AFRICA/CONGO RD - “Si vuole smembrare il Nord Kivu, con il rischio di distruggere l’intero Paese” denunciano i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Gio, 24/05/2018 - 11:27
Kinshasa - “Nel Nord Kivu, una certa tendenza politica sta spingendo alla frammentazione e allo spaccatura della provincia, per i suoi interessi particolari, in spregio della volontà della popolazione desiderosa dell'unità del Nord Kivu in una Repubblica Democratica del Congo unita” afferma il messaggio pubblicato al termine della Sessione Ordinaria della Conferenza Episcopale Provinciale di Bukavu che si è tenuta a Goma dal 14 al 20 maggio.
Il Nord Kivu è una provincia nell’est della RDC che da decenni vive nell’insicurezza a causa delle presenza di decine di gruppi armati, alcuni dei quali di origine straniera, che ne sfruttano illegalmente le enormi risorse naturali e che tendono a volere separare questo territorio dal resto del Paese.
“C'è il rischio di far crollare l'intero Paese” avvertono i Vescovi nel messaggio, inviato all’Agenzia Fides, perché quello che avviene nel Nord Kivu può condurre a “istituzionalizzare lo spirito di tribalismo, divisione ed esclusione che si basa sulla stessa logica di quello della secessione”.
Secondo i Vescovi “esiste il pericolo di suscitare rivalità interetniche con ciò che ne consegue: violenza, pulizia etnica e crimini contro l'umanità”. “Questa dinamica potrebbe anche portarci alla soglia della violenza e delle atrocità che abbiamo sperimentato di recente qui e altrove: nel territorio di Beni, in lturi, nel Katanga settentrionale, nel Kasai, come ancora oggi, nel Sud Sudan”.
“L'insicurezza permanente, causata da gruppi armati, bande criminali, favorita da un governo instabile, sta causando la desolazione in tutto il Paese, nonostante la spettacolare militarizzazione, come si può vedere nelle aree di Beni e Butembo. Il rapimento e la mutilazione di bambini nel territorio di Uvira e Fizi, l'assassinio a Kichanga di don Etienne Nsengiyumva, l'8 aprile 2018, ha provocato in noi una grande emozione. Continuiamo a soffrire per l'assenza tra noi di p. Charles Kipasa e è. Jean Pierre Akilimali rapiti a Bunyuka il 16 luglio 2017” affermano i Vescovi.
Di fronte a situazione e in vista delle elezioni del 23 dicembre, i Vescovi concludono raccomandano la popolazione “di ritornare ai principi dell'insegnamento sociale della Chiesa, tra cui: la dignità della persona umana, il bene comune, la giustizia sociale, la pace e il lavoro”. “Dobbiamo liberarci dalla paura della morte perché Cristo ha vinto la morte. Coltiviamo i valori cristiani di libertà e sacrificio e restiamo vigili nella preghiera”.


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AMERICA/BRASILE - La Commissione anti-tratta riunita: come aiutare i migranti venezuelani in Brasile?

Fides IT - www.fides.org - Gio, 24/05/2018 - 11:26
Brasilia – E’ in corso a Brasilia, il 23 e 24 maggio, l'incontro della Commissione episcopale di pastorale speciale per il contrasto alla tratta di esseri umani , per riflettere sulla missione che la Commissione ha svolto a Roraima dal 1° al 4 marzo . In quella circostanza i membri della Commissione hanno voluto conoscere in prima persona la situazione dei migranti venezuelani a Boa Vista, la capitale dello stato che confina con il Venezuela, da dove centinaia di persone entrano ogni giorno per fuggire dalla situazione che sta attraversando il loro paese.
A tale proposito, Mons. Enemesio Lazzaris, Vescovo di Balsas e presidente della Commissione, riconosce a Fides che questa missione "ha portato forza, maggiore solidità alla nostra Commissione. Da questa missione, da questa visita che abbiamo fatto, molte cose sono scaturite e si sono incamminate". Il Presule brasiliano continua: "stiamo lavorando affinché ciò che è stato pianificato, progettato, a poco a poco diventi realtà", un processo per il quale l'attuale incontro nella capitale brasiliana è molto importante.
Nelle sue dichiarazioni all'Agenzia Fides, il Vescovo di Balsas insiste sull'importanza del lavoro svolto: "i passi già compiuti avevano lo scopo di dare maggiore visibilità sia alla nostra Commissione che alla missione che portiamo avanti", un aspetto che secondo mons. Lazzaris “è apparso in modo molto concreto durante la 56ª Assemblea della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile - CNBB, che si è svolta ad Aparecida dall'11 al 20 aprile". Il Vescovo sottolinea infatti il ruolo che Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima, ha avuto nell'Assemblea dell'Episcopato brasiliano, come confermato dal presidente della Commissione a Fides: il Vescovo di Roraima ha avuto "la possibilità di parlare alla plenaria per mezz'ora sulla realtà che sta accadendo a Roraima, partendo dal confine con il Venezuela", un aspetto che è stato anche affrontato da Mons. da Silva in una conferenza stampa e in alcune interviste.
Per Mons. Enemesio, è una grande gioia, come sottolinea all'Agenzia Fides, “che la CNBB accolga questa preoccupazione e assegni anche il 40% della raccolta della Campagna di Fraternità per questa realtà, per superare le prime necessità, le emergenze dei nostri fratelli e sorelle venezuelani”, in linea con l'atteggiamento del Vaticano, che recentemente ha stanziato risorse per aiutare i venezuelani presenti in diversi paesi dell'America Latina.
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ASIA/GIORDANIA - Il“Ristorante della Misericordia”offre il pasto serale quotidiano (iftar) ai musulmani durante il Ramadan

