaia di progetti di solidarietà che aiutano i bambini dei 5 continenti con l’intento di fornire loro gli strumenti necessari per poter vivere in modo dignitoso la propria vita, sia fisica che spirituale. Gli ambiti di impegno sono: animazione e formazione cristiana e missionaria, pastorale dell’infanzia, educazione prescolare e scolare, protezione della vita”.
In tutto il mondo l’Opera sta aiutando circa 20 milioni di bambini. Nel 2017 sono stati finanziati 2.834 progetti per un totale di 17.431.260 dollari, attraverso il Fondo Universale di Solidarietà costituito dalle offerte dei bambini di tutto il mondo. Ogni tipologia di progetto finanziato può e deve essere occasione e strumento di animazione missionaria.
“Anche attraverso quest’Opera la Chiesa mette la sua maternità al servizio dei bambini e delle loro famiglie - conclude suor Roberta Tremarelli - prendendosene cura come ci dice Papa Francesco: ‘…avvicinarci per toccare, per prenderli per mano e portarli al loro posto di dignità, facendoli camminare con le loro gambe. Aiutarli affinché siano restituiti alla vita quotidiana. Aver cura di loro così che possano inserirsi nella società’.”
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ASIA/IRAQ - Elezioni, le “Brigate Babilonia” si preparano a conquistare 2 dei 5 seggi riservati ai cristiani

Fides IT - www.fides.org - Gio, 17/05/2018 - 12:49
Baghdad – Le istituzioni irachene non hanno ancora diffuso i risultati definitivi delle elezioni politiche svoltesi sabato 12 marzo. Ma le cifre ufficiali fin qui pubblicate sembrano comunque prefigurare un esito più che eloquente riguardo alla distribuzione dei cinque seggi riservati dalla legge elettorale alle minoranze cristiane irachene: infatti due di quei cinque posti in Parlamento saranno probabilmente conquistati da rappresentanti delle “Brigate Babilonia”, formazione sorta come milizia armata, che rivendica di aver preso parte alle operazioni militari contro i jihadisti dello Stato Islamico e alla riconquista delle aree nord-irachene cadute nelle loro mani nel 2014. Gli altri tre seggi verrebbero spartiti tra il Partito assiro Rafidain, la Coalizione caldea e il Concilio popolare caldeo-siro-assiro.
I dati parziali diffusi assegnano alla lista delle Brigate Babilonia più di 30mila voti, mentre non ha finora raggiunto al soglia dei 20mila voti nessuna delle altre tre liste “cristiane” destinate a guadagnare un seggio nel prossimo Parlamento iracheno.
I risultati ottenuti dalle liste elettorali irachene guidate e animate da cristiani sorprendono soprattutto per il profilo singolare della lista che sembra aver ottenuto maggior consenso. Le “Brigate Babilonia”, guidate da Rayan al Kildani , hanno sempre rivendicato la propria etichetta di milizia composta da cristiani, anche se risulta documentato il loro collegamento con milizie sciite filo-iraniane come le Unità di Protezione popolare . Politici cristiani legati a altre formazioni gettano sospetti sul risultato elettorale, lasciando intendere che sui candidati delle “Brigate Babilonia” sarebbero stati dirottati anche voti di elettori sciiti, in modo da piazzare nei seggi riservati ai cristiani rappresentanti che di fatto rispondono a formazioni politiche sciite.
In passato, come riferito dall'Agenzia Fides , la Chiesa caldea aveva pubblicamente dichiarato di non avere “nessun legame, né diretto né indiretto, con le cosidette 'Brigate Babilonia', né con nessun'altra milizia armata che si presenta come cristiana”. Con un comunicato diffuso nel marzo 2016, lo stesso Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako aveva voluto marcare la propria distanza da gruppi armati che nello scenario iracheno di allora cercavano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali. .
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ASIA/MYANMAR - Oltre 7.000 cristiani kachin costretti a fuggire: allarme dei Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Gio, 17/05/2018 - 12:32
Yangon - Oltre 7.000 cittadini cristiani appartenenti alla minoranza etnica Kachin, nel nord del Myanmar, sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa dell'escalation di violenza tra l'esercito birmano e i ribelli indipendentisti kachin. Lo conferma all'Agenzia Fides il Vescovo Francis Daw Tang, alla guida della diocesi di Myitkyina, nello stato Kachin.
Il Vescovo spiega: “All'inizio di aprile l’esercito birmano ha iniziato ad attaccare la regione al confine con la Cina. Molti villaggi sono stati attaccati con grande sofferenza dei civili che hanno iniziato a fuggire. Molti sono intrappolati nella giungla da almeno tre settimane, senza cibo e senza libertà di muoversi, perché sospettati di essere collaborazionisti dei ribelli”. “I profughi – prosegue – sono venuti nella parrocchia di Tanghpre. Al momento ci sono 243 famiglie assiepate nel territorio parrocchiale, per un totale di 1.200 persone. Altri 600 sfollati sono giunti a Palana, in un complesso della Chiesa battista ed altri gruppi hanno trovato riparo in altre chiese", racconta, notando che la Caritas del Myanmar li sta assistendo. Ieri, altri 400 civili sfollati sono arrivati nella capitale di Kachin, Myitkyina, dove c'erano già oltre 4.000 altri profughi.
Su quanto sta avvenendo nel Nord del paese l'analista politico Stella Naw nota: “E 'una guerra dove i civili sono sistematicamente vittime dei militari birmani, mentre la comunità internazionale ignora questa emergenza”, e pone la crisi accanto a quella che tocca i musulmani Rohingya.
“È una guerra invisibile”, dice a Fides Than Htoi, un cristiano che è assistente sociale nello stato Kachin. In seguito a bombardamenti, il complesso scolastico cristiano Kachin Baptist Mission School è stato distrutto l’11 maggio, rileva Htoi notando “attacchi militari contro obiettivi civili”
Yanghee Lee, inviato Onu per i diritti umani, nel suo rapporto di marzo al Consiglio per i diritti umani, ha chiesto la fine immediata dei combattimenti, dicendo: "Quello che stiamo vedendo è inaccettabile: civili innocenti vengono uccisi e feriti e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita".
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