Fides IT - www.fides.org - Gio, 24/05/2018 - 11:22
Amman Anche quest'anno il Ristorante della Misericordia, mensa per i poveri gestita a Amman dalla Caritas, con i patrocinio del Vicariato patriarcale latino in Giordania – rimarrà aperto la sera per servire ai suoi avventori musulmani l'Iftar, il pasto che rompe il digiuno durante il mese sacro musulmano del Ramadan. I pasti Iftar saranno serviti dai volontari di Caritas Giordania e da gruppi di giovani delle parrocchie, che con questa iniziativa – sottolinea il sito abouna.org, diretto dal sacerdote giordano Rifat Bader – confermano la vocazione del Ristorante della Misericordia come segno “di unità e coesione della Giordania”.
Caritas Jordan, come già riferito dal Fides ha avviato anche la campagna di distribuzione di alimenti a famiglie povere musulmane, che durante il Ramadan fornirà pacchi di generi alimentari di prima necessità a circa 3mila nuclei familiari.
Il “Ristorante della Misericordia” ha aperto i battenti mercoledì 23 dicembre 2015, pochi giorni dopo l'inizio dell'Anno Santo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Da allora, il ristorante offre ogni giorno centinaia di pasti caldi gratuiti a chi ne ha bisogno. La mensa è situata nella vecchia sede dismessa della tipografia cattolica, nella zona di Jabal Luweibdeh, vicino alla parrocchia cattolica latina dedicata all'Annunziata. “Ci tenevamo” riferì a quel tempo all'Agenzia Fides Wael Suleiman, presidente di Caritas Jordan “a essere vicini a una parrocchia, per mostrare che anche questa iniziativa fa parte del cammino che tutta la Chiesa è chiamata a intraprendere. E anche per testimoniare che la Chiesa, quando è docile strumento della misericordia di Dio, abbraccia tutti, a partire dai poveri, senza fare distinzioni”. La stragrande maggioranza di coloro che approfittano dell'aiuto fornito dal “Ristorante della Misericordia” sono musulmani. Agenzia Fides 24/5/2018).
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ASIA/CINA - I cattolici si preparano alla giornata di preghiera per la Chiesa in Cina

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 13:37
Pechino – I fedeli cattolici cinesi hanno celebrato la solennità di Pentecoste preparandosi a quello che per loro è l'appuntamento più atteso del mese mariano: la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, che ogni anno si tiene il 24 maggio, in coincidenza con la festa di Maria Ausiliatrice . La Giornata di Preghiera fu istituita da Papa Benedetto XVI con la Lettera ai cattolici cinesi, pubblicata nel 2007.
Secondo le informazioni raccolte dalla Agenzia Fides dai siti web di diverse diocesi, nel corso delle liturgie della festa di Pentecoste in diverse comunità locali è stato amministrato il sacramento della Confermazione a decine di adulti.
Quest'anno la tradizionale devozione mariana delle comunità cattoliche cinesi si è espressa anche in forme inedite. Il 12 maggio, la compagnia teatrale biblica "Guang Hua", dell’arcidiocesi di Ji Nan, ha aperto il suo tour nella diocesi mettendo in scena uno spettacolo dedicato alla vita della Beata Vergine Maria, in occasione del 160esimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. Anche i pellegrini del Santuario mariano di Hu Xian, nella Provincia di Shaan Xi, e tante altre comunità si sono unite al cammino del popolo cristiano verso il 24 maggio, culmine del mese mariano per cattolici cinesi.

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VATICANO - Papa Francesco: preghiamo la Madonna di Sheshan per la riconciliazione tra i cattolici cinesi

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 12:46
Città del Vaticano - La festa della Vergine Maria “Aiuto dei cristiani”, particolarmente venerata nel santuario mariano di Sheshan, presso Shanghai, “ci invita a essere uniti spiritualmente a tutti i fedeli cattolici che vivono in Cina”. Lo ha ricordato Papa Francesco al termine dell'Udienza generale di oggi, mercoledì 23 maggio, vigilia del giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, invitando tutti a pregare la Madonna per i cattolici cinesi, “perché possano vivere la fede con generosità e serenità, e perché sappiano compiere gesti concreti di fraternità, concordia e riconciliazione, in piena comunione con il Successore di Pietro”.
Nella giornata del 24 maggio, a partire dall'anno 2008, si celebra in tutto il mondo anche la Giornata di preghiera per la Chiesa che è in Cina, istituita da Papa Benedetto XVI. Riferendosi a tale ricorrenza, Papa Francesco si è rivolto direttamente anche ai “carissimi discepoli del Signore in Cina”, ricordando loro che “la Chiesa universale prega con voi e per voi, affinché anche tra le difficoltà possiate continuare ad affidarvi alla volontà di Dio. La Madonna” ha rassicurato il Successore di Pietro “non vi farà mai mancare il suo aiuto e vi custodirà col suo amore di madre”.
Nella Lettera ai cattolici cinesi, firmata il 27 maggio 2007, nella solennità di Pentecoste, Benedetto XVI aveva suggerito che il giorno 24 maggio, dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani - venerata “con tanta devozione nel santuario mariano di Sheshan a Shanghai” - potesse divenire “occasione per i cattolici di tutto il mondo di unirsi in preghiera con la Chiesa che è in Cina”. A tale scopo, il Pontefice allora regnante aveva stabilito in quella data la “Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina”, da celebrarsi in tutte le comunità cattoliche del mondo. “Vi esorto a celebrarla” aveva scritto Benedetto XVI “rinnovando la vostra comunione di fede in Gesù Nostro Signore e di fedeltà al Papa, pregando affinché l'unità tra di voi sia sempre più profonda e visibile. Vi ricordo inoltre” aveva aggiunto il Pontefice “il comandamento d'amore che Gesù ci ha dato, di amare i nostri nemici e di pregare per coloro che ci perseguitano, nonché l'invito dell'Apostolo san Paolo: « Vi raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » ”. In quella Lettera il Pontefice, sempre rivolto ai cattolici cinesi, aveva anche aggiunto che nella giornata di preghiera che la Chiesa che è in Cina “i cattolici nel mondo intero — in particolare quelli che sono di origine cinese — mostreranno la loro fraterna solidarietà e sollecitudine per voi, chiedendo al Signore della storia il dono della perseveranza nella testimonianza, certi che le vostre sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù e la vostra intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento”. .
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AMERICA/NICARAGUA - Minacce di morte a mons. Silvio Báez, impegnato nel Dialogo nazionale

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 12:10
Managua - “Ci troviamo nell'urgente necessità di informare il nostro popolo circa la campagna per screditare Vescovi e sacerdoti e le minacce di morte di cui siamo oggetto, e in particolare il nostro buon fratello mons. Silvio Báez Ortega, Vescovo ausiliare di Managua”: lo rende noto la Conferenza episcopale del Nicaragua in un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides. Le minacce e le diffamazioni denunciate giungono attraverso “attacchi del Governo orchestrati per mezzo di giornalisti e media statali e mediante utenti falsi od occulti nelle reti sociali come facebook e twitter”, segnala il testo.
Tali attacchi avvengono mentre si svolgono i colloqui del “Dialogo nazionale” - ai quali partecipa mons. Báez - convocati dalla Chiesa nel tentativo di mediare tra il Governo e le parti sociali, dopo circa un mese di proteste che hanno provocato la morte di almeno 76 persone e il ferimento di 868. “Ricordiamo agli aggressori che siamo un corpo unico”, avverte la CEN, “se si attacca un Vescovo o un sacerdote si attacca la Chiesa: non rinunceremo ad accompagnare in quest'ora decisiva il popolo nicaraguense che sotto il bianco e il blu della nostra bandiera è uscito nelle piazze per reclamare i suoi legittimi diritti”.
In questo frangente, uno dei più critici della storia del paese, i Vescovi stigmatizzano la “cruda repressione del Governo, che cerca di evadere la sua responsabilità come principale attore delle aggressioni”. Nell'esercizio del “ministero profetico che denuncia ed annuncia” e “come mediatori e testimoni del dialogo nazionale”, scrivono i Vescovi, “siamo chiamati a proporre e promuovere tutte le vie possibili” per la democratizzazione della nazione, e pertanto “è nostro sacro dovere pronunciare la Parola Vera che ci farà liberi”. Da parte sua, Mons. Báez Ortega ha affermato via twitter: “Coloro che mi insultano e mi calunniano e vogliono persino la mia morte, sappiano che non ho paura e che non mi piegheranno né mi costringeranno al silenzio. La mia fedeltà a Gesù Cristo e il mio amore al popolo del Nicaragua sono più solidi che mai”.
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AFRICA/NIGERIA - “Lo Stato garantisca la sicurezza dei cittadini” chiedono i Vescovi nel giorno dei funerali delle vittime del massacro di aprile

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 11:46
Abuja - Lo Stato deve proteggere tutti i cittadini, qualunque sia la loro affiliazione etnica o religiosa, altrimenti la Nigeria rischia di cadere nel caos e nel terrore generalizzato. È il grido di allarme lanciato dai Vescovi nigeriani, ieri, 22 maggio, giorno nel quale si sono celebrate le esequie delle 17 vittime del massacro commesso il 23 aprile nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue . Tra le vittime vi sono due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha.
In concomitanza con i funerali, la Conferenza Episcopale Nigeriana ha promosso una giornata di mobilitazione per protestare per i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani .
“Come esseri umani siamo immersi nel dolore e molti di noi non si riprenderanno dallo shock per un tempo molto lungo. Ci sono state inspiegabili e imperdonabili ondate di omicidi a Benue prima del 23 aprile, quando questi martiri sono stati uccisi e altri sono stati uccisi in seguito” ha detto il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, nella sua omelia durante i funerali delle vittime del massacro di Mbalom, presso il Se Sugh U Maria Pilgrimage Centre, ad Ayati, nello Stato di Benue.
"Non si può permettere di continuare questo stato di cose. Ogni vita umana è preziosa per Dio che ci ha fatto a sua immagine. Una vita uccisa è una di troppo. Non è il momento di contare il numero dei morti, ma uccidere persone nelle chiese o nelle moschee è un affronto a Dio” ha aggiunto il Cardinale che riaffermato che le autorità devono intervenire per garantire la sicurezza di tutti.
Un concetto ribadito da Sua Ecc. Mons. Alfred Adewale Martins, Arcivescovo di Lagos, durante una messa di suffragio per le vittime di Mbalom. “Il Presidente Muhammadu Buhari dovrebbe agire velocemente e cercare di ripristinare la fiducia della gente; è l'autorità e il padre della nazione. Esortiamo il Presidente a intervenire su questo problema per salvare il Paese dalla guerra tribale o religiosa, lo diciamo con il dovuto senso di patriottismo per la nostra nazione, la Nigeria, perché crediamo nella forza e unità della Nigeria ", ha detto Mons. Martin.
Dopo il massacro di Mbalom i Vescovi avevano pubblicato un duro comunicato nel quale chiedevano al Presidente Buhari di farsi da parte se non era in grado di garantire la sicurezza di tutti i nigeriani.
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AFRICA - Con la Pentecoste, la Chiesa in Africa va oltre le divisioni tribali

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 11:06
Kara – “Si sono appena concluse le celebrazioni della festa di Pentecoste e il sogno di comunione, fraternità, amore è sempre più sentito nel continente. Le divisioni tribali, di clan ed etniche, anche all'interno della Chiesa, che costantemente alimentano il nostro quotidiano, ci ricordano che lo spirito separatista di Babele rimane sempre forte”: lo dice all’Agenzia Fides il teologo ivoriano p. Donald Zagore.
“Diventare cristiano – spiega – significa alimentare la communio e quindi entrare nel modo di essere dello Spirito Santo che è la forza della comunione, il mediatore unico e ultimo che rende possibile la comunicazione prima tra Dio e gli uomini e poi tra gli uomini stessi. Non si può pensare di vivere una vita cristiana separati dagli altri. La festa di Pentecoste ci ricorda costantemente l'essenza della nostra missione di Chiesa in Africa, che è quella di lavorare per la riconciliazione, l'unificazione delle nostre comunità religiose e dei nostri paesi”.
Papa Francesco, nella sua omelia di domenica 21 maggio, ha invocato lo Spirito Santo dicendo: “Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient’altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza”.
Questo invito risuona tra i battezzati in Africa: “Non c'è uno scandalo più grande del vedere le Chiese divise, in particolare per questioni tribali, etniche e di clan”, continua padre Zagore. “Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre comunità rimangono una seria distorsione all’azione dello Spirito Santo e alla natura stessa della Chiesa, poiché la Chiesa stessa è opera dello Spirito Santo. Tribalizzazione e clanizzazione delle nostre chiese sono essenzialmente un peccato contro lo Spirito Santo. Dove regna lo Spirito di Cristo, non c'è divisione, c'è piuttosto unità e riconciliazione”, nota.
Il teologo conclude: “Lo Spirito Santo si offre alla comunità di coloro che si sostengono a vicenda attraverso Cristo. La Pentecoste è, prima di tutto, la festa dell'unità e della comunione della Chiesa e di tutta l'umanità. Attraverso la Pentecoste, tutta la Chiesa, tutta l'umanità parla la stessa lingua: quella dell'amore. Solo un amore più forte di tutti gli interessi personali è in grado di costruire e rendere fertile una comunità di uomini uniti e riconciliati. Questo amore più forte di qualsiasi cosa non è altro che quello di Cristo. Va detto con forza, l’unità della Chiesa è impregnata dall’unico amore di Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti”.
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AMERICA/COSTA RICA - Il Vescovo di Limón chiede al nuovo Presidente un commissario per gli indigeni del paese

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 10:52
Limón – “I nostri nativi hanno bisogno di un commissario per difendere i loro diritti umani! Così mi permetto formalmente di suggerire al Presidente Carlos Alvarado un commissario per i popoli indigeni del nostro paese, per poter intervenire dinanzi alle molteplici e permanenti violazioni dei diritti umani fondamentali subite da questi fratelli, in modo sistematico e per tanti anni": queste le parole di Mons. Javier Román, Vescovo della diocesi di Limón in Costa Rica, in una lettera al nuovo Presidente del paese, inviata anche a Fides.
“Questo governo ha iniziato la sua attività – continua il Vescovo - ribadendo la volontà di far rispettare i diritti umani di tutti i costaricani, per questo ha nominato un commissario che opera al fine di garantire e sostenere i diritti delle persone che lo richiedono".
"I nostri indigeni stanno morendo di fame per la mancanza di cure mediche, hanno bisogno di strade, ponti, scuole, progetti produttivi, sicurezza e opportunità di lavoro. Un commissario potrebbe intervenire presso le istituzioni, denunciando la mancanza di assistenza e di presenza, per promuovere la cultura e contribuire a risolvere i conflitti interni dei popoli indigeni”. Il Vescovo, che possiede una ricca esperienza pastorale, conclude rivolgendosi al Presidente con queste parole: “Dalla sua esperienza come ministro, sappiamo della sua sensibilità sociale e della voglia di fare le cose bene. Cominciamo facendo giustizia per questi fratelli, che hanno veramente bisogno del sostegno di tutti, oggi".
A 15 giorni dal suo insediamento come Presidente, il giornalista e politologo Carlos Andrés Alvarado Quesada ha costituito un governo di unità nazionale che dovrà affrontare una situazione economica fragile, a causa di un deficit fiscale pressante. La situazione delle popolazioni indigene in Costa Rica è quella descritta da Mons. Román, triste e grave, perché sono lasciati senza protezione da parte delle autorità. I problemi e le conseguenze delle tragedie ambientali hanno spento le poche speranze di molte persone in luoghi dove l'assistenza del governo non arriva o è completamente assente.

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ASIA/FILIPPINE - Marawi un anno dopo l’assedio: la missione della Chiesa tra dialogo e ricostruzione

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 10:27
Marawi – Il 23 maggio di un anno fa iniziò l’invasione di gruppi terroristi legati allo Stato Islamico che si asserragliarono nella città di Marawi, sull’isola di Mindanao. Oltre 360mila furono i profughi, costretti a fuggire dalla città, mentre e si avviò l’assedio dell’esercito filippino che durò cinque mesi di intensi combattimenti.
Oggi cristiani e musulmani sono impegnati nel promuovere pace e concordia a Marawi. “La Prelatura di Marawi lavora instancabilmente per promuovere la pace, il rispetto, l'uguaglianza e l'amore tra cristiani e musulmani nella nostra comunità", dice a Fides Maria Teresa Soriano, docente universitaria cattolica di Marawi. Preti, suore e laici stanno lavorando per motivare e ispirare giovani e anziani a impegnarsi per ricostruire le loro vite e le loro case nel periodo immediatamente successivo alla distruzione, rileva Soriano. Il Vescovo Edwin de la Peña, che guida laa Prelatura di Marawi ha lanciato un appello a tutte le persone “affinché lavorino insieme per la ricostruzione di Marawi”. Nel frattempo, il governo ha avviato la ricostruzione della città e la riabilitazione degli sfollati con un piano dettagliato, tremite l'assistenza di agenzie umanitarie internazionali e i governi di tutto il mondo. Secondo le previsioni, potrebbero essere necessari circa quattro anni per ricostruire la città.
Tuttavia, non è cessato l’allarmne per la presenza di gruppi radicali che si stanno raggruppando nelle regioni di Lanao del Sur e Lanao del Norte, nelle aree rurali fuori dalla città di Marawi e in altre province di Mindanao.
La situazione della sicurezza a Mindanao continua a rimanere precaria ed è tuttora in vigore la legge marziale. Il Segretariato nazionale per l'azione sociale - che è Caritas delle Filippine – ha lanciato e diffuso in tutte le diocesi una raccolta di fondi per il programma di riabilitazione in corso nella città di Marawi.
In particolare la Caritas della diocesi di Manila ha assistito le famiglie sfollate a Marawi, fornendo assistenza alimentare e igiene, mezzi di sussistenza, accompagnamento psico-sociale ai bambini e accogliendo circa 500 famiglie sfollate, cristiane e musulmane. “Urge testimoniare la misericordia e l'amore di Cristo verso coloro che ne hanno bisogno a Marawi”, ha spegato p. Anton CT Pascual, Direttore esecutivo di Caritas Manila.
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AMERICA/MESSICO - Il neo cardinale Sergio Obeso Rivera: “A Veracruz vivere la perseveranza evangelica”

Fides IT - www.fides.org - Mer, 23/05/2018 - 09:25
Veracruz – “Gesù ci ha detto di non odiare chi la pensa diversamente da noi o ci fa del male. Dobbiamo perseverare, fedeli alla nostra fede ed attendere il momento in cui 'la verità ci farà liberi', come dice il Vangelo. Non è il miglior momento per Veracruz ma noi cristiani dobbiamo cercare di superarci e cercare di costruire uno stato che sa sorridere, anche con le risorse che ci vengono dalle antiche civilizzazioni”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides il cardinale Sergio Obeso Rivera, parlando, subito dopo la sua nomina, della drammatica situazione di violenza che soffre lo stato di Veracruz, dove sorge l'arcidiocesi e di cui è nativo, e sugli attacchi ai cattolici che difendono i diritti umani in quel contesto.
Tra i 14 nuovi cardinali che Papa Francesco creerà il 29 giugno, c'è anche Sergio Obeso Rivera, che per 28 anni ha condotto l'arcidiocesi della quale è ora emerito, quella di Xalapa. Sulla chiamata alla dignità cardinalizia, afferma: “Papa Francesco vuole dirmi: continua a servire la Chiesa con le tue doti, poche o tante che siano. L’esempio che il papa ci dona va oltre il suo magistero intellettuale”. Per mons. Sergio il cardinalato è uno sprone a “mantenere le braccia aperte verso tutti, senza distinzioni”.
Il Porporato dice: “Non me lo aspettavo. Ho già 86 anni e sono limitato fisicamente”, aveva aggiunto il neo porporato. L'annuncio dato da mons. Reyes durante la messa di Pentecoste in Cattedrale ha provocato un'ovazione tra i fedeli presenti. Mons. Obeso Rivera è infatti molto amato. Tra i suoi meriti più riconosciuti c'è il suo lavoro come Presidente della conferenza episcopale messicana, per ben tre volte. In quel periodo, come ha spiegato all'Agenzia Fides don Rafael González, già rettore del seminario minore, vicario giudiziario e postulatore arcidiocesano, mons. Sergio “grazie alle sue relazioni diplomatiche con i presidenti della Repubblica Miguel de la Madrid e Carlos Salinas de Gortari, riuscì a ristabilire i rapporti tra Stato e Chiesa, interrotti dall'epoca del presidente Benito Juárez ”. “E’ uomo molto intelligente, saggio, con i lineamenti del Pastore”, afferma don Rafael, che sottolinea il suo lavoro in un'arcidiocesi molto estesa, divisa in tre proprio durante il suo episcopato. Merito di mons. Obeso Rivera anche l'elevazone agli altari di san Rafael Guízar, patrono dei Vescovi messicani.
Il Cardinale José Francisco Robles Ortega, di Guadalajara, presidente della conferenza episcopale messicana, ha definito mons. Obeso “ uomo semplice, austero, estremamente disponibile al servizio e attento alle realtà sociali del Messico”.
Mons. Sergio Obeso Rivera è nato a Xalapa il 31 ottobre 1931 ed è stato ordinato sacerdote a Roma, dove ha studiato presso il Pontificio Colegio Pío Latino Americano, nel 1954. E' stato nominato vescovo di Papantla dal Beato Papa Paolo VI nel 1971, a soli 39 anni. Per 33 anni ha servito la sua arcidiocesi natale di Xalapa, fino al 2007 per raggiunti limiti di età.
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AFRICA/TANZANIA - Nomina del Vescovo di Mbulu

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 12:22
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Mbulu il rev. Anthony Lagwen, del clero della medesima diocesi, finora Economo della suddetta Circoscrizione Ecclesiastica.
Il nuovo Vescovo è nato il 5 luglio 1967 a Tlawi, diocesi di Mbulu. Dopo gli studi primari nel paese natale e quelli secondari nel Seminario Minore Sanu, a Mbulu, ha studiato Filosofia nel Seminario St. Anthony a Ntungamo, Bukoba, e Teologia nel Seminario Maggiore Interdiocesano St. Paul a Kipalapala, Tabora. È stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1999 per la Diocesi di Mbulu.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: dal 1999 al 2000: Vicario parrocchiale di Bashay; dal 2000 al 2004: studi di Business Administration nell’Università Cattolica Sant’Agostino a Mwanza; dal 2004 al 2009: Economo della Diocesi di Mbulu; dal 2009 al 2011: studi presso l’East and Southern Africa Management Institute ad Arusha; dal 2012: Economo della Diocesi di Mbulu.
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AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi: “Stiamo facendo tutto il possibile per amore di Gesù Cristo e per amore della nostra patria"

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 11:50
Managua – "La pace che stiamo cercando non è la pace dei cimiteri, né quella degli schiavi sottomessi, è la pace che nasce delle persone riconciliate. Noi abbiamo accettato di essere mediatori del Dialogo Nazionale per non invitare delegazioni straniere o internazionali. Noi, come Vescovi, abbiamo visto la possibilità di poter incontrare i diversi gruppi, di per poter presentare la nostra preoccupazione e la nostra mancanza di fiducia sugli accordi fatti precedentemente senza trasparenza e in segreto": queste le parole di Mons. José Silvio Baez, Ausiliare di Managua, delegato dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua ad informare la stampa sul processo di dialogo in corso al Seminario di Managua.
Nella conferenza stampa di ieri il Vescovo ha voluto sottolineare, attraverso un video inviato all’Agenzia Fides, che "è finito il gioco sporco in Nicaragua, Basta imbrogli, basta gioco sporco di nascosto! Noi, come Vescovi, non lo accettiamo in questo dialogo, non si vedrà!" Alla fine ha detto: "Bisogna fidarsi dei Vescovi, non vogliamo deludere nessuno! Stiamo facendo tutto il possibile per amore di Gesù Cristo e per amore della nostra patria, il Nicaragua!"
Continua così il Dialogo Nazionale che ha fatto sedere allo stesso tavolo il presidente Ortega, imprenditori, studenti e rappresentanti della società, per risolvere la situazione di crisi sociale e politica che vive il paese, e che ha causato, in un primo bilancio, più di 70 morti . Nel terzo giorno di lavoro, lunedì 21 maggio, gli studenti hanno presentato al presidente Ortega la loro richiesta che lasci l’incarico. Il rappresentante degli studenti, Lesther Aleman, ha detto che la crisi continuerà in Nicaragua finchè il presidente Daniel Ortega continuerà a rimanere al potere: "Possiamo essere pochi ma ci sono migliaia che ci sostengono fuori, anzi milioni" ha detto.
Il cancelliere Denis Moncada, a nome del governo, ha denunciato che, insieme alla protesta degli studenti universitari, nelle manifestazioni c'è anche dell’attività criminale, e ha aggiunto che le barricate fatte dagli studenti violano i diritti alla mobilitazione e causano perdite all'economia.
Nel suo intervento Medardo Mairena, rappresentante dei contadini, ha sostenuto che non si può chiedere ai dimostranti di togliere la barricate, perché non ci sono garanzie sulla propria sicurezza una volta liberate le strade e gli ingressi ai centri abitati. Alla fine della giornata i partecipanti al Dialogo hanno accettato di attuare le raccomandazioni della Commissione Internazionale per i diritti umani, che, tra le altre cose, stabilisce: mettere fine alla repressione, garantire il diritto alla protesta, "creare un meccanismo investigativo internazionale sugli atti di violenza verificatisi, con garanzie di autonomia e indipendenza per garantire il diritto alla verità e identificare adeguatamente i responsabili".

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AFRICA/CONGO RD - Ebola; i Vescovi: “Non cedere alla rassegnazione, ma lavorare insieme per contenere l’epidemia”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 11:44
Kinshasa - “La conferma di un primo caso di Ebola, a Mbandaka, un’area urbana, ci preoccupa profondamente dato il rischio molto elevato di propagazione e di contaminazione della malattia” scrive Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo , in un messaggio sull’epidemia di Ebola che da due settimane colpisce la provincia dell’Equatore, nelle aree di Bikoro, Wangata et Iboko. Finora i casi segnalati sono 45 dei quali 25 mortali.
Nell’esprimere a nome della CENCO la vicinanza alle popolazioni colpite e le condoglianze ai familiari delle vittime della febbre emorragica, Mons. Utembi sottolinea i rischi della diffusione dell’infezione nella città di Mbandaka, capoluogo della Provincia dell’Equatore. “Vista la natura della malattia e la mancanza di informazioni, è da temere il rischio della sua propagazione in una città di 1,2 milioni di abitanti e in quelle vicine” scrive Mons. Utembi. “Diversi fattori preoccupanti rischiano d’amplificare l’epidemia mortale il cui tasso di letalità va dal 20 al 90%. La minaccia dell’epidemia di Ebola è quindi da prendere seriamente a livello provinciale, nazionale e regionale”.
Mons. Utembi rivolge un appello a nome della CENCO alle autorità congolesi, alle ONG locali e internazionali, all’Organizzazione Mondiale della Sanità , al fine di prendere con urgenza “le misure necessarie per dare una risposta efficace all’emergenza e contenere la propagazione della malattia e garantire la sicurezza e la salute della popolazione”.
La CENCO loda il pronto intervento dell’OMS che ha inviato una nutrita delegazione guidata dal Direttore Generale, e una squadra di esperti. “La loro presenza testimonia la solidarietà nazionale offerta alla RDC per far fronte a questa malattia” sottolinea il messaggio.
Nel rivolgersi alle popolazioni delle zone colpite dall’epidemia, Mons. Utembi le invita a non cadere nella disperazione e nella rassegnazione, nonostante le gravi difficoltà, confidando nell’aiuto di Dio, a facilitare il lavoro delle squadre sanitarie e “a non cedere alla paura e alla stigmatizzazione che rischiano di ostacolare la risposta all’epidemia”.
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EUROPA/ITALIA - Dalla beatificazione di suor Leonella venga un impulso per la missione e per le vocazioni

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 11:17
Roma – “Dalla beatificazione di suor Leonella ci attendiamo una grande forza per la missione e per le vocazioni, perché guardando a lei le giovani di tutto il mondo possano interrogarsi sulla possibilità di dare la loro vita per il Signore Gesù”. Suor Renata Conti, Missionaria della Consolata, postulatrice della causa di beatificazione della sua consorella, suor Leonella Sgorbati, parla all’Agenzia Fides alla vigilia della beatificazione, che sarà celebrata sabato prossimo, 26 maggio, nella Cattedrale di Piacenza, suo luogo di nascita.
Suor Leonella Sgorbati, missionaria italiana, venne uccisa il 17 settembre 2006 a Mogadiscio , colpita a morte da alcuni sicari mentre si recava all’ospedale in cui prestava servizio. Con lei rimase ucciso anche Mohamed Mahamud, la guardia che aveva tentato di salvarla .
“Come istituto e come comunità – prosegue suor Renata - viviamo questo momento con tanta gioia e anche tanto impegno, perché la figura e il martirio di suor Leonella sono un forte richiamo al nostro carisma: noi siamo chiamate a vivere per la missione fino a dare la vita, questo è scritto nelle nostre costituzioni e questo ci raccomandava il nostro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano. Il martirio quindi è un richiamo a tutto l’istituto. La nostra superiora generale, madre Simona Brambilla, nella sua lettera sottolinea che dobbiamo guardare a suor Leonella come ad un modello carismatico, un modello che ci stimola a essere quelle che dobbiamo essere”.
Nelle comunità delle Missionarie della Consolata sparse in quattro continenti, questo tempo di preparazione è stato vissuto con iniziative locali diverse, che culmineranno il giorno della beaticazione, quando in comunione con la celebrazione di Piacenza, verrà celebrata una eucaristia solenne in tutte le parti del mondo dove sono presenti le Missionarie della Consolata.
Suor Leonella ha donato la sua vita di missionaria all’Africa, dove venne inviata nel 1970 e rimase fino alla sua morte, il 17 settembre 2006, qui il suo ricordo è ancora particolarmente vivo. I Vescovi della Conferenza Episcopale Latina delle Regioni Arabe , al termine della loro visita Ad Limina, nel marzo scorso, hanno scritto nel comunicato conclusivo: “Fra le buone notizie, abbiamo saputo che fra i tanti martiri che sono morti per la fede nelle nostre diocesi rispettive, Sr. Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, martirizzata a Mogadiscio nell’anno 2006, sarà beatificata il 26 maggio 2018 a Piacenza. Pensando alla vita di questa sorella e a migliaia di martiri per la fede, ci ricordiamo che il loro sangue è fonte d’incoraggiamento e di speranza nel nostro impegno a favore dei poveri. Salutiamo con rispetto e affetto le congregazioni religiose, i sacerdoti e i fedeli che lavorano in situazioni drammatiche...”.
Al rito di beatificazione, che sarà presieduto dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, sarà presente una nutrita delegazione del Kenya, spiega suor Renata: il Cardinale Arcivescovo di Nairobi, John Njue, l’Arcivescovo di Nyeri e il Vescovo di Meru, oltre ad un gruppo di rappresentanti della comunità ecclesiale locale, sacerdoti diocesani, religiose, le sue ex alunne… “Saranno presenti anche altri Vescovi – prosegue suor Renata -, Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Djibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, che la conobbe bene, naturalmente il Vescovo di Piacenza, sua città natale, e l’Arcivescovo di Milano, dal momento che suor Leonella visse anche a Sesto San Giovanni. E’ già stata programmata per il 18 giugno, nel Santuario della Consolata in Kenya, una Messa solenne di ringraziamento per la beatificazione, a cui si prevede parteciperà moltissima gente, perchè suor Leonella era molto conosciuta e amata”.
Tra i momenti più significativi della celebrazione di beatificazione, suor Renata ricorda che “le nostre novizie africane, insieme ai seminaristi dei Missionari della Consolata africani, eseguiranno una danza offertoriale tipica della liturgia africana, portando la palma, segno del martirio”. Inoltre insieme alla sua reliquia, che verrà portata dalla superiora generale dopo il decreto di beatificazione, la superiora della comunità che era presente in quel periodo, porterà i due diari scritti da suor Leonella. “L’ultima frase è del 12 settembre 2006, ed è incompleta: ‘spero che il Signore mi aiuterà a…’. Vorremmo pubblicarli perché testimoniano un forte cammino di donazione in piena unione con Gesù Eucaristia” conclude suor Renata.
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AFRICA/CONGO RD - Prevenire l’epidemia di ebola: mobilitazione di Caritas e Ong

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 11:11
Bikoro – “La situazione è allarmante perché si tratta di una epidemia urbana di ebola, a differenza di quelle precedenti” dice la dott.ssa Rose Mkunu a capo di una delegazione di Caritas Congo in visita a Mbandaka, insieme con l’ufficio diocesano di chirurgia medica di Mbandaka-Bikoro. “La Caritas sta facendo tutto il possibile per sensibilizzare e informare i leader di comunità e religiosi sulla malattia, nonché i mezzi per la protezione e la sorveglianza, ma siamo limitati dai nostri mezzi”, rileva..
L’8 maggio le autorità congolesi hanno dichiarato una epidemia di Ebola nel Nord-Ovest del Paese che finora ha causato 25 decessi su un totale di 45 casi di infezioni, di cui 14 confermati. I dati, diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, non sono rassicuranti, poiché si teme un’escalation epidemica. Le morti si sono verificate a Bikoro, 150 km da Mbandaka. Il ministero della salute del Paese ha annunciato un numero crescente di casi sospetti e di morti accertate.
Caritas Mbandaka-Bikoro ha riferito di dozzine di persone con sintomi di febbre, dolori addominali, diarrea ed emorragia dall’inizio di aprile, ma le dimensioni e la portata dell’epidemia non sono state ancora pienamente comprese. Con il governo congolese, l’Oms e altre agenzie, vi è una mobilitazione congiunta per rispondere all’emergenza e impedire la diffusione in altri Paesi. Quest’ultima epidemia di Ebola è la nona che si è verificata in Congo ma è la prima volta che il virus è stato identificato in questa zona urbana.
La nuova epidemia comporta un rischio molto elevato di contaminazione perché il suo epicentro, Bikoro, si trova sulle rive del Lago Tumba che ha accesso diretto al fiume Congo che si collega direttamente a Kinshasa, dove vivono 12 milioni di persone, così come Brazzaville e Bangui. Mbandaka ha una popolazione di oltre un milione di persone ed è vicino all'epicentro. Si teme che la malattia possa essere trasmessa dai viaggiatori da una località remota a un centro urbano.
Tra i casi segnalati ci sono tre operatori sanitari ammalati, un,o dei quali è già morto, e c’è il timore che i medici potrebbero essere stati in stretto contatto con i pazienti e potrebbero trasmettere la malattia. Caritas Congo ha già pianificato di fornire cibo e assistenza sanitaria a 1500 famiglie. “Intendiamo concentrare i nostri sforzi su prevenzione, acqua, igiene, mobilitazione e informazione. Per questo, contiamo sul coinvolgimento di sacerdoti, religiosi e religiose, insegnanti e personale infermieristico che lavorano nelle aree colpite”, ha riferito in una nota l’organizzazione cattolica.
Il virus Ebola è stato scoperto per la prima volta in Congo nel 1976. Secondo le cifre della Commissione europea da allora sono stati segnalati 1.056 casi e 756 persone sono morte.

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OCEANIA/AUSTRALIA - Attenzione ai giovani e all'istruzione in Myanmar: l'impegno di Catholic Mission

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 10:39
Sydeny - "Dopo il grande successo del Festival della Gioventù cattolica australiana a Sydney, alla fine dello scorso anno, la nostra sfida come Chiesa in Australia è quella di accompagnare i giovani e aiutarli a diventare discepoli missionari di Cristo": lo dice in una nota inviata all'Agenzia Fides don Brian Lucas, Direttore nazionale di "Catholic Mission" Australia, direzione australiana delle Pontificie Opere Missionarie, commentando il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale e notando l'importanza dei giovani per l'evangelizzazione.
Papa Francesco ha sottolineato l'importanza dei giovani nella vita e nella missione della Chiesa nel suo messaggio per la 92a Giornata Missionaria Mondiale, prevista il 21 ottobre 2018. La Giornata Missionaria Mondiale si tiene ogni anno in tutto il mondo per testimoniare l'impegno missionario delle comunità cattoliche e sensibilizzare tutto il popolo di Dio sull'urgenza dell'annucio del Vangelo.
In particolare "Catholic Mission" Australia ha focalizzato la sua attenzione sul Myanmar: da diversi anni, la collaborazione di Catholic Mission Australia con la comunità cattolica di questa nazione è stata specificatamente rivolta alla crescita e alla promozione dell'educazione dei giovani.
"L'istruzione è uno dei modi principali con cui Myanmar, dopo decenni di conflitti interni e lotte politiche, si sta muovendo verso una nuova era della democrazia", afferma "Catholic Mission", rilanciando un programma di cooperazione.
Circa dieci anni fa, il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon, ha fondato un Centro di formazione per insegnanti chiamato "Pyinya Sanyae Institute of Education" per aiutare a sostenere l'istruzione in tutto il paese, attraverso la formazione degli insegnanti e l'implementazione di un'educazione alternativa, incentrata sul bambino. Catholic Mission ha scelto di coadiuvare la Chiesa del Myanmar in questo sforzo di dare priorità all'educazione, avviando un programma di aiuti economici e di sostegno spirituale- Si punta ad aver insegnanti ben formati, oltre a sostenere la costruzione e la ristrutturazione delle scuole, perchè i bambini nelle zone più remote del Myanmar abbiano un migliore accesso a un'istruzione di qualità.
"Con l'importo di 50 dollari australiani di può finanziare la formazione di un insegnante al PSIE per tre giorni. Con 100 dollari si contribuirà al costo delle risorse educative per le scuole remote supportate dalla Chiesa in Myanmar", si afferma. Catholic Mission si impegna a sostenere, in particolare, la scuola cattolica di San Giovanni nella remota città settentrionale di Hakha.

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ASIA/GIORDANIA - Caritas Jordan distribuisce aiuti umanitari ai musulmani nel mese di Ramadan

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 10:33
Amman Anche quest'anno la Caritas del Regno hascemita di Giordania ha dato avvio alla campagna speciale realizzata in concomitanza con il mese sacro musulmano del Ramadan, che contempla la distribuzione di pacchi viveri tra famiglie musulmane indigenti in diversi governatorati del Regno. Lunedì 21 maggio, i volontari di Caritas Jordan hanno cominciato la distribuzione di pacchi viveri nel governatorato settentrionale di Mafraq, non lontano dal confine con la Siria. La distribuzione è avvenuta in collaborazione con la Promise Welfare Society. I primi a beneficiare dell'iniziativa Caritas sono stati gli appartenenti a 100 famiglie di cittadini giordani e di profughi siriani musulmani. Nelle prossime settimane, proseguirà iin altre aree del Regno la distribuzione di aiuti riservati a famiglie musulmane di difficoltà economica da Caritas Jordan, che lo scorso anno ha celebrato i suoi primi 50 anni di attività nel Regno hascemita. .
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ASIA/NEPAL - Ricostruzione dopo il terremoto: i programmi della Caritas Nepal

Fides IT - www.fides.org - Mar, 22/05/2018 - 10:00
Kathmandu - La Caritas Nepal, organismo della Chiesa cattolica, ha intensificato i suoi sforzi per ricostruire le case e le strutture nelle comunità colpite dal terremoto del 2015. Come appreso da Fides, la Caritas ha investito, nel complesso, oltre 36 milioni di euro per aiutare le comunità locali a riprendere la vita e le attività ecnomiche e sociali, per sanare le ferite inflitte dal disastro. "Con un team di sacerdoti, suore e laici, la Caritas Nepal si è focalizzata per aiutare le popolazioni a riguadgnare i mezzi di sostentamento", racconta a Fides suor Marissa della Congregazione di Gesù.
Una delle principali aree di azione tocca l'agricoltura sostenibile per consentire alle piccole famiglie di agricoltori di riavare la sicurezza alimentare e mezzi di sussistenza sostenibili, dato che circa i due terzi della popolazione nepalese dipende per il sostentamento dall'agricoltura.
Inoltre, la Caritas Nepal ha istituito un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell'Aids, attraverso incontri di formazione e sensibilizzazione, programmi radiofonici e diffusione di opuscoli informativi. Vi sono anche progetti più piccoli, che puntano allo sviluppo delle competenze, con programmi di risparmio e di microcredito, e programmi di istruzione per i bambini sfollati durante la guerra civile, durata un decennio .
Il Nepal è uno dei paesi più poveri dell'Asia meridionale. Quasi un quarto dei suoi 31 milioni di persone vive con 2 dollari al giorno. Negli ultimi 20 anni le turbolenze politiche hanno ostacolato lo sviluppo nel paese himalayano, colpito poi da forti terremoti ad aprile 2015 che hanno fatto 9.000 vittime, oltre 22.000 feriti e migliaia di sfollati senzatetto, con danni che la la Banca Mondiale ha stimato per 7 miliardi di dollari USA. I terremoti hanno distrutto oltre 750.000 case in tutto il paese, principalmente nelle aree rurali. Ma ora, anche grazie alla rete Caritas, molte persone stanno finalmente ricostruendo le loro case e le loro vite.
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ASIA/PAKISTAN - Il neo Card. Joseph Coutts, promotore dell’armonia interreligiosa: “Pronto a servire umilmente la Chiesa”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 21/05/2018 - 13:04
Karachi - I cattolici in Pakistan gioiscono per la decisione del Papa di creare Cardinale l'Arcivescovo Joseph Coutts, alla guida dell’arcidiocesi di Karachi. Il Prelato 72enne è il secondo Cardinale del Pakistan, 24 anni dopo la morte del Cardinale Cordeiro. Papa Francesco gli consegnerà la berretta cardinalizia il 29 giugno 2018, nella festa dei SS. Pietro e Paolo, in Vaticano. La notizia, giunta in Pakistan nel pomeriggio di ieri, domenica di Pentecoste, si è diffusa molto rapidamente e ha colto di sorpresa lo stesso Arcivescovo Coutts, che ha visto giungere nel suo ufficio la gente per congratularsi con lui.
Il Card. Coutts ha detto a caldo all’Agenzia Fides: "Sono scioccato, ma pronto a servire umilmente la Chiesa e a continuare a promuovere l'armonia nella città di Karachi e in tutto il paese". "Nell'Arcidiocesi di Karachi - racconta - i fedeli sono in aumento e molti cattolici si stanno stabilendo nelle periferie. Stiamo lavorando con i sacerdoti per costruire nuove chiese e scuole, nelle periferie della città". L'Arcivescovo, che ha scelto come motto episcopale "Armonia", opera per promuovere il dialogo e la pace da quarant'anni. Di recente ha avviato una Commissione diocesana per l'armonia interreligiosa, per promuovere unità tra le persone di varie fedi, etnie e nazioni nella città metropolitana di Karachi.
Il Vescovo Samson Shukardin OFM, Vescovo della diocesi di Hyderabad, ha accolto con favore la notizia e parlando a Fides ha detto: "E 'stata una decisione a lungo attesa. È un momento di gioia per tutta la Chiesa cattolica in Pakistan". Il Vescovo Samson nota che “l'Arcivescovo Joseph Coutts è il Vescovo più esperto del Paese e conosce tutti i dettagli del lavoro della missione della Chiesa in Pakistan".
P. Qaisar Feroz OFMCap, Segretario esecutivo della Commissione nazionale delle Comunicazioni, nella Conferenza Episcopale cattolica, riferisce a Fides: "L'Arcivescovo Joseph Coutts è ben noto nel paese per i suoi sforzi instancabili nel promuovere l'armonia interreligiosa. Siamo felici di avere un Cardinale dopo tanto tempo. Sarà utile per la crescita e lo sviluppo della Chiesa".
L’Arcivescovo Coutts di Karachi è il secondo Cardinale del Pakistan: il precedente, scelto da papa Paolo VI, era stato Joseph Cordeiro, primo Cardinale pakistano creato nel 1973 e morto nel 1994. Joseph Coutts è nato il 21 luglio 1945 a Amritsar, nell'India britannica e, dopo aver completato i suoi studi-religiosi al Seminario Cristo Re di Karachi, è stato ordinato sacerdote il 9 gennaio 1971 nell'arcidiocesi di Lahore. Dopo la sua ordinazione fu mandato a Roma per completare gli studi in Filosofia. Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato il 5 maggio 1988 Vescovo della diocesi di Hyderabad, per poi trasferirlo alla diocesi di Faisalabad il 27 giugno 1998. Il 25 gennaio 2012 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo di Karachi.
